Una delle prime parole che vengono in mente pensando a Mirko Giocondo, è generosità. Basta guardare al suo curriculum, senza neppure andare troppo indietro, per rendersi di conto di come questo musicista sia sempre pronto a dare il proprio contributo, sia che si tratti dei gruppi di cui fa parte (attualmente l’Andrea Maffei Spritz Band e la Homeless Band, formazioni in cui milita da oltre dieci anni), sia che si tratti di progetti altrui come quello di Ariel Trettel nelle cave di marmo a Lasa o come il recente singolo degli Shanti Powa.
E poi c’è la curiosità, non quella da gossip, ma quella per le novità – per questo nel titolo abbiamo usato l’equivalente tedesco, assai più espressivo rispetto al termine italiano –, il desiderio di conoscenza, di sapere, l’interesse nei confronti di culture altre e lontane. Lo scorso 4 settembre, Giocondo ha dato alle stampe (virtuali) il suo nuovo lavoro solista, un concept orchestrale intitolato Intima, cosa che ci ha dato nuovamente l’occasione di incontrarlo per parlare della sua musica.
“Alla base di questo lavoro, e del suo titolo – ci racconta –, c’è la volontà di definire il rapporto intimo che ho con la mia musica. Potremmo dire che non è la musica ad impormi cosa pensare ma piuttosto la musica crea un luogo dove attraverso di lei posso scoprire io, intimamente, cosa provo esplorando le strade che lei mi indica. Questa almeno era l’idea di partenza, poi per strada le cose possono cambiare e assumere anche altri significati, ed è bello che la musica vada dove deve andare. È un’idea che avevo cominciato ad accarezzare un paio d’anni fa, dopo Last Race For Chinatown, ma che si è concretizzata solo ora, dopo che ho portato a termine la colonna sonora di Per silenzio e vento, film diretto da Matteo Righetto e Marco Zuin”.
Il lavoro per il film, presentato in anteprima al Film Festival di Trento, è uscito ufficialmente pochi giorni fa ed è stato una grandissima soddisfazione per Mirko, che, dopo i precedenti lavori, uno dai toni epici che ricordavano le musiche di Hans Zimmer, l’altro un’esplorazione musicale in cui alla musica occidentale venivano però abbinati strumenti tipici della cultura musicale cinese, ha sentito il bisogno di battere altre vie. Il risultato è un’opera che suona come una sinfonia composta da molte brevi parti che si completano una con l’altra. Giocondo è un autore che pur lavorando alla musica costruendosi la propria orchestra casalinga usando con garbo e conoscenza la tecnologia, è un ascoltatore attento ed entusiasta, e ricerca con attenzione gli strumenti, lavorando sui colori delle loro tinte. In particolare, in quest’ultimo lavoro ha sfruttato l’ariosità delle sfumature di un corno inglese che ricordano certe cose di Dvorak, non a caso, con Zimmer, uno dei suoi compositori di riferimento.
“Prova ad immaginare un pittore – spiega Mirko –, con davanti una tela bianca, tela che ci ha messo sei mesi a scegliere e per sei mesi la guarda e basta. Poi nei due anni successivi sceglie il pennello e seleziona sei colori, ma ne lascerà tre indietro usando solo i rimanenti. E poi il gesto, una riga, in un momento creativo fulmineo. Nel fare questo disco non ho fatto correzioni, ho scartato cose, ma i brani non ho cercato di elaborarli, seguendo il concetto del meno che è di più”.
Il risultato è un’opera compiuta, bella da ascoltare, ricca di pathos. Certo coi limiti che un’orchestra virtuale può avere rispetto ad una in carme ed ossa, ma Giocondo è davvero bravo ad usare i mezzi che il progresso gli mette a disposizione e comunque gli auguriamo prima o poi di poter dirigere un’orchestra di persone che suona le sue musiche. Rimane la curiosità dei titoli dei vari movimenti, quasi tutti nomi di persona.
“La cosa è presto spiegata – conclude – a parte pochi casi in cui il titolo è di diversa derivazione, Nuvola Rossa trae spunto dal capo Sioux, Canaan Will Be Free è un brano che ho scritto per un testo di Andrea Maffei dedicato a Gaza, Liu non dorme è nata una notte in cui mio figlio non voleva prendere sonno ed io l’ho tenuto in braccio fischiettandogli il motivo che poi è diventato il brano. Gli altri titoli sono tutti nati da idee di nomi per il mio secondo bambino, che nascerà a breve. Nomi scartati dalla mia compagna e che ho quindi utilizzato per intitolare i brani”.
Autore: Paolo Crazy Carnevale