Il blues del Trinciato Forte, sapido e robusto come il tabacco

C’era una volta il Trinciato Forte, una band dalle connotazioni ben precise, nata all’estrema periferia della regione, che nelle intenzioni dei suoi fondatori – Gianni Ghirardini, Haifisch Heidegger e Rainer Hüller – doveva farsi portavoce di un blues che fosse anche una miscela di contaminazioni e avesse un sapore deciso, proprio come il tabacco dei monopoli di stato da cui aveva preso il nome.

Era l’inizio degli anni ottanta, un tempo che ci pare oggi lontanissimo, in cui il mondo della musica girava in modo del tutto diverso da oggi: non c’erano i tutorial di youtube innanzitutto e le canzoni le si imparava suonando assieme, non c’erano social, ragion per cui la fama e la diffusione della musica dei gruppi girava di bocca in bocca e non grazie a sterili like e mi piace.

“Non ci è voluto molto affinché il trio si evolvesse in una formazione più articolata – racconta oggi Gianni Ghirardini, organizzatore di una storica riunione del Trinciato Forte che si terrà a Vipiteno l’11 ottobre prossimo –, c’era bisogno di un frontman, visto che nessuno di noi era un cantante. È stato così che abbiamo presto arruolato il brissinese Moreno Facen, che aveva la presenza scenica di un Robert Plant, e subito dopo aver trasferito la sala prove a Varna anche il percussionista Josè Russo e il chitarrista Paolo Gabos. Il repertorio includeva qualche brano originale, come lo strumentale Pispisalla, e naturalmente cover blues che andavano da Frank Marino ai Rufus, passando per Tom Scott. In breve il nostro nome cominciò a girare, erano gli anni dei festival all’aperto, giornate intere di musica con vari gruppi in cartellone. Ogni tanto accadeva che ci imbarcassimo in brevi tour che ci portavano a suonare in Austria e Germania, così, avendo anche un consistente numero di fan che ci seguivano, giravamo su un pullman da quaranta posti e al posto dei sedili avevamo messo dei materassi! Vicino a Salisburgo, dopo un Open Air ci fu anche una partita di calcio tra gli organizzatori austriaci e il Trinciato Forte con i suoi fan.”

Quando Paolo Gabos partì per il servizio militare, il suo posto fu rilevato da Werner Bauhofer, che portò con sé il sassofonista Sandro Miori, ma a questo punto Moreno aveva cominciato a farsi vedere sempre meno in sala prove e Rainer Hüller aveva fatto ritorno in Germania lasciando libero il posto dietro i tamburi. Provvidenzialmente, tra il pubblico di uno degli ultimi concerti c’era il pusterese Roland Egger, che andò presto a ricoprire i posti vacanti di cantante e batterista.

“In breve tempo però – prosegue Ghirardini – abbiamo perso anche altri componenti e ad un certo punto siamo rimasti in tre, Haifisch, Roland ed io. È stato Roland a proporre di chiamare Sandro Melchiori, che suonava le tastiere, in particolare il piano Fender Rhodes. A lui piaceva Keith Emerson ed era molto funambolico sul palco, oltre a lui in alcune occasioni avevamo anche un percussionista e una corista. In questa seconda vita del Trinciato Forte, i riconoscimenti hanno continuato a non mancare, il circuito degli Open Air era ancora molto in voga, e potevamo sempre contare sui concerti all’estero essendo una band di confine. Nel 1985, a Traunstein, in Germania abbiamo avuto l’onore di aprire un concerto di Stanley Clarke e della sua band.”

L’idea di una riunione estemporanea del Trinciato Forte, viene fuori a Vipiteno lo scorso anno, in occasione del concerto per i 70 di Gianni: detto, fatto. A poco più di un anno di distanza il concerto viene pensato e allestito, tanto che dei dodici musicisti che hanno fatto parte della storica formazione, ben sette si ritroveranno sul palco di CasArci, la nuova sede dell’Arci di Vipiteno, la città dove tutto ebbe inizio. Qualcuno se n’è andato prematuramente come il cantante Moreno Facen, di qualcuno si sono perse le tracce, qualcun altro ha smesso di suonare: la sera di sabato 11 ottobre, alle 20.30 i sette musicisti si riuniranno dando vita ad un concentrato di musica, ricordi e aneddoti che si preannuncia emozionante e interessante, incentrata più sulla buona musica che sull’effetto nostalgia.

Autore: Paolo Crazy Carnevale