Un castello immerso nel silenzio, al sommo di una piccola collina, al centro della val Pusteria ma tuttavia in posizione defilata rispetto alle attuali vie di comunicazione. Così potremmo definire Castel Lamberto / Lamprechtsburg, sito non distante da Brunico ed isolato fra i boschi e il verde dei prati che ancora piuttosto abbondanti circondano il capoluogo pusterese. Gli ampi spazi delle corti e del cortile sono circondati su tutti i lati da un basso muro, mentre la collina scende a precipizio verso la Rienza.
Il castello deriva il proprio nome da san Lamberto, cui è dedicata la piccola cappella sul lato orientale. Lamberto fu vescovo di Maastricht nel 672 e il suo culto è diffuso nella Germania occidentale, nel Belgio e nei Paesi Bassi. L’origine del castello è argomento di dibattito e le ricostruzioni fra gli studiosi sono ancora piuttosto divergenti. È probabile una sua fondazione da parte dei signori di Riscone (Rischon), ministeriali dei vescovi di Bressanone che assunsero in seguito il nome del castello da loro abitato divenendo “signori di Lamprechtsburg”. Il castello compare per la prima volta in un documento nel 1228-30 ma già nel 1380 i signori di Lamprechtsburg risultano estinti. Subì distruzioni in seguito ad eventi bellici e passò diverse volte di proprietà. All’interno della cappella una lastra tombale ricorda Johann Nepomuk Winkler von Colz zu Rubatsch, già ufficiale in un reggimento di corazzieri austriaci che, sconvolto dalla brutalità della guerra dei sette anni cui aveva partecipato, decise di dare una svolta clamorosa alla propria vita: si ritirò in un convento certosino ed assunse il nome di Pater Ambros. In seguito divenne l’ultimo prelato della Certosa degli Angeli in val Senales, chiusa nel 1782 dall’imperatore Giuseppe II. Costretto a far ritorno in val Pusteria e a ritirarsi nel castello paterno, morì pochi mesi dopo in seguito ad una caduta da cavallo: una passione che non aveva evidentemente perduto neppure in convento e che non aveva mancato di stimolare nei contadini della val Senales la nascita di alcune curiose leggende.
L’aspetto attuale della cappella risale al Seicento, ma la costruzione sorge su strutture preesistenti. All’interno i tre altari barocchi danno una fisionomia di elegante sacralità all’aula, come si addice ad una cappella gentilizia. Nell’angusto corridoio d’entrata trova però posto una “santa” Kummernus. La presenza di questa santa ci catapulta invece in un ambiente popolare, ricco di leggende e credenze ma anche di una toccante umanità. Sono i bisbiglii delle donne raccolte in preghiera nottetempo come presso un santuario, invocando la santa a risuonare nella chiesa. Durante i periodi in cui si svolgevano i grandi mercati del bestiame di Stegona, alla periferia di Brunico, infatti la cappella di Castel Lamberto era frequentata soprattutto di notte da numerose donne che venivano a pregare santa Kummernus della grazia di rimanere incinte.
Kummernus o Kummernis, entrò nella tradizione popolare a partire dal XV secolo, ma si tratta di un personaggio plasmato su un errore di interpretazione. Fra i pellegrini nordici il Cristo raffigurato in stile bizantino, abbigliato e ancora vivo e con gli occhi aperti, fu erroneamente interpretato come donna e ne nacque la leggenda e la figura della “santa” Kummernus, che la Chiesa ufficiale non canonizzò e non riconobbe mai. Si tratta di una figura di donna barbuta e crocifissa. Di lei si tramanda che fosse figlia di un re e che dovesse andare in sposa ad un dignitario di corte pagano. La sua fede in Dio e il suo amore per il Cristo non le permettevano di andare incontro ad una simile fine quindi scongiurò il padre di ritirare il suo impegno. Il padre non stette neanche a sentirla e proseguì coi preparativi delle nozze. La notte prima della cerimonia nuziale Kummernus pregò intensamente affinché le fosse risparmiato il matrimonio con un pagano. Quando l’indomani il padre andò a prenderla per condurla allo sposo la vide in volto e trasecolò: a Kummernus era spuntata la barba. Il padre adirato la fece portar via e diede ordine che fosse crocifissa come lo fu il Cristo che tanto adorava.
COME ARRIVARVI
Il castello è congiunto con Brunico da un comodo, piacevole ed antico sentiero che si diparte dalla periferia orientale della città, oltre il centro storico, mantenendosi sempre sulla sinistra orografica della Rienza. In alternativa si può procedere anche da Riscone utilizzando la strada asfaltata che da lì si diparte verso Valdaora. L’intera zona ben si presta a svariate passeggiate. Si consiglia l’utilizzo di una carta topografica, ad esempio la cartina Tabacco 033 (Brunico e dintorni).
Sull’altro versante della valle, sorge la frazione brunicense di Teodone: vi ha sede lo splendido Museo etnografico della Provincia di Bolzano (via Duca Teodone 24, tel. 0474 552087), articolato su diversi edifici rurali ed in buona parte strutturato come museo all’aperto. Orario: da Pasqua alla fine di ottobre, martedì-sabato (9.30 – 17), domenica e festivi (14 – 18).
Associazione turistica di Brunico, viale Europa 26, Brunico, tel. 0474 555722
Autrice: Rosanna Pruccoli