Aldino, un’area di montagna attraversata dalla preistoria

La storia più antica di Aldino non comincia con i primi villaggi, né con l’agricoltura o con i metalli. Comincia molto prima, quando piccoli gruppi di cacciatori seguivano i ritmi delle stagioni e utilizzavano i valichi come vie naturali di passaggio.

La terrazza di Aldino, incastonata tra la valle dell’Adige e la val di Fiemme, occupa una posizione particolare: verso nord guarda all’altopiano di Nova Ponente e alla val d’Ega, mentre a est i passi collegano il territorio con le Dolomiti. Il Passo Oclini/Jochgrimm e i valichi circostanti furono frequentati già nella preistoria. Le testimonianze più antiche appartengono al Mesolitico, la fase successiva alla fine delle grandi glaciazioni.

Nel corso del IX millennio a.C. il clima divenne più mite e l’uomo tornò a utilizzare anche le zone alpine. Il paesaggio era però diverso da quello attuale: circa diecimila anni fa il limite del bosco poteva salire fino a 2.500 metri. Jochgrimm e i versanti del Corno Nero e del Corno Bianco dovevano essere in buona parte coperti da larici, cirmoli e mughi. Le odierne praterie alpine sono il risultato dell’allevamento, del pascolo e del disboscamento.

Al Passo di Oclini, nel 1977, una campagna di scavo individuò su un antico cordone morenico, a 1.992 metri, numerosi strumenti in selce: lame, grattatoi, punte e microliti caratteristici del Sauveterriano.

Confronti cronologici hanno riportato la frequentazione a oltre 10.000 anni fa.

Non sono state riconosciute strutture abitative: il luogo sembra essere stato soprattutto una stazione di sosta. Da qui una via naturale collegava la zona tra Lavazè, il passo di Costalunga e le stazioni mesolitiche delle Dolomiti.

Con il Neolitico cambia il rapporto con il territorio. Le terrazze di media montagna diventano adatte ai primi villaggi, all’agricoltura e alla pastorizia. Sul plateau di Aldino, tuttavia, questa fase è priva di ritrovamenti, e la stessa lacuna riguarda gran parte dell’età del Bronzo e del Ferro. La testimonianza più suggestiva si trova sul Corno Nero, a 2.439 metri. Sul pianoro sommitale sono state riconosciute depressioni e strutture contenenti carbone, ceramica e ossa animali combuste. Gli studi più recenti considerano il luogo un Brandopferplatz, utilizzata probabilmente intorno alla metà del I millennio a.C.. La posizione dominante e la vista sui monti circostanti sembrano avere avuto un ruolo decisivo; il culto era probabilmente collegato anche all’uso pastorale delle montagne.

Diverso e ancora enigmatico è il Burgstallegg, sul margine sud-occidentale dell’altopiano. Un sistema di muri e accumuli di pietre è stato interpretato come castelliere, ma l’assenza quasi totale di reperti impedisce di stabilirne con sicurezza epoca e funzione. Anche la possibilità che si tratti di un luogo di culto è stata discussa, ma non dimostrata.

Il confronto con la vicina Trens Birg, sopra Laives, mostra quanto siano prudenti le conclusioni: anche lì strutture, ceramica e ossa combuste hanno prodotto interpretazioni diverse.

Quando arrivano i Romani, il paesaggio dell’Adige è già inserito in una rete di insediamenti e percorsi. Le monete repubblicane rinvenute nella valle testimoniano contatti con il mondo romano già prima della conquista alpina del 15 a.C.; anche Aldino ha restituito alcune monete di età imperiale. La Via Claudia Augusta attraversava il territorio dell’Adige passando da Castelfeder e collegando i grandi percorsi verso nord.

La preistoria di Aldino non racconta dunque una storia lineare, ma una montagna attraversata e utilizzata in modi diversi: prima dai cacciatori mesolitici, poi dalle comunità agricole e pastorali, quindi dalle popolazioni dell’età dei metalli e infine dal mondo romano. Il Passo di Oclini e il Corno Nero sono finestre aperte su epoche diverse.

Tra loro esiste però un filo comune: la posizione di Aldino, sospesa tra la valle dell’Adige e la val di Fiemme, ha fatto di questo territorio un luogo di passaggio e di incontro molto prima che esistessero strade, confini e paesi.

Autore: Reinhard Christanell