Quando un drone sorvola un campo raccoglie grandi moli di dati georeferenziati che diventano prospetti grafici come NDVI, rigoglio vegetativo, condizione idrica e modelli digitali del terreno, le c.d. mappe di vigore. Si tratta di strumenti complessi, ma fondamentali per adottare decisioni aderenti e ridurre le incertezze. Attraverso queste mappe capiamo la realtà delle colture, lo stato di salute, ergo esse ne evidenziano carenze nutrizionali o malattie, attacchi fungini o infestazioni.
Altre mappe, quelle altimetriche, ci aiutano invece a conoscere il movimento dell’acqua nell’appezzamento, per guidarci in interventi mirati sull’irrigazione e prevenendo accumuli dannosi. I droni offrono vantaggi anche nella pianificazione dei lavori. Prima della semina valutano la regolarità del terreno, le aree meno produttive o le pendenze che richiedono accorgimenti. Durante la stagione, i voli permettono di monitorare la copertura vegetale, individuare anomalie e adattare il piano agronomico in tempo reale, prima che i problemi diventino irrecuperabili, vento e meteo permettendo.
Le foto costruiscono un diario visivo dell’azienda, attraverso il quale si possono confrontare andamenti, verificare efficacia dei trattamenti e stimare l’evoluzione delle fasi fenologiche (cfr. ciclo vitale). Questi rilievi danno vita all’agricoltura di precisione, finanche all’interno del medesimo campo: non tutte le zone hanno bisogno delle stesse quantità di acqua, fertilizzanti o trattamenti. Le mappe permettono di distribuire le risorse in modo mirato, riducendo i costi, ma – soprattutto – di diminuirne drasticamente le derive e di conseguenza l’insorgenza – tra addetti ed astanti – di tumori, disabilità cognitive e fisiche ed interferenze endocrine.
Quindi il drone sostituirà, in toto o in parte, la forza lavoro umana; è un investimento strategico: ci fa risparmiare tempo, carburante, prodotti chimici e soprattutto acqua. Un drone a pieno carico peserà oltre un quintale; questo a seconda del modello, del carico, delle cultivar e del tipo di area da trattare. L’obiettivo è duplice: permettere alle aziende di testare il potenziale dei droni in campo fitosanitario e raccogliere dati utili a una futura disciplina definitiva, basata su evidenze tecniche e scientifiche. Rollio, derapata, assetto, stallo, virata, beccheggio e imbardata entreranno nel lessico comune. Se utilizzati con competenza trasformeranno e orienteranno l’agricoltura verso un modello evoluto, strettamente connesso ai nuovi strumenti digitali. Non si può escludere che, tra meno di dieci anni, persino nelle città, i droni saranno più diffusi delle telecamere: magari potremo ordinare la spesa da casa e riceverla già imbustata direttamente sul balcone o alla finestra! Sul versante bellico, ahinoi, non ci sono limiti e i droni purtroppo restano strumenti di morte!
Autore: Donatello Vallotta