Diamo una seconda vita ai nostri oggetti

Oggetti strani, oggetti antichi, oggetti piccoli o grandi: nelle case di tutti noi ci sono vari tipi di cose affascinanti, che però sono abbandonate nelle cantine o magari nascoste nei cassetti, inutilizzate da tempo. Vi è mai capitato di acquistare un oggetto e di utilizzarlo una sola volta?

è qui che entra in gioco COOLtour e la sua “cosoteca”, la biblioteca delle cose, dove è possibile portare e prendere in prestito qualsiasi tipo di oggetto presente in loco. Se, per esempio, avete acquistato un utensile per fare un lavoro preciso e poi lo avete messo da parte e da tempo ormai non lo utilizzate più, potete portarlo a COOLtour e sicuramente qualcun altro troverà il modo di dargli nuova vita. Se al contrario vi capita di passeggiare per via Sassari proprio davanti alla vetrina di COOLtour e un oggetto in particolare, tra quelli esposti, attira la vostra attenzione, potete entrare e quell’oggetto sarà vostro, per il tempo dell’utilizzo o per sempre! Il funzionamento della cosoteca è molto simile a quello del bookcrossing, presente già da anni a COOLtour, ma, al posto dei libri, qui i protagonisti dello scambio sono utensili di varia natura. Le cose che vengono donate sono messe a disposizione della comunità ed è possibile prenderle in prestito per un breve periodo e poi restituirle alla cosoteca oppure tenerle per sempre. Al momento, oltre a essere presenti giochi da tavolo, borse, rulli da pittura, orologi e altri oggetti di uso comune, ci sono moltissimi utensili interessanti dal punto di vista storico, come ad esempio una latta che si usava un tempo per andare a prendere il latte, una vecchia videocamera, un walkman e addirittura una lampada a olio. Unici requisiti degli oggetti è che siano in buone condizioni, funzionanti o comunque riutilizzabili nella loro funzione principale, estetica o con una nuova connotazione creativa. è possibile portare e prendere gli oggetti durante gli orari di apertura di COOLtour, in via Sassari 13B, la mattina dalle 9 alle 12 e il pomeriggio dalle 15 alle 17, dal lunedì a venerdì. Sono apprezzate le offerte per sostenere questo servizio sul territorio e per supportare le tante azioni sul territorio che l’Associazione La Strada-der Weg, di cui COOLtour fa parte, svolge sul territorio provinciale. Buttare via utensili, considerati ormai vecchi e in disuso, è un vero peccato, si rischia di perdere un pezzo importante della storia e, ancora più grave, si getta una testimonianza di come si viveva in passato, privando così le nuove generazioni di una percezione più accurata dello stile di vita delle generazioni precedenti. è un’iniziativa di sostenibilità, che va ad arricchire gli scambi tra gli abitanti di Don Bosco e abitua ad un concetto di riciclo. 

La cosoteca riprende il concetto di swap shop che è presente anche negli esempi più famosi di Manhattan e Roma. Nella Capitale ad esempio c’è una piccola bottega in viale Libia dove si scambiano abiti, calzature, borse dei migliori stilisti – da Gucci a Chanel, da Vuitton a Hermès, da Chanel a Chloé – che nei negozi non si troverebbero perché vintage o fuori commercio. La nuova cosoteca di Bolzano non si limita ai capi firmati d’abbigliamento, come detto, ma prova a ridare vita ad oggetti d’ogni tipo, partendo dall’idea che prendendo in prestito un oggetto, si venga a contatto con la sua storia e che si inneschi uno scambio umano, oltre che materiale.

Autrice: Sarah Sartoretto COOLtour

L’arte della natura e la natura nell’arte

Nisrine Serkouh, giovane meranese, per lavoro allestisce vetrine di negozi di abbigliamento, per passione crea opere d’arte con la natura. Oggi andremo assieme a scoprire di cosa si tratta esattamente la sua passione per il muschio.

Ciao Nisrine, chi sei? Cosa fai?

Sono Nisrine, sono un’artista e faccio quadri con muschio stabilizzato e fiori. Il mio nome d’arte è the_nature_frame, letteralmente “i quadri della natura”, è questo il nome con il quale sono presente sui social. Sono laureata in design (indirizzo moda e arte), ho lavorato per diverso tempo in uffici dove disegnavo per la moda, adesso faccio la visual artist per negozi di abbigliamento: mi occupo dell’allestimento delle vetrine e degli interni.
Il richiamo all’arte c’è sempre stato però! Sono una grande appassionata d’arte e natura, infatti ho sofferto molto quando durante il periodo del covid non potevo uscire all’aria aperta e stare a contatto con la natura. Mi sono fatta così un piccolo quadretto 20×20 cm di muschio da mettere in casa. Ogni volta che lo guardavo mi dava un senso di pace e tranquillità. Era come avere la natura dentro casa.

È così quindi che hai iniziato… 

Esattamente! Avevo già da prima la curiosità verso il verde stabilizzato, poi quando siamo stati forzati a stare in casa sono riuscita a trovare il metodo per esprimere la mia arte.
I miei quadri sono quadri astratti, forme libere, in base a quello che mi esprime il materiale che ho davanti.

