La lettera di San Vigilio e l’evangelizzazione

Il Cristianesimo impiegò molti secoli per “conquistare” l’Occidente e, in particolare, la valle dell’Adige. I cittadini romani di questa regione erano fedelissimi alle loro divinità ancestrali, tra le quali spiccava sicuramente Saturno. Per nessun motivo al mondo erano disposti ad abbracciare la dottrina del predicatore orientale che stava facendo breccia in Egitto e in Turchia, in Siria e in Palestina, ma molto meno in Gallia, in Germania e in Italia.

Nel 313, l’Editto di Milano autorizzò la pratica della religione cristiana nell’Impero; nel 380, con l’Editto di Tessalonica, essa diventò religione ufficiale dello Stato. I primi patriarchi siedono a Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Da queste città e da alcuni “missionari” parte quella grande impresa che, nel giro di pochi secoli, convertirà al Cristianesimo l’intero mondo occidentale.

Per quanto riguarda il nostro territorio, la sede della diocesi era a Trento, a sua volta suffraganea della sede metropolitana di Milano. A contrastare il dominio trentino sorse poi la sede vescovile di Sabiona. Nasce in questo contesto la “competizione” tra le due diocesi, che durerà per molti secoli. Alcuni comuni e parrocchie di confine come Laives, Bronzolo e Salorno furono ambiti da Bressanone; Caldaro, Appiano e Termeno, invece, restarono fedeli a Trento.

Le parrocchie rurali (Urpfarren) sorsero lentamente sul territorio e cercarono  di legittimarsi con documenti spesso retrodatati. Il più noto di questi è la Lettera di San Vigilio, o Epistola beati Vigilii episcopi ad Calderenses. Il contenuto della “lettera” (in realtà una raccolta di documenti) riguarda  il viaggio missionario del vescovo Vigilio, insediato nel 385 e morto nel 403, la lotta al paganesimo, la fondazione di una chiesa a Caldaro, l’istituzione di una Urpfarre con nomina di un sacerdote, l’attribuzione di un territorio e di diritti, la sottomissione della comunità a Trento e l’ammonizione a non ricadere nei riti pagani.

La lettera viene attribuita a Vigilio, effettivamente il protagonista  dell’evangelizzazione della Bassa Atesina. In realtà, il testo risale a un’epoca  tra l’XI e il XIII secolo, e raccoglie notizie trasmesse oralmente e  anche in parte inventate. Che l’opera di cristianizzazione di Vigilio non sia stata semplice è un dato di fatto. Alcuni suoi confratelli vennero massacrati, e lo stesso Vigilio morì lapidato dai pagani dopo aver gettato nel fiume Sarca una statua di Saturno. Egli fondò numerose chiese in Oltradige e Bassa Atesina. Scrive dunque la lettera, per bocca di Vigilio o di chi ne raccolse le memorie: “In loco qui dicitur Caldarium, idolatria reperta est”,  a riprova del fatto che nel IV secolo la Bassa Atesina era ancora completamente pagana. In quel luogo di idolatri fece costruire una “ecclesia in honore sanctae Mariae” e “presbyterum ordinavi qui plebem doceret et divina celebraret”. Questo