Oggi dialoghiamo con una bolzanina che da anni vive nel cuore dell’Europa. Il suo compito è proprio quello di connettere la provincia di Bolzano, con le sue diverse realtà, con le potenzialità rappresentate dai fondi europei.
Quando qualcuno racconta di essersi trasferito in una città per il suo clima, è probabile che Bruxelles non sia la prima a venire in mente. “Invece è proprio così che Bruxelles mi ha fregata” racconta ridendo Giulia Chiarel. “Ho studiato Giurisprudenza a Trento e cercavo un impiego che mi permettesse di andare all’estero, perciò ho partecipato a una Summer school organizzata da quello che, anche se ancora non lo sapevo, sarebbe diventato il mio posto di lavoro: l’Ufficio di Bruxelles della Provincia di Bolzano, all’interno della Rappresentanza comune della Regione europea Tirolo-Alto Adige-Trentino. Come dicevo, Bruxelles mi ha fregata perché a luglio è bellissima: è piena di vita, ci sono moltissime attività e luce fino a tardi, e ho subito pensato di volermi trasferire lì. Poi ha nevicato da novembre fino a marzo”.
In cosa consiste il tuo lavoro?
Mi occupo di fondi europei diretti: in altre parole, cerco di mappare le possibilità che ci sono per le realtà dell’Alto Adige in diversi campi, dalla ricerca all’agricoltura, dalla cultura alla salute. Ci occupiamo di tanti progetti diversi, il più famoso è senza dubbio il progetto Erasmus. Quello che facciamo, comunque, è monitorare i fondi, mettere in connessione le realtà altoatesine e quelle europee e affiancarle durante il percorso, collaborando anche con gli uffici di Trento e Innsbruck. Oltre a questo, svolgiamo altre mansioni. Io, per esempio, mi occupo di co-coordinare, a nome dell’Ufficio, un gruppo di lavoro su design e creatività all’interno della rete ERRIN (European Regions Research and Innovation Network), del quale l’Alto Adige è co-leader. Lo stesso vale per il gruppo di lavoro sul New European Bauhaus.
Cosa ami del tuo lavoro?
Che non ho una giornata tipo: dover seguire progetti diversi ti dà l’opportunità di incontrare e conoscere tante persone. Avere a che fare con università, centri di ricerca, realtà territoriali ed esponenti delle istituzioni come il Parlamento europeo è molto stimolante. Non ci si annoia mai.
Come racconteresti Bruxelles a chi non la conosce?
La cosa più importante è che, benché sia una grande città, Bruxelles mantiene una dimensione umana: offre tantissimo, anche in termini di attività culturali, e puoi raggiungere ogni posto con facilità. E poi è un luogo fortemente multiculturale: una delle città al mondo con la maggior presenza di cittadinanze diverse. Inoltre, i belgi hanno la tendenza a supportare l’associazionismo, le organizzazioni dal basso, e questo è fondamentale per costruire una comunità. Un’altra cosa di cui non si può non parlare quando si parla del Belgio sono le lingue. Quelle ufficiali sono il francese, il fiammingo e il tedesco, ma la cosa bizzarra è che a scuola si impara una lingua sola. Mia figlia fa la scuola francese e non studia il tedesco – a noi altoatesini, all’inizio, fa uno strano effetto. Cosa non mi piace? Beh, anche se all’inizio è quello che mi aveva convinta, il clima. Ma in quanto italiana è quasi una risposta da statuto, no?
Autore: Alex Piovan COOLtour