Come funziona a livello tecnico?

Il muschio viene immerso in una miscela di acqua e glicerina, che lo mantengono nel suo stato vivo, si mantiene per 20anni circa, l’importante è che non entri in contatto con l’acqua.
I colori dei miei quadri sono completamente naturali, utilizzo esclusivamente coloranti alimentari.
I miei quadri sono personalizzabili sia per dimensioni che per colore. Lo studio del design d’interni mi dà la capacità di riuscire a progettare un quadro che si sposi con lo spazio circostante e l’ambiente dove verrà collocato.

Qual è il tuo obiettivo futuro?

Mi piacerebbe che i quadri avessero più visibilità, che non venissero visti solo da familiari ed amici.
L’anno scorso ho partecipato al progetto “Art’è donna” dove ho avuto la possibilità di esporre le mie opere in galleria Walther qui a Bolzano. Quel momento è stato davvero utile per il mio percorso, spero di ricevere altre possibilità simili in futuro.
Il mio sogno è quello di far diventare questa mia passione il mio lavoro principale.

Autore: Niccolò Dametto COOLtour

Uno sguardo globale, attraverso i libri

Ai Piani di Bolzano, nei pressi del Parcheggio Mayr Nusser, c’è la sede della Biblioteca Culture del Mondo, una biblioteca con alle spalle una storia importante. QuiBolzano ha incontrato Mauro Di Vieste, per capire passato e presente di questa importante istituzione culturale.

Può raccontarci qualcosa sulla storia della biblioteca? 

La nostra biblioteca è nata nel 1985 con il nome di Centro Terzo Mondo, “Dritte Welt Zentrum” in tedesco, e aveva la propria sede sotto i Portici, al numero 49. Successivamente, con l’evolversi del concetto di terzo mondo, questa definizione non ci sembrava più così calzante e nel 1995 abbiamo deciso di cambiare il nome in Culture del mondo. Ci siamo sempre occupati di questioni relative al sud del mondo, dei suoi rapporti economici con il cosiddetto occidente, ma anche di religione, di cibo e di letteratura, insomma, tutto ciò che riguarda le relazioni tra il nord e il sud del pianeta. In catalogo abbiamo molti materiali specialistici, ma il taglio è sicuramente abbordabile: libri per bambini, romanzi, e poi, ovviamente, la saggistica su diverse aree del del sud del mondo, ma anche questo concetto non è da intendere in forma così ristretta.

Siete una biblioteca inserita nel sistema bibliotecario provinciale in lingua italiana.  

Sì, ormai da parecchi anni facciamo parte del sistema delle biblioteche specialistiche di lingua italiana della Provincia. I nostri testi sono inseriti nello stesso catalogo provinciale.

La vostra prima sede era centralissima, ora siete in via Macello 50. Vi sentite un po’ in periferia? 

Quando ci siamo trasferiti qui, nel 2015, ci sembrava profonda periferia, ma nel giro di pochi anni, un po’ per la presenza del Cineplexx, un po’ per l’apertura di grandi uffici, che sono stati edificati oltre la nostra zona, abbiamo cominciato ad apprezzare la nostra posizione. Siamo nel tratto di via Macello, dall’altra parte di Piazza Verdi, a pochi metri dall’uscita del sottopassaggio pedonale che collega il parcheggio a Piazza Verdi, in una zona che è stata parecchio riqualificata. Quindi, posso dire che ci sono utenti che scendono in pantofole e  altre persone che arrivano da altre zone della città attraverso il sottopassaggio o anche con l’autobus numero 1.

Occupate degli spazi luminosissimi, al piano terra di un edificio di costruzione recente. Siete solo biblioteca o ospitate anche altre attività?  

È tutto molto bello, grazie allo spazio aperto con le vetrate sull’intero perimetro, una condizione che ci dà molta visibilità, oltre ad aumentare la qualità della vita per chi ci lavora. È una situazione invidiabile rispetto alla nostra sede precedente, al primo piano di un condominio in via Marconi, ma anche rispetto alla sede sotto ai Portici, stupenda, ma carente di luce solare e senza riscaldamento. Quindi, qui stiamo benissimo, i nostri spazi ci consentono di organizzare proiezioni e piccole conferenze, insomma tutta quella attività di centro culturale che viene utilizzata anche da soggetti terzi o dalle altre associazioni che hanno sede qui, o ancora da chi chiede di realizzare da noi una piccola iniziativa che non prevede più di 30 persone. Quindi sì, siamo una biblioteca ma in un certo senso andiamo nella direzione di essere anche un centro culturale.

