L’agricoltura biologica ante litteram 

Il Novecento può considerarsi il secolo della ricerca e della sperimentazione agricola. Donne come Lady Eve Balfour o Olivia Rossetti Agresti avevano cambiato il concetto stesso di agricoltura e di prodotto della terra, con azioni pionieristiche di grande importanza che restarono nella storia.

“Un suolo sano è il fondamento di tutta l’agricoltura”. Concentrandosi sulla vita del suolo, le pratiche biologiche creano agroecosistemi equilibrati a beneficio sia degli agricoltori che dell’ambiente, così la pensava Lady Eve Balfour, un’agricoltrice visionaria, educatrice e sostenitrice dell’agricoltura biologica che ha trasformato gli atteggiamenti nei confronti dell’agricoltura sostenibile. Acquistato Haughley Green Farm, una fattoria abbandonata di 93 acri nel Suffolk, in Inghilterra, nel 1939, e vi condusse i primi confronti scientifici a lungo termine tra agricoltura biologica e chimica. La sua ricerca rivoluzionaria dimostrò che i metodi biologici possono eguagliare le rese convenzionali, migliorando al contempo la fertilità del suolo e il valore nutrizionale degli alimenti. Balfour documentò le sue scoperte nel suo influente libro “The Living Soil”, pubblicato nel 1943. La sua ricerca ha dimostrato i benefici ambientali ed economici delle pratiche biologiche ed è diventata una delle principali sostenitrici dell’agricoltura sostenibile. Il libro scatenò un vero e proprio movimento presentando l’agricoltura biologica non solo come una filosofia astratta, ma come un sistema agricolo praticabile e produttivo fondato sulla scienza. Fondò The Soil Association, con la quale guidò l’adozione delle pratiche biologiche. Grazie alla sua instancabile difesa, fu considerata la madre del movimento biologico. Mary de Rachewiltz fu fra gli iscritti alla British Soil Association e ne applicò a Brunnenburg i principi. Lady Balfour stessa visitò e soggiornò a Brunnenburg. 

Mary de Rachewiltz aveva infatti deciso – fin dalla metà degli anni Quaranta – che fra le mura di Brunnenburg avrebbe portato avanti le istanze apprese ai corsi sul metodo colturale di Giulio del Pelo Pardi presso la Federazione Nazionale dei dottori in scienze agrarie, l’agricoltura biologica di Lady Balfour, gli studi di Ronald Duncan e l’esperienza con gli aceri da zucchero fatta da Helen e Scott Nearing. Helen era cresciuta in una famiglia teosofista e fu vegetariana per tutta la vita.

Nel 1934, la coppia lasciò New York per Winhall, in Vermont, dove acquistarono un grande tratto di foresta per 2200 dollari e una fattoria di medie dimensioni per 2500 dollari. Desideravano vivere una vita più “significativa”, migliorare la loro salute e distanziarsi dalla società moderna.Nel loro podere condussero un’esistenza in gran parte ascetica e autosufficiente, coltivando gran parte del loro cibo e costruendo nove edifici in pietra in due decenni. Si guadagnavano da vivere producendo sciroppo e zucchero d’acero dagli alberi del loro terreno e attraverso occasionali conferenze a pagamento di Scott Nearing. 

Mary si interessò agli scritti di Olivia Rossetti Agresti, co-fondatrice della Fao, su come combattere la fame nel mondo aggiornandosi sulle sperimentazioni Fao ed entrò a far parte della Soil Association di Lady Eve Balfour,. Mary piantò a Brunnenburg aceri da zucchero e si adoperò affinché questi alberi di grande bellezza e di utilità per l’alimentazione umana, venissero piantati in via sperimentale in Alto Adige e in altre parti d’Italia. In un tempo in cui il mais dolce veniva utilizzato esclusivamente come mangime per gli animali, Mary portava in tavola le pannocchie utilizzandole come un cibo altamente nutriente e dal sapore delizioso.
La vita agricola Mary l’aveva vissuta fin da piccola a Gsis al maso Sama dove era cresciuta, nella sua adolescenza all’esperienza pusterese si era unita quella sul Mugello nella residenza estiva del collegio La Quite di Firenze che Mary frequentò. 
Furono i metodi improntati alla sostenibilità e all’autosufficienza, come l’allora nascente agricoltura biologica, organica e rigenerativa esposte nelle riviste inglesi come “The Farmer”, tedesche come “Organischer Landbau” e italiane come “L’Agricoltura” a colpire gli interessi di Mary informata anche sulle ricerche che in campo alimentare compiva la Fao. Gli aceri da zucchero ne furono un esempio.

Autrice: Rosanna Pruccoli