Un altro caso in cui si è dovuto celebrare un anniversario con le limitazioni anti Covid (distanza, mascherina…) , è quello riguardante il sacrificio di Giannantonio Manci, la cui figlia Annamaria era presente alla celebrazione dello scorso 6 luglio.
Di lui si fa memoria in una delle due lapidi commemorative di forma quadrata recanti iscrizioni in rilievo, che si trovano sulla facciata del Comando Truppe Alpine, in piazza 4 novembre.
La prima lapide è dedicata a Manlio Longon: “Manlio Longon qui ucciso da mano nazista nel sacrificio per la libertà qui rifulge 20 dicembre 1911-31 dicembre 1944”. La seconda invece recita così: “Giannantonio Manci combattente antifascista tra queste mura fu tratto a morte il 6 luglio 1944”. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 le armate tedesche avevano occupato la provincia di Bolzano, divenuta parte della “Zona d’operazione delle Prealpi”. Il Palazzo Alti Comandi di piazza 4 novembre a Bolzano divenne sede della Gestapo. Si creò allora un movimento di resistenza al nazifascismo, furono organizzati gruppi di partigiani, inquadrati nella Divisione CLN Zona Bolzano. Manlio Longon, dirigente della Magnesio di Bolzano, fu tra i promotori di tale resistenza. Il 15 dicembre 1944 cadde nelle mani della Gestapo e, dopo quindici giorni di torture, il 31 dicembre 1944 fu impiccato nella sua cella.
Giannantonio Manci, impegnato prima nell’opposizione al fascismo e poi al nazifascismo, come presidente del CLN di Trento organizzò il movimento partigiano trentino. Arrestato dalla Gestapo a Trento con altri partigiani il 28 giugno 1944, condotto a Bolzano, nella sede della Gestapo fu sottoposto a interrogatori e torture. Durante uno degli interrogatori, per non cedere alle torture, il 6 luglio 1944 si tolse la vita gettandosi da una finestra al terzo piano del palazzo.
In foto principale: La commemorazione avvenuta a Bolzano lo scorso 6 luglio
Autore: Leone Sticcotti