Ci può raccontare qualcosa dell’esperienza di via Portici? Al numero 49 c’era anche la sede dell’ufficio di Alex Langer… 

La mia memoria storica non arriva fino a quel periodo. So che via Portici 49 era la nostra prima sede quando Alex andò via da lì. Poi al piano sotto hanno avuto la sede la Fondazione Alex Langer e il giornale BZ1999. Ricordo che c’erano diversi artisti che avevano i propri atelier in quel palazzo: vi realizzavano i loro prodotti, ricordo le ceramiche e i prodotti in legno. E ricordo anche che a fine ottobre c’era una grande festa, una sorta di giornata delle porte aperte che coinvolgeva tutti gli inquilini.

Autore: Till Antonio Mola

Una passione di pochi, alla portata di tutti

Basta un po’ di curiosità per la natura e tanto amore per gli animali. Questa è almeno la molla che ha spinto il presidente dell’”Associazione Ornicoltori Atesini – Ornithologischer Verein Südtirol (AOA-OVS)”, Francesco de Guelmi, che di professione è avvocato, a dedicare buona parte del suo tempo libero alla cura e all’allevamento di uccelli. L’abbiamo intervistato per capire come è nata questa passione e per conoscere le attività svolte dall’associazione che presiede dal 2017.  

Francesco de Guelmi, a quando risale questo suo interesse?

È una passione che mi accompagna fin da quando avevo dieci anni e si è accesa in maniera del tutto casuale. Mio fratello Mario doveva partire per il servizio militare e mi chiese di occuparmi di una coppia di canarini che curava. La responsabilità di vedermi affidato un essere vivente di cui dovevo farmi carico interamente mi investì a tal punto da spingermi ad approfondire la mia conoscenza degli uccelli. Iniziai a leggere tutto ciò su cui riuscivo a mettere le mani:  enciclopedie e riviste specializzate. Mi si aprì un mondo e cominciai a capire come gli uccelli creano i nidi, come si riproducono, quali e quante razze diverse esistono. Al tempo stesso, chiesi ai miei genitori altri esemplari di canarini (richiesta sempre ben accolta). Arrivai ad averne oltre 100 e mi svegliavo, in adolescenza, alle sei di mattina per prendermene cura prima di andare a scuola. A distanza di quasi quarant’anni la considero ancora un hobby molto affascinante e che permette continui approfondimenti.   

Quali specie di uccelli accoglie in casa sua?

Al momento curo 12 canarini di razza Lizard e sei pappagalli inseparabili (Agapornis nigrigenis), ma negli anni curato varie altre razze di canarini e uccellini esotici. Come altri allevatori, studio come ottenere gli accoppiamenti tra i migliori esemplari per ottenere esemplari che godano di ottima salute e in grado di primeggiare alle gare e di migliorare gli standard estetici. Ma l’ornicoltore, spesso non si ferma alla cura dell’esemplare allevato. Ad esempio, io – ma tanti altri come me lo fanno – pratico quando posso il birdwatching sia qui in Alto Adige che ad, esempio, nel delta del Po. È una passione che si lega, per forza di cose, a quella per la Natura e l’ambiente in generale.  

Facile obiezione: non vede una contraddizione tra il dichiararsi amanti della Natura e tenere degli animali in gabbia? 

Capisco ma dobbiamo specificare che gli uccelli che alleviamo sono nati in gabbia e non sarebbero in grado di sopravvivere all’esterno. Noi ce ne prendiamo cura e facciamo in modo che abbiano tutto il benessere di cui hanno bisogno, anche in termini di cure veterinarie, cibo selezionato e spazio in voliera. Siamo assolutamente contrari alla cattura degli uccelli in natura e nessuno dei soci dell’associazione priverebbe mai della libertà un animale selvatico solo per rinchiuderlo in casa sua.  

È presidente dell’Associazione Ornicoltori Atesini. Da quanti soci è composta e quali sono le iniziative che portate avanti? 

L’associazione, che ha 67 anni di attività alle spalle, conta all’incirca 40 soci nella sezione di Bolzano. Facciamo parte della Federazione ornicoltori italiani (FOI), l’associazione nazionale, con sede a Piacenza, che riunisce tutti gli allevatori di uccelli d’Italia, sia professionisti che chi vi si dedica per diletto. Inoltre collaboriamo con l’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia. Ci tengo a sottolineare la collaborazione stretta con la Federazione Allevatori Conigli dell’Alto Adige (KVS) con cui abbiamo organizzato l’ultima bellissima mostra in Fiera a Bolzano nel dicembre 2022.  
Le nostre prossime iniziative: saremo presenti alla Fiera del tempo libero a Bolzano con uno stand informativo (e tanti simpatici volatili) dal 28.4. al 1.5.2023 dove accoglieremo tutta la cittadinanza interessata e poi in autunno organizzeremo la consueta mostra ornitologica annuale, sede dell’evento e giorni dedicati in via di definizione. 

Chi volesse prendere parte alla vita associativa, cosa deve fare? 

La nostra associazione è alla ricerca di nuove leve. Credo, ad esempio,  che chi frequenta la scuola professionale per l’Agricoltura o l’Istituto tecnico agrario potrebbe trovare da noi delle possibilità di mettere a frutto competenze apprese a scuola ma non ci sono prerequisiti. L’importante è amare il mondo degli uccelli e volerne capire di più. Chiunque ci può contattare attraverso il sito www.aoa-ovs.it

Autore: Nilo Ruggeri 

Un corso contro la violenza di genere

Al via un’iniziativa di formazione per educatori del Centro Pace. L’obiettivo? Trasmettere competenze in ambito giuridico, antropologico, sociale e psicologico, a chi lavora per aiutare le vittime. 

