L’invasione tra i rami

Da qualche anno è impossibile non notare strani filamenti bianchi, simili a riccioli di cotone o merletti, che pendono dai rami degli alberi. Non si tratta di decorazioni, ma dei sacchi ovigeri di Takahashia japonica, una cocciniglia di origine asiatica che sta mettendo a dura prova il patrimonio arboreo urbano. Originaria dell’Estremo Oriente (Giappone, Cina, Corea), la T.j. è stata segnalata per la prima volta in Europa proprio in Italia, nel 2017, nel comune di Legnano. Da quel focolaio iniziale, il parassita si è diffuso rapidamente in gran parte della Lombardia e del Veneto, raggiungendo recentemente anche il Piemonte e l’Emilia-Romagna.

La sua propagazione è favorita dall’assenza di predatori naturali specifici nel nostro ecosistema e dalla sua estrema polifagia: attacca oltre cento specie diverse, con una predilezione per alberi decidui come Aceri, Gelsi, Albizzie, Carpini e Liquidambar. Sebbene non rappresenti un pericolo diretto per l’uomo o gli animali domestici, la massiccia sottrazione di linfa e la produzione di melata possono indebolire le piante, rendendole suscettibili ad altre patologie, fino al deperimento e alla caduta.

Il parassita compie una generazione all’anno. In primavera, le femmine adulte producono gli ovisacchi: lunghi anelli bianchi e cerosi (fino a 5-10 cm) che contengono migliaia di uova. Tra maggio e giugno, le ninfe (neanidi) escono dalle uova e si spostano verso le foglie per nutrirsi. In autunno, prima della caduta delle foglie, tornano sui rami per svernare e completare il ciclo l’anno successivo.

La gestione di questa specie invasiva richiede attenzione e tempestività, sia che si tratti di verde privato, che pubblico, in cui i cittadini sono chiamati a fare la loro parte. Ecco di seguito le linee guida da seguire. A) Monitoraggio costante, ispezionare i rami bassi, specialmente su piante isolate o in filari urbani. Gli ovisacchi sono facilmente visibili in aprile e maggio. B) Segnalazione in caso di avvistamento in zone non ancora dichiarate “infestate”; è fondamentale contattare il Servizio Fitosanitario Regionale. Fornire foto chiare e la posizione esatta aiuta le autorità a mappare l’avanzata del parassita. C) Interventi meccanici di potatura: se l’infestazione è contenuta, la rimozione manuale o la potatura dei rami colpiti è la strategia più efficace. Attenzione: i residui dei tagli non vanno abbandonati, ma distrutti o smaltiti secondo le normative locali per evitare che le neanidi si disperdano. D) Trattamenti mirati: l’uso di insetticidi a largo spettro è spesso sconsigliato in ambito urbano per l’impatto sulla biodiversità e la nostra salute. Si preferiscono trattamenti con olio bianco, che agisce per soffocamento, o lavaggi con saponi molli potassici che, tramite azione tensioattiva, tendono a sciogliere e dissolvere la cera a protezione degli ovisacchi. E) Igiene degli attrezzi: disinfettare sempre le lame dopo la potatura di una pianta infestata per prevenire la diffusione accidentale di uova.

Contenere Takahashia japonica è una sfida collettiva che unisce cittadini e amministrazioni nella salvaguardia del nostro verde pubblico!

Autore: Donatello Vallotta