I Baiuvari tra il Tirolo, il Trentino e il Veneto

Le migrazioni sono tra i fenomeni più profondi e duraturi della storia dell’umanità. In certi casi si trattò di invasioni violente (come quelle degli Ostrogoti o dei Longobardi, che occuparono gran parte della penisola italiana); in altri si tratto invece di insediamenti graduali e pacifici, che modificarono in profondità la struttura demografica, linguistica e culturale delle regioni alpine.

Uno degli esempi più rilevanti – e per certi versi ancora poco indagati – fu la migrazione dei Baiuvari che tra il VI e l’VIII secolo riguardò un territorio compreso tra l’attuale Baviera, il Tirolo austriaco, il Trentino-Alto Adige e parte del Veneto settentrionale. I Baiuvari nacquero probabilmente tra il IV e il V secolo d.C. dalla fusione di residui elementi romanici e germanici. 

Furono alleati dei Franchi merovingi, e poi, nel 788, vennero incorporati nell’Impero Carolingio da Carlo Magno, che costrinse il duca Tassilone III della dinastia degli Agilolfingi (tra l’altro parente di Carlo da parte di madre e marito della figlia dell’ultimo re dei Longobardi Desiderio) ad abdicare. Questo evento segnò l’inizio di un’espansione  franco-bavarese verso sud. Singolare la circostanza che qualche secolo dopo, nel 1027, anche i primi conti di Bolzano fossero di origine bavarese. 

Dalla metà del VI secolo, gruppi baiuvari cominciarono a migrare verso le Alpi e oltrepassarle. Le motivazioni principali furono, a parte il desiderio di nuove terre coltivabili e pascoli, il declino delle strutture tardo-romane e ostrogote e  la necessità dei Franchi di presidiare le vie di comunicazione strategiche, come il passo del Brennero, il Resia e il Monte Croce Comelico.

Nel Tirolo settentrionale, i Baiuvari si insediarono nella valle dell’Inn e nelle valli laterali. Nel Tirolo meridionale (oggi Alto Adige) e in Trentino, gli insediamenti furono inizialmente più frammentati, ma comunque significativi. I Baiuvari si stabilirono in zone montane e periferiche (ma anche a Bolzano), spesso integrandosi con i Longobardi, a loro volta “fusi” con l’antica popolazione romana. 

Tra le aree più importanti troviamo l’Oltradige e la Bassa Atesina, le valli di Non e di Sole, l’Alta Valsugana, le Giudicarie, l’Altopiano di Pinè (Miola, Faida, Montagna e Rizzolaga), il Fersental (Val dei Mocheni) con località come Persen, Palù (Palau), Vignola, Frassilongo (Florutz), Roveda (Gereut), gli Altipiani cimbri con Lavarone (Lafraun), Luserna, Folgaria (Filgreit), Vallarsa (Brandtal), Terragnolo (Latal), Val Ronchi (Rauttal) e Roncegno (Rundscheiner Berg) sopra Borgo. 

I migranti germanici in queste zone vennero spesso chiamati Teutonici o Teutisci (todeschi), nomi generici che solo dal basso medioevo si trasformarono in Cimbri (senza alcun legame diretto con gli antichi Cimbri storici). A lungo, corsi d’acqua come l’Avisio (Eveys) furono considerati confini naturali tra il mondo linguistico latino e quello germanico. 

Lo stesso vale per il Noce (Ulz), che segnava la linea di separazione politica e culturale tra la Contea del Tirolo e il Principato vescovile di Trento, quest’ultimo inserito nel Sacro Romano Impero di Nazione Tedesca dal 1027 al 1803.

I Baiuvari non si fermarono al Trentino. Giunsero, seppur in misura minore, anche nel Veneto alpino, soprattutto nel Bellunese, sugli altipiani vicentini e nelle montagne veronesi, dove la lingua tedesca si conservò fino al XV secolo e oltre.

I Baiuvari contribuirono in modo decisivo alla germanizzazione delle Alpi centro-orientali, lasciando una traccia linguistica, toponomastica e culturale che si riflette ancora oggi nella toponimia, nei dialetti e nella cultura alpina. La loro presenza fu fondamentale per la formazione dell’identità tirolese, che si consolidò solo nei secoli successivi, quando nel 1027 l’Imperatore Corrado II concesse in feudo al vescovo di Trento i territori montani, riconoscendo formalmente una realtà già esistente “de facto”.

Autore: Reinhard Christanell