Traditori credibili del sistema di appartenenza etnica

Venticinque anni fa Alexander Langer se n’è andato, ma le sue provocazioni sono rimaste. E così il suo alto contributo di riflessione sulle situazioni che si ripropongono ciclicamente in una terra come l’Alto Adige, nella quale le appartenenze contano più dei diritti e il diritto non sa prescindere dalle appartenenze.

Una terra nella quale le dinamiche del potere (nella politica, nell’economia, nella comunicazione, nelle diverse forme in cui si articola la realtà sociale) sono condizionate dall’avere le spalle coperte da un qualche gruppo a vari livelli: di amicizia politica, economica, di parentela, di lingua.
In questo Sudtirolo fatto così Langer parlava “dell’importanza di mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera”. E diceva che occorrono “traditori della compattezza etnica”, ma non “transfughi”. Discorsi pericolosi che si leggono nei suoi “Dieci punti per la convivenza inter-etnica”.
“Accanto all’identità e ai confini più o meno netti delle diverse aggregazioni etniche”, scriveva Langer, “è di fondamentale rilevanza che qualcuno, in simili società, si dedichi all’esplorazione e al superamento dei confini: attività che magari in situazioni di tensione e conflitto assomiglierà al contrabbando, ma è decisiva per ammorbidire le rigidità, relativizzare le frontiere, favorire l’inter-azione.”
Serve anche oggi, come venticinque anni fa, questa “grande capacità di affrontare e dissolvere la conflittualità etnica”? È necessario, diceva Langer, “che in ogni comunità etnica si valorizzino le persone e le forze capaci di autocritica verso la propria comunità: veri e propri ‘traditori della compattezza etnica’, che però non si devono mai trasformare in transfughi, se vogliono mantenere le radici e restare credibili.”
Questioni superate? Anche oggi chi non è organico al sistema delle appartenenze, si pone a cavallo tra più culture e cerca il bene comune anziché il potere, sa quanto presto si possa entrare nel mirino di chi cerca il potere anziché il bene comune.

In foto principale: fotomontaggio di Roberto Tubaro

Autore: Paolo Bill valente