La violenza di genere rappresenta un problema diffuso soprattutto nelle relazioni familiari, di coppia e di intimità, nelle quali avviene la maggior parte delle violenze sulle donne coinvolgendo anche giovani e adolescenti sia nelle relazioni di coppia che nelle famiglie. Le indagini dell’Istat confermano che la pandemia ha esacerbato il fenomeno, che si espanso anche nella dimensione on-line.Si tratta di una nuova arma, che ferisce in modo particolare le generazioni più giovani.

Nel mese di marzo, il Centro Pace di Caritas e Comune di Bolzano avvieranno un percorso formativo destinato a tutti coloro che lavorano con giovani nel territorio altoatesino o che hanno un ruolo cruciale per la loro formazione ed educazione, quindi educatori sociali ma anche insegnanti di ogni ordine e grado. “Lo scopo delle lezioni è fornire ai partecipanti una cornice di lettura della violenza di genere, dal punto di vista di diverse discipline, e aiutarli ad individuare possibili strumenti che rendano più facile cogliere i segnali della violenza di genere che coinvolge i giovani”, afferma Marina Della Rocca, antropologa e una delle tre docenti del corso. Le tre formatrici sono professioniste affermate con una lunga esperienza sulla tematica della violenza di genere. Marcella Pirrone è avvocata e attivista dei diritti umani delle donne, co-fondatrice di un Centro Antiviolenza e della Rete DiRe – Donne in Rete contro la violenza e presidente, dal 2020, della rete europea WAVE – Women against violence Europe. Marina Della Rocca, antropologa, è esperta della violenza di genere soprattutto nel suo intreccio con i processi migratori ed è stata attiva per anni presso il centro antiviolenza di Bolzano. Lucia Beltramini, infine, è psicologa e psicoterapeuta. Si occupa di prevenzione della violenza di genere e di promozione delle pari opportunità e ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche sul tema. Il corso si aprirà lunedì 27 marzo con un pomeriggio introduttivo su “La violenza di genere, conoscere il fenomeno, le sue dinamiche e il lavoro dei centri antiviolenza” cui seguiranno altri quattro incontri. 

Tutti i corsi si svolgeranno presso la sede della Caritas a Bolzano in via Cassa di Risparmio 1. La partecipazione è gratuita ma è necessaria l’iscrizione poiché i posti sono limitati. Sanno riconosciuti i crediti E.C.M per i professionisti sanitari. Per partecipare, è sufficiente inviare una mail a centropace@caritas.bz.it

Autore: Nilo Ruggeri

Un inverno caldo e secco

Il cambiamento climatico è sotto i nostri occhi. In tutte le località dell’Alto Adige in questi mesi invernali sono risultate evidenti le temperature sopra la media e la scarsità di precipitazioni. Per un’analisi della situazione ci siamo messi in contatto con un esperto meteorologo.

In città sono in molti a preferire il sole che splende, le temperature miti e un assenza pressoché assoluta di precipitazioni. E questo in tutte le stagioni, specie in inverno. La situazione non cambia in montagna dove in questo caso sono i turisti a farla da padrona, desiderando un bel cielo azzurro a coronare il paesaggio. In montagna, però, d’inverno, è necessaria la neve, sia essa naturale o prodotta artificialmente per alimentare le piste da sci. E in questo caso a venire in aiuto sono la tecnologia e le basse temperature notturne, quando ci sono. Altro discorso è quello che riguarda l’ecosistema che, come sappiamo, ha bisogno che le stagioni facciano ognuna il proprio mestiere. Che – per quanto riguarda l’inverno – vuol dire neve e freddo. Ovvero proprio gli elementi che in questa stagione 2022/2023 paiono maggiormente scarseggiare. 

L’INTERVISTA

Dieter Peterlin, cosa possiamo dire sulle temperature che sono state registrate durante questo inverno?

Il clima è stato troppo caldo in tutti e tre i mesi invernali. In dicembre poco più caldo, ma molto più caldo poi soprattutto in gennaio e anche adesso in febbraio. A fine febbraio potrebbe essere che le temperature diminuiscano, ma il mese comunque si chiuderà sopra media. La media di tutto l’inverno è stata più o meno un grado sopra il livello degli ultimi 30 anni. 

Un grande tema è poi quello della siccità…

Sì. Ha piovuto e nevicato meno rispetto agli ultimi anni. La siccità ha riguardato gran parte del territorio, ma soprattutto ha riguardato l’ovest e il sud della provincia. L’eccezione, ovvero l’unico posto in cui siamo un po’ sopra la media, è la Valle Aurina dove a inizio febbraio ha fatto una grande nevicata. In dicembre come precipitazioni siamo stati appena sotto la media, ma la siccità si è fatta sentire anche in questo caso soprattutto in gennaio e febbraio. La siccità di quest’anno non è un fatto eccezionale, due anni fa in questo senso abbiamo avuto un vero e proprio record. In dicembre un po’ di precipitazioni ci sono state e anche a Bolzano città ha nevicato. 

