Enzbirch, una realtà di relitto linguistico

Immaginare il mondo antico è un’impresa ardua. Tanti sono i dettagli che ci sfuggono e si corre il rischio di ricostruire realtà del tutto immaginarie. Le testimonianze che possediamo sono frammentarie e, talvolta, fuorvianti. Uno degli strumenti ai quali si ricorre per cercare di comprendere il passato è sicuramente la lingua (scritta).

Possiamo considerarla come una sorta di fossile del tempo. Ci sono parole che sembrano insignificanti e che invece possono aprire una finestra su un passato lontanissimo. È il caso di Enz(-birch), che ancora oggi sopravvive sopra Laives, sul Montelargo. A 1.273 metri si trovano i resti di una fortificazione frequentata dalla tarda età del Bronzo fino alla seconda età del Ferro: dunque molti secoli prima della romanizzazione e dell’arrivo della lingua germanica.

Proprio per questo Enzbirch diventa particolarmente interessante. La seconda parte del nome, Birg o Birch, potrebbe essere riconducibile a Berg. Ma è soprattutto il primo elemento, Enz, a porre la domanda più affascinante: potrebbe trattarsi dell’antico nome del corso d’acqua oggi rinominato Rio Vallarsa / Brantenbach? Una risposta certa non è possibile. Il confronto con altri nomi antichi dell’arco alpino offre però qualche suggestione. Uno dei casi più interessanti è quello dell’Enns, fiume austriaco che in epoca romana compare come Anisus, Anasus o Anisa. Anche l’Inn, l’antico Aenus, appartiene a questa antichissima stratificazione di idronimi alpini.

Forme come Anisa, Enisa, Ensa, Enns ed Enz presentano una vicinanza che non basta, naturalmente, a dimostrare una comune origine, ma che merita di essere considerata. Gli idronimi sono infatti tra i fossili linguistici più resistenti. Un fiume continua a scorrere quando cambiano i popoli che vivono sulle sue rive; il suo nome può essere adattato alla pronuncia della nuova lingua senza essere completamente sostituito.

La cautela, tuttavia, è indispensabile. In passato diversi idronimi europei sono stati ricondotti a una presunta base indoeuropea en-/on-, ma la ricostruzione è discussa.

Il contesto della Bassa Atesina rende comunque l’ipotesi suggestiva. Prima dei Romani, dei Longobardi e dei Baiuvari, questa valle era già attraversata da uomini e lingue diverse. Ed è proprio ai piedi di Enzbirch che troviamo il Brantenbach, il torrente che percorre la Vallarsa e scende verso Laives. Il nome attuale è chiaramente germanico e potrebbe appartenere alla fase della colonizzazione bavara del territorio. È quindi legittimo chiedersi se il torrente avesse avuto in precedenza un altro nome, poi scomparso e conservatosi soltanto nella denominazione della Wallburg. Enz potrebbe essere stato proprio quell’antico nome.

Non abbiamo, al momento, la prova documentaria che permetta di identificare l’Enz con il Brantenbach. Ma la coincidenza geografica è significativa: un luogo che conserva il nome Enz domina il bacino di un torrente il cui nome antico potrebbe essere andato perduto. La forma storica Einnspirg, attestata nel 1558, aggiunge un ulteriore tassello alla lunga storia del toponimo.

Potremmo dunque trovarci davanti a un nome stratificato, nel quale un antico Enz, idronimo preromano, è stato successivamente unito o reinterpretato attraverso Birg/Berg. Se così fosse, Enzbirch non sarebbe soltanto il nome di una Wallburg sopra Laives, ma la sopravvivenza di un frammento della geografia linguistica più antica della Bassa Atesina. Potrebbe appartenere a quella più vasta e ancora in gran parte misteriosa stratificazione idronimica preromana alpina, nella quale elementi indoeuropei, celtici e preindoeuropei si sovrapposero nel corso dei millenni.

E forse è proprio questa la cosa più affascinante. Enzbirch potrebbe aver conservato il nome dell’acqua mentre tutto il resto cambiava. Cambiarono gli abitanti, le lingue, i confini e le amministrazioni; il torrente (in latino torrens) continuò a scorrere e il suo antico nome rimase, quasi invisibile, sulla montagna.

Autore: Reinhard Christanell