Una piacevole passeggiata dal centro del paese di circa venti minuti, vi condurrà attraverso un paesaggio interessante, fatto di vigneti e piramidi di terra fino alla zolla morenica di Castel Tirolo. Qui vi attende una affascinate scoperta. Oltre all’edificio stesso del maniero, e agli oggetti importanti esposti nel circuito permanente del Museo Storico della Provincia di Bolzano, il Castello avito dei Conti del Tirolo conserva due portali marmorei istoriati che devono essere visti e apprezzati. Si tratta del portale che dà accesso alla grande sala dei cavalieri e alla cappella.
I due portali sono composti da numerose metope marmoree, scolpite ad altorilievo, che rappresentano un unicum nel territorio tirolese e un esempio eclatante di scultura romanica. Opera dei maestri comacini, sono la testimonianza di una collaborazione fra il committente, Mainardo II, e gli artisti al di là e al di sopra dei confini territoriali, culturali e linguistici. È molto probabile che Mainardo II Conte di Tirolo, abbia potuto apprezzare i bassorilievi presenti nella Basilica di San Michele a Pavia durante l’incoronazione dell’imperatore che lì aveva avuto luogo. E, a sua volta, abbia deciso di impreziosire il proprio castello con opere simili, incaricandone gli stessi scultori. I Maestri comacini (Magistri cumacini ) erano raggruppati in corporazione, fra loro c’erano professionisti specializzati come costruttori, muratori, stuccatori e artisti. Queste imprese erano itineranti e attive tra il VII e l’VIII secolo, nella zona tra il Comasco, il Canton Ticino e in generale la Lombardia.
Il loro programma iconologico è incentrato su peccati e salvezza divina, in un’appassionante e continua lotta tra il Bene e il Male, dove il Bene è destinato a trionfare. Le immagini hanno quasi sempre una doppia valenza del linguaggio simbolico medievale: alcune figure, animali o vegetali, possono essere simboli di un messaggio e contemporaneamente del suo contrario. Per fare un breve esempio analizziamo il portale della cappella che è di qualità molto elevata e ogni bassorilievo è una grandiosa opera d’arte. Partendo dal basso del lato sinistro, si incontra la figura del centauro, simbolo del male, colto nell’atto di scoccare la sua freccia in direzione della raffigurazione del Cristo. Il riquadro appena sopra rappresenta Adamo ed Eva accanto all’albero mentre un serpente sta tentando Eva. Più sopra un agnello viene liberato dalle fauci del leone. Nella cornice esterna alla lunetta un diavolo munito di forcone ricaccia un dannato in un pentolone posto sul fuoco acceso. Più sopra due scimmie, simbolo del male, osservano ciò che sta avvenendo. Mentre nella chiave di volta la mano di Dio benedicente dà accesso la splendida rappresentazione della lunetta: la Deposizione del corpo del Cristo morto. Cristo è ancora sulla croce e Giuseppe d’Arimatea cerca di togliere i chiodi dalle mani mentre Simone da Cirene è pronto a raccogliere tempestivamente il corpo. Sul lato inferiore della lunetta sono rappresentati due arcangeli recanti il libro della legge. Una eterna lotta dunque fra simboli infernali e simboli sacri. Nella lunetta del portale della sala dei cavalieri invece è raffigurato Daniele nella fossa dei Leoni, ossia la storia biblica del profeta Daniele, che fu gettato fatto gettare nella fossa dei leoni dal re Dario, ma fu salvato miracolosamente grazie alla sua fede. La storia è diventata un tema artistico molto diffuso e un modo di dire per indicare una situazione di grave pericolo o difficoltà.
Autrice: Rosanna Pruccoli