In che senso allora dovremmo ora preoccuparci?

L’inverno scorso è stato abbastanza asciutto, poi non abbiamo avuto molte precipitazioni neppure nelle stagioni seguenti, e poi abbiamo avuto ora questo inverno povero di precipitazioni. è un trend che prosegue e potrebbe diventare poi un problema nella prossima bella stagione. Ancora non sappiamo cosa succederà. Se in primavera arriverà qualche bella perturbazione allora saremo a posto, ma se questo non accade… In ogni caso due inverni di seguito con poca neve non sono la migliore premessa.

I ghiacciai come stanno?

Male. Il trend è assolutamente negativo. Lo scorso anno è stato drammatico, il peggiore mai visto. Per i ghiacciai è proprio una catastrofe. 

Poca neve vuol dire problemi nel approvvigionamento idrico e non dimentichiamo che la sofferenza dei ghiacciai mette in discussione l’intero ecosistema dell’alta montagna, anche sotto il profilo della flora e della fauna specifiche. Il turismo invernale invece va a gonfie vele, nonostante il clima…

Con la neve artificiale si può fare tutto. 

Anche se in realtà le temperature sono molto elevate.

Sì, ma basta qualche giorno freddo e allora fanno tutta le neve che serve sulle piste. Che poi rimane anche se le temperature sono più alte di 5 gradi. 

Gli sciatori arrivano anche se la neve ce l’hanno solo sulle piste, ormai è appurato.

Sì, e nei prossimi anni probabilmente questa sarà una cosa normale. In ogni caso quest’anno ha nevicato il 9 dicembre in tutto l’Alto Adige e poi ancora il 15 dicembre. La stagione non era iniziata male. 

Con l’aspetto idrico come siamo messi? Anche in Alto Adige i fiumi sono davvero ridotti al minimo come portata…

Sì, siamo molto al di sotto della media. Siamo vicini alla primavera quando la neve si scioglie e quella fase non è ancora iniziata. Bisogna vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Il 2023 è iniziato male, speriamo che le cose cambino nelle prossime settimane. 

Sappiamo che ogni previsione meteo oltre i 5 giorni è comunque sempre molto azzardata. Ma davvero non si può ancora dire nulla a proposito di quello che potrebbe succedere nel mese di marzo?

Il modello europeo di previsione dice che fino a metà marzo resteremo comunque sotto media, per quanto riguarda le precipitazioni. Grandi cambiamenti a questo proposito non dovrebbero essercene. 

Sull’approvvigionamento idrico ci sono stati già dei problemi in alta Venosta, nella zona di Burgusio…

Io posso parlare solo come meteorologo e posso dire che le zone più penalizzate dalle precipitazioni sono state l’ovest e il sud della provincia. La Val Venosta è sempre stata caratterizzata da precipitazioni meno abbondanti rispetto al resto del territorio, ma in questo caso l’effetto è ancora più accentuato. In Venosta, Val d’Adige, Bolzano e Bassa Atesina è piovuto davvero molto poco negli ultimi mesi. Nel nord della provincia e in Pusteria la situazione invece è più o meno nella media. 

Nell’ultimo anno almeno non ci sono stati fenomeni atmosferici devastanti, come successo qualche tempo fa con Vaia. è una magra consolazione?

Il 2022 è stato abbastanza tranquillo, ma sono mancati gli eventi estremi. Solo a livello locale abbiamo avuto qualche situazione critica, come ad esempio in Val Badia. Ma in questo caso si tratta di normalità. 

Qual è la situazione della fiducia della popolazione nei confronti delle previsioni meteo? Negli ultimi anni è cresciuta?

Quando ho iniziato le previsioni erano una cosa molto diversa da quelle attuali. Oggi sono molto più affidabili: ci sono molti più satelliti e stazioni meteo…

I cittadini sperimentano con mano insomma che quello che prevedete spesso effettivamente accade…

Sì, lo vediamo anche dagli accessi al nostro sito e alla nostra App, che aumentano di anno in anno… Lo vediamo anche dalla reazione della popolazione quando ci capita di sbagliare. Sono molti di più quelli che si lamentano, perché ora spesso le persone organizzano la propria vita proprio sulla base delle previsioni meteo. 

Le vostre previsioni specifiche per i comprensori sono molto utili. Non sarebbe però il caso di localizzarle ancora di più? Il territorio altoatesino è molto grande e molto diversificato a livello climatico, spesso nell’arco di pochi chilometri la situazione può cambiare e anche di molto…

Anche noi incontriamo questa difficoltà. Restando ad esempio sulla Val Venosta, spesso la situazione a Naturno è completamente diversa rispetto a Resia. Per questo vi posso dire in esclusiva che è in programma nelle proprie una update della nostra App con la quale sostituiremo le previsioni per comprensorio con una previsione per ogni singolo comune del territorio provinciale. è un modello che abbiamo sviluppato con l’Università di Innsbruck e che stiamo testando già da qualche anno. Le previsioni per comprensorio le facevamo noi meteorologi manualmente, ora invece passeremo ad un sistema automatizzato. 

