Nell’ottobre del 1494 la valle dell’Adige tra Bolzano e Salorno fu sconvolta da una grande alluvione. Secondo le cronache bolzanine, le già precarie vie di comunicazione del fondovalle furono rese impraticabili dalle acque esondate, costringendo mercanti, pellegrini e viandanti a percorrere itinerari alternativi per raggiungere Trento e le città venete. Proprio a quell’autunno viene ricondotto con certezza il primo viaggio del celebre pittore di Norimberga, Albrecht Dürer, in direzione di Venezia.
Di questo itinerario ci rimangono diversi acquerelli, preziose testimonianze dei paesaggi tirolesi che l’artista incontrò lungo il cammino. Non sappiamo con precisione quali tratti della valle fossero stati inondati, ma tutto lascia supporre che il settore più devastato fosse quello tra Egna e la Chiusa di Salorno, punto nevralgico del corso dell’Adige, spesso soggetto a esondazioni anche in epoche più recenti.
È dunque plausibile che Dürer, provenendo da Bolzano, abbia seguito la strada pedemontana tra Laives, Bronzolo e Ora, superando Castelfeder ed Egna. Giunto nei pressi di San Floriano, si trovò verosimilmente nell’impossibilità di proseguire lungo la via maestra. Fu così costretto a affrontare una lunga salita attraverso Pochi di Salorno e la valle di Cembra, fino a Segonzano e a Pergine Valsugana. Da qui proseguì verso Bassano e infine Venezia. A Segonzano, non a caso, Dürer immortalò nei suoi acquerelli le famose “Piramidi di terra”.
La storia del pittore si intreccia con quella del piccolo borgo di San Floriano, dove, sui resti di un antico villaggio romano, fin dal XIII secolo sorgeva il noto ospizio denominato Klösterle. Questo imponente edificio, da cui oggi prende il via la moderna “via Dürer”, accoglieva migliaia di viandanti in viaggio verso l’Italia e Roma. San Floriano era inoltre un’importante Urpfarre (pieve madre) della Bassa Atesina, con giurisdizione su paesi come Salorno, Cortina, Magrè, Pochi e Cauria. La sua rilevanza, a dispetto delle ridotte dimensioni, potrebbe essere spiegata con il ruolo di centro amministrativo di una curtis longobarda, paragonabile a quella di Enn, che estendeva la propria influenza su Bronzolo, Ora, Egna, Montagna e Mazzon.
Il Klösterle fu probabilmente un punto nevralgico lungo le vie di comunicazione nord-sud. Qui passava la via Claudia Augusta e qui trovarono ospitalità viaggiatori, mercanti e pellegrini. La fondazione di Egna, voluta dal vescovo di Trento alla fine del XII secolo, segnò però l’inizio del suo lento declino: sempre più viandanti preferivano fermarsi nelle locande del nuovo centro urbano e commerciale sorto lungo l’Adige.
Tra le opere di Dürer collegate al suo viaggio italiano figurano anche paesaggi della Bassa Atesina. Dopo Bolzano, proseguì lungo la cosiddetta via del Brennero fino alla piana tra Laives e Ora. Alcuni studiosi hanno collegato a questo tratto il dipinto del San Girolamo penitente (oggi alla National Gallery di Londra), nel quale compare un’imponente roccia porfirica rossastra. Secondo alcuni, Dürer si ispirò alle formazioni della Vallarsa (Brantental), nei pressi di Laives; altri ritengono che l’artista abbia ritratto le verticali pareti porfiriche del Monte di Mezzo, sul lato destro dell’Adige.
Giunto nei pressi di Laghetti, il maestro intraprese infine il percorso che conduceva a Segonzano, lo stesso che ancora oggi può essere seguito come “sentiero di Dürer”. Un itinerario che non è soltanto memoria storica, ma anche un cammino che unisce natura, arte e cultura, offrendo vedute suggestive su tutta la valle dell’Adige.
Autore: Reinhard Christanell