Tra le vie dedicate a scienziati, come Galileo Galilei, vi è, per dar risalto al grande contributo che l’Italia ha dato alla scienza, anche via Avogadro. Amedeo Avogadro, battezzato come Lorenzo Romano Amedeo Carlo, nato a Torino il 9 agosto 1776, studiò legge, laureandosi a venti anni, facendosi “avvocato dei poveri”. Ma Amedeo, studente brillante, in pochi anni si laureò anche in filosofia, fisica, chimica, matematica; dopo studi sui fenomeni elettrici, esaminò le relazioni tra fenomeni elettrici e fenomeni chimici. Divenuto docente di fisica matematica all’Università di Torino, approfondì studi ed esperienze, in particolare sulla struttura della materia, con riferimento alla teoria dello scienziato inglese John Dalton (1766-1844), secondo il quale (con riferimento alle minuscole particelle indivisibili di cui aveva parlato il filosofo greco Democrito) tutti gli elementi chimici sono composti di atomi. Avogadro giunse, correggendo l’opinione di Dalton, a fondare la moderna concezione atomica molecolare della materia; fu Avogadro a chiamare “molecole” le particelle più piccole. Avogadro stabilì che per formare l’acqua erano necessari due atomi di idrogeno (non soltanto uno come teorizzato da Dalton) e uno di ossigeno. Partendo da tale legge si poté indicare il peso atomico dei vari elementi chimici e stabilire le esatte formule dei loro composti. Soltanto dopo la morte di Avogadro, avvenuta a Torino il 9 luglio 1856, le sue scoperte vennero difese e dimostrate da un altro scienziato italiano, Stanislao Cannizzaro (1826-1910). Nel 1860, quattro anni dopo la morte di Avogadro, la sua ipotesi venne riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale, nel corso del Primo congresso internazionale di chimica, svoltosi a Karlsruhe (Germania). In onore del chimico e fisico torinese sono stati dedicati, oltre a Licei e Università in città italiane, l’asteroide “12294 Avogadro” e il cratere lunare “Avogadro”.
Autore: Leone Sticcotti