Mappa delle stazioni meteo e radar precipitazioni resteranno invece invariate?

Le stazioni resteranno quelle, ne abbiamo un numero record rispetto al resto dell’arco alpino. Sul Macaion invece a fine estate o in autunno, speriamo venga realizzato finalmente un nuovo radar molto più affidabile e all’avanguardia. 

Si tratterà anche in questo caso di una struttura che verrà utilizzata, insieme, dalle province di Bolzano e Trento?

Sì, certo, è un progetto regionale.

Avete anche altre forme di collaborazione con i territori limitrofi? Il meteo per definizione si disinteressa dei confini politici…

A livello di Euregio abbiamo poi un progetto di collaborazione per la prevenzione delle valanghe.  
E rimane un collegamento molto stretto con Innsbruck, dove noi tutti abbiamo studiato. Lì viene fatta la ricerca, sulla quale ci basiamo. Del cambiamento climatico invece qui da noi si occupa Eurac. Con il bellunese abbiamo anche una forma di collaborazione, specialmente con Arabba. Con loro ci attiviamo in particolare se ci sono degli eventi nelle Dolomiti, così forniamo delle previsioni localizzate, in occasione di manifestazioni sportive internazionali o altro. 

Autore: Luca Sticcotti

Scrivere poesie, sull’amore e sulla vita

Varcando l’ingresso della palestra gestita da Antonino Massimo Rugolo, si percepisce un’energia particolare e diversa, lontanissima dal luogo comune che vorrebbe le palestre anche e soprattutto come ambienti di esposizione per fisici scolpiti. Dobbiamo questa particolare atmosfera a Max, come lo chiamano amichevolmente quasi tutti, preparatore atletico e imprenditore di successo, impegnato a lavorare sulla motivazione e su fisico dei suoi iscritti. Pochi sanno che lui è anche un appassionato scrittore e poeta. Pensate che il suo libro “Sulle ali della tenerezza”, edito da Laruffa nel 2007, contiene racconti e poesie, di cui una negli anni passati è stata erroneamente attribuita a Luigi Pirandello.

Prima di parlare del presente, può brevemente raccontarci un po’ della sua vita? Come è finito a Bolzano?

Sono calabrese, da giovane sono stato giocatore professionista di basket a Reggio Calabria; successivamente mi sono trasferito a Bologna a studiare, ma prima di arrivare a Bolzano sono stato in Francia e in Inghilterra. Ho poi vissuto in Islanda, dove ho visto posti straordinari, e negli Stati Uniti, dove ho cominciato a lavorare come Life coach, una professione che mi ha portato a vivere quasi in simbiosi con i miei clienti – due nel periodo statunitense. Il life coaching è una disciplina fondata sul miglioramento della performance, sulla motivazione e sulla capacità di generare emozioni positive.

E che sensazioni le ha lasciato quell’esperienza?

Per me è stata una cosa elettrizzante, che mi ha fatto crescere molto.  Solo successivamente sono arrivato a Bolzano, di cui mi ha colpito la natura e la gentilezza delle persone. Mi ha particolarmente colpito l’atteggiamento dei ragazzi che attraversando il passaggio pedonale quasi salutano con un cenno gli automobilisti che li fanno passare.
A Bolzano ho cercato una palestra a cui associarmi ed ora eccomi qui…

Di cosa scrive?

Scrivo in special modo su ciò che è l’amore e il suo entusiasmo, su ciò che è la vita e la sua voglia di vivere. Con la mia scrittura vorrei far capire che dobbiamo fare del mondo un posto migliore.

Lei è una persona molto impegnata, con una agenda fittissima, come riesce a ritagliarsi il tempo e la calma per scrivere?

Le rispondo citandole un estratto dalla più famosa delle mie poesie, quella a suo tempo erroneamente attribuita a Pirandello, in cui scrivevo ‘E l’amore guardò il tempo e rise, perché sapeva di non averne bisogno’, allo stesso modo le rispondo che non serve il tempo per parlare di amore.

Può spiegarci com’è successo che la poesia che ci ha citato sia stata attribuita a Pirandello?

L’ho scritta diverso tempo fa, trovando un riscontro quasi immediato sulla sua bellezza, in chi leggeva. Successivamente lo scrittore Agostino Frau mi scrisse, facendomi notare che la poesia, pubblicata nel mio libro del 2007, veniva attribuita erroneamente a Pirandello ed esortandomi a far valere le mie ragioni. Da quel momento in poi, ho cominciato a fare le mie ricerche, ma ho scoperto presto che gli utenti del web si stavano attivando per attribuire la poesia alla mia persona. Un ultimo riconoscimento mi è arrivato da Dacia Maraini, che nel suo libro, “Il diritto di morire”, in cui affronta il tema dell’eutanasia, riproduce per intero la mia poesia firmandola con il mio nome.

