“Atrium” è l’acronimo di Architecture of Totalitarian Regimes of the 20th century In Europe’s Urban Memory. L’associazione e la rotta sono state fortemente volute e patrocinate dal consiglio d’Europa con lo scopo di indagare, contestualizzare, spiegare gli edifici costruiti a scopo di propaganda, ma non solo, durante i regimi totalitari del XX secolo, di stampo fascista, nazista e comunista.
Nel maggio scorso, La Fabbrica del Tempo, in collaborazione con “Atrium” ha pubblicato il libro “Less is more”, un libro che, basato su ricerche d’archivio, spiega questo difficile periodo storico attraverso le architetture pubbliche, di propaganda, sportive, religiose e private e si pone come guida per tutti quei fruitori interessati a percorrere la rotta europea e comprenderne gli edifici nelle singole tappe.
Quest’anno in collaborazione con il Comune di Merano e “Atrium”, La Fabbrica del Tempo ha organizzato tre giornate “Atrium” con le quali si intende invitare la cittadinanza a scoprire con noi la ex Montecatini, Il Borgo Vittoria, la Centrale idroelettrica di Marlengo, mentre la serata è dedicata all’arte modernista e a conoscere meglio “Atrium”.
Il borgo di Sinigo nacque a coronamento degli sforzi fatti per la bonifica del fondovalle compiuta a partire dal 1924, fu costruito tra i ruscelli Neifer e Rio Sinigo, fu chiamato “Borgo Vittoria” e fu inaugurato nel 1928. Nei progetti iniziali del governo fascista qui contadini e operai di varie zone d’Italia si sarebbero dovuti trasferire in massa ma non accade in maniera compiuta.
La complessa opera di drenaggio dell’ampio areale paludoso attorno al fiume Adige, precedette quelle compiute nell’Agro Pontino e nel resto della Penisola, servendo da modello alle altre regioni. Fu realizzato come insediamento industriale e abitativo dello stabilimento della Montecatini.
Oltre alla fabbrica l’area fu dotata di un proprio spaccio e di un centro di assistenza medica, un quartiere prevalentemente autonomo dove impiegati ed operai -inizialmente 650 ma alla fine degli anni Trenta già intorno a 1000 – vivevano con le loro famiglie.
La dirigenza della fabbrica – in linea con lo spirito del tempo – provvedeva anche all’offerta di attività per il tempo libero dei propri occupati attraverso l’Opera Nazionale Dopolavoro con intrattenimenti sportivi e culturali: oltre a praticare attività sportive si poteva trascorrere il tempo nelle sale comuni ascoltando la radio o assistendo alla proiezione settimanale di un film; venivano organizzate gite e partecipazioni a molteplici celebrazioni e manifestazioni. Erano presenti inoltre una piccola compagnia teatrale e una banda musicale della fabbrica, che fungeva altresì da veicolo pubblicitario della Montecatini.
La centrale idroelettrica di Marlengo, nelle raffinate forma architettoniche, ricche di particolari art déco, che vediamo oggi, nasce a metà degli anni ’20 ad opera della società Montecatini con il preciso scopo di alimentare il nuovo stabilimento industriale che in quegli stessi anni andava costruendo a Sinigo.
La nuova centrale doveva fornire alla nuova fabbrica la potenza elettrica necessaria ai processi industriali di sintesi dei composti azotati ma anche l’idrogeno necessario. Originariamente entrambe – centrale e fabbrica – avrebbero dovuto sorgere a Marlengo, ma alla fine si decise per l’attuale ubicazione.
La facciata squadrata sembra quasi voler gelosamente custodire l’apparato decorativo dell’interno, dove ampie pitture inneggiano alla forza dell’allora ancora nuova energia, quella elettrica.
Autrice: Rosanna Pruccoli