Giovanni Brugnoli: il content creator della spontaneità

Giovanni Brugnoli – content creator e cantante di Bolzano, fondatore dell’agenzia di Management Aurora per aiutare nuovi talenti a crescere – racconta la sua vita con trasparenza attraverso i social media. 

Tre parole con cui descriveresti il tuo lavoro.

Creativo, innovativo e decisamente poco prevedibile.

Come sei arrivato dove sei ora?

Ho iniziato nel 2013 pubblicando cover su YouTube dalla mia cameretta, ottenendo un discreto successo. Questo mi ha permesso di collaborare con etichette discografiche e lavorare come autore per vari artisti, italiani e non solo. In seguito a una proposta discografica, mi sono trasferito a Milano, dove ho iniziato a lavorare per Lorenzo Fragola mentre studiavo. Da lì, si sono susseguite diverse esperienze nel mondo della musica, fino all’arrivo del Covid, che ha messo tutto in pausa. Durante il lockdown, però, è arrivata una sorpresa inaspettata: un grande successo su TikTok. Quello che la pandemia mi ha tolto sul piano musicale, me l’ha restituito a livello creativo.

A Bolzano hai trovato un buon punto di partenza?

Non ho trovato grandi sbocchi o motivi per cui mi sono sentito valorizzato se non per il Festival Studentesco, una grandissima manifestazione che mi ha permesso di in un certo senso di arrivare dove sono. La decisione di spostarmi a Milano è stata dettata proprio dal fatto che per i sogni e progetti che avevo Bolzano mi stava un po’ stretta. 

Com’è il tuo rapporto con chi ti segue?

Lo considererei un po’ come un’amicizia, ma faccio fatica a definirlo. Con le persone che mi seguono parlo come parlerei con un conoscente o un amico, mi piace perché è tutto molto spontaneo. Sono molto trasparente: quello che pubblico rispecchia esattamente come sono, senza sovrastrutture. Sapere che le persone si identificano e apprezzano questo tipo di contenuti mi fa sentire più connesso a loro. Mi è capitato spesso, partecipando a qualche evento, di incontrare alcuni miei follower, passare la serata insieme e poi restare in buoni rapporti.

Quanto ti influenza il feedback del pubblico nelle scelte editoriali?

Non mi influenza, perché quello che pubblico è fondamentalmente la mia vita. Al massimo quando scopro che l’interesse del mio pubblico è indirizzato verso un certo tipo di contenuto allora aumento le pubblicazioni di quel tipo.

Qual è la parte migliore della popolarità? E la peggiore?

Il bello è non sentirsi mai soli, sia grazie al cloud digitale che all’incontrare followers ovunque io vada. Il brutto è sentire sempre una certa responsabilità, sia digitalmente che nella vita di tutti i giorni: se vedi qualcuno che ti guarda o che ti riconosce è difficile rimanere neutrali nei propri comportamenti perché cerchi sempre di mostrare la migliore versione di te. 

Dove trovi l’ispirazione?

È come un lampo. Per molti anni mi sono sentito in dovere di pubblicare seguendo una precisa timeline, ma da due mesi a questa parte pubblico solo quello che mi sento. Tendenzialmente le idee mi arrivano in momenti completamente casuali, senza nessun tipo di ragionamento logico, arrivano e basta e poi le pubblico. In generale quando mi viene un’idea procedo alla stesura su carta per avere una specie di canovaccio da seguire e poi realizzo il video con il mio videomaker o da solo con i miei telefoni.

Qual è la cosa più strana che ti è successa grazie ai social?

Mi sono trovato a Roma a venerare un albero con Alessandro Del Piero.

Autrice: Anna Michelazzi