Autore: Till Antonio Mola

L’arte non dorme mai

La vena artistica nelle persone può mettersi in moto a qualsiasi età, scaturendo nei contesti più diversi. Ne è testimone il bolzanino Sasà, che racconta il suo fresco rapporto con il variegato mondo dell’arte visiva. Una passione appena all’inizio e che si sviluppa in tandem con l’ascolto musicale. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come è nato tutto ciò e come si sviluppa il suo rapporto con la creatività.

Di cosa ti occupi principalmente?

Gestisco il bar del Teatro Cristallo insieme ad un mio amico e socio, da ormai tre anni.

Cosa ti ha portato a fare questo lavoro?

Quando questo mio amico ha preso il bar, andavo lì a bere il caffè, ed era un periodo che stavo cercando lavoro. Lui stava cercando un socio, e mi propose di collaborare. Era un lavoro che non avevo mai fatto; l’amicizia è un conto, lavorare insieme è un altro: ma ormai sono anni che ci divertiamo e portiamo avanti l’attività.  

Oltre al bar di cui ti occupi giornalmente, hai anche un lato artistico. Vuoi raccontarcelo?

Questo mio lato creativo l’ho scoperto esattamente un anno fa. Mio fratello per il Natale precedente mi aveva regalato una valigetta di colori; la notte non dormivo ed era un periodo un po’ complicato per me. Una sera ho provato ad utilizzare i colori, e mentre dipingevo non pensavo. Il giorno dopo ho comprato altri materiali, e da lì è iniziato tutto. Sono arrivato a fare circa duecento quadri.

Quali materiali utilizzi?

Colori acrilici, sia puri che mescolati con la colla vinilica, l’acqua e il silicone. Mi piacciono molto anche i pennarelli. Sono partito con i colori: non avendo tecnica, ho iniziato provando ad usare le mani, spatole, spugne e palloncini gonfiati. Dopodiché, siccome questi quadri li finivo rapidamente, e io avevo bisogno di non pensare, ho iniziato con i pennarelli, che richiedono molte più ore di lavoro. Con il tempo mi sono acquietato di spirito, quindi mi sono affacciato all’uso dell’acrilico fluido. Mi intrigava l’effetto che si poteva avere, usando il phon, le cannucce, o anche solamente le mani. Però mi piace scoprire, provare, sperimentare.

Altri materiali che sei interessato a provare?

Mi piacerebbe provare le resine epossidiche. Non solo a livello di pittura, anche per qualcosa di scultoreo. L’idea c’è, devo un attimo capire come si usano.

Cosa ti ispira per la creazione dei tuoi quadri?

Io non ho nessun tipo di formazione artistica. Vado a istinto. Mi metto su un cd e poi da lì, le mani vanno. Quando prendo la tela non ho nessun’idea di cosa andrò a fare; sono molto guidato dalla musica che ascolto.

Che musica ascolti?

Dipende dal momento. Dal jazz, al rock, alla musica italiana, all’indie, diciamo che sono musicalmente onnivoro e ascolto di tutto. Anche se in realtà, mi sono accorto che dopo un po’ non ascolto più nemmeno la musica. Sono talmente concentrato in quello che sto facendo, che mi isolo. La musica diventa quel sottofondo che poi si trasforma in silenzio. Quindi semplicemente mi dà l’incipit.

Di recente hai allestito una mostra. Com’è andata?

Sono soddisfatto. I miei quadri non essendo figurativi offrono più chiavi di lettura, e quel che mi piace è che ognuno guardandoli percepisce ciò che sente.

Autrice: Ilaria Talamoni COOLtour

“Cambiamo il mondo, un bambino alla volta”

Questo lo slogan dell’associazione Still I Rise nata nel 2018 con l’obiettivo di offrire educazione, sicurezza e protezione ai minori profughi e vulnerabili. L’associazione è stata fondata da Nicolò Govoni, scrittore e attivista cremonese, che dopo un’intensa esperienza di volontariato in India, si è spostato sull’isola di Samos, in Grecia, dove ha fondato l’organizzazione umanitaria Still I Rise e ha aperto Mazì, la prima Scuola di Emergenza per bambini e adolescenti profughi dell’isola. Noi abbiamo incontrato Sarah, una volontaria dell’associazione rappresentante del gruppo territoriale del Trentino Alto Adige.

Come ti sei avvicinata all’associazione?

Ho seguito fin dall’inizio, attraverso i social, l’esperienza che Nicolò stava vivendo sull’isola di Samos. Nicolò raccontava di come purtroppo, durante le lezioni in classe, molto tempo venisse perso a causa di discussioni futili, e di come questo lo facesse soffrire. Si chiedeva “Cosa posso fare io per cambiare questa situazione?”. Ho seguito la vicenda da spettatrice fino all’apertura della prima scuola di emergenza, ho aspettato con ansia l’uscita del suo libro autobiografico e poi ho deciso di contattare l’associazione. Dopo una lunga attesa, sono stata ricontattata per la creazione dei gruppi territoriali.

Come vi organizzate a livello regionale?

Siamo molto attivi. L’anno scorso in val di Non con la collaborazione della SAT, le volontarie hanno organizzato una camminata all’eremo di Santa Giustina e sempre in quella zona hanno tenuto un laboratorio di canederli e uno di centri tavola. Il ricavato è stato devoluto all’associazione. Qui a Bolzano prendiamo contatti con le scuole per parlare di Still I Rise e realizzare progetti. Quello di quest’anno si chiama INSIEME e si possono trovare tutte le informazioni sul nostro sito.

Progetti per il futuro?

A livello globale abbiamo in programma di aprire una Scuola Internazionale in Italia e una in Colombia. A livello regionale invece tra i vari eventi, ci sarà a Cooltour (via Sassari 13/B, Bolzano) una mostra realizzata con fotografie scattate dagli alunni delle scuole di emergenza. Si tratta di un progetto nato nella scuola di Samos dove, dopo un corso tenuto dalla fotografa Nicoletta Novara, sono state date ai ragazzi delle macchinette usa e getta per fare alcuni scatti del loro quotidiano. Il risultato è quello di immagini piene di speranza che sono state esposte in più di 100 paesi e dalle quali è nato il libro “Through our eyes”.

Maggiori informazioni si possono trovare sulla pagina Facebook stillirisegruppotrentinoaltoadige

Autrice: Giulia Pedron COOLtour

Dai campus universitari americani ai prati del Talvera. Arriva Ultimate Frisbee

GOATS Ultimate è il nome del gruppo sportivo che ha portato a Bolzano uno sport poco conosciuto ma con una caratteristica che lo rende unico: non ha bisogno di arbitro.  

Uno sport di nicchia in cui il fair play la fa da padrone. E non potrebbe essere diversamente visto che la conditio sine qua non è che i giocatori siano i primi giudici del loro comportamento in campo. È l’Ultimate Frisbee una disciplina che è nata nei campus universitari americani negli anni ’70. È un sport che non bisogno di grandi investimenti in attrezzature e strutture: è sufficiente un disco, due squadre e un campo rettangolare, in erba (anche sintetica), su cui si affrontano sette giocatori contro sette. Viene praticato indifferentemente da maschi e femmine – le squadre sono miste – che usano un disco (Discraft) da 175 grammi, evitando il contatto fisico. Per segnare un punto la squadra deve avanzare fino a raggiungere la meta avversaria passandosi il disco, dato che al giocatore col disco in mano non è permesso correre. “L’Ultimate è uno sport di squadra aerobico e completo ma quello che lo rende veramente speciale è l’assenza dell’arbitro”, afferma Gruber, “il regolamento non lo prevede. L’Ultimate si basa sull’auto-arbitraggio, sulla sportività, sul rispetto delle regole e dell’avversario”. 

Tale disciplina nella Penisola è praticata da diversi anni ma nel capoluogo altoatesino è arrivata di recente. A importarla, nel 2014, il bolzanino David Gruber, che l’aveva praticata durante gli studi universitari a Monaco di Baviera, assieme a Marco Dalla Riva, che vi si era appassionato mentre studiava a Trento. “Da noi mancava questa possibilità e quindi ho cercato qualcuno di Bolzano che condividesse questa mia passione. Assieme a Marco abbiamo quindi dato vita a una squadra che con alterne fortune è continuata fino ad oggi”, ammette. 

Molti dei componenti della squadra dei GOATS sono studenti e studentesse della Libera Università di Bolzano. “Collaboriamo con l’associazione sportiva di unibz, lo SCUB, che ci aiuta anche a diffondere l’Ultimate ma il nostro gruppo è formato anche da gente che lavora”. Durante la bella stagione, si trovano sui prati del Talvera mentre quando fa più freddo e c’è poca luce, i praticanti si ritrovano nella palestra delle scuole superiori Max Valier. La tradizione bolzanina dell’Ultimate non è ancora così consolidata da far sperare trionfi sul campo, dominato dalle squadre di città dove si gioca da più tempo, come Bologna, “ma anche i GOATS stanno migliorando e recentemente abbiamo partecipato a tornei in Veneto, inseriti in una squadra mista Bolzano-Trento”, commenta il fondatore.  

Chi volesse provare a giocare a Ultimate Frisbee può fare una prova durante il giorno in cui i GOATS Ultimate si allenano sui Prati del Talvera (zona dei campi da calcio): il martedì dalle ore 20 alle 22. “Purtroppo non abbiamo a disposizione gli spogliatoi e pertanto chiediamo alle persone di venire già vestite con abbigliamento sportivo”, precisa Gruber. Inoltre il gruppo offre sessioni di pratica gratuita per gli insegnanti delle scuole medie e superiori per avvicinare sempre più persone alla pratica di questo sport. Per info e contatti, c’è la pagina web: www.ultimatefrisbeebolzano.com

Autore: Nilo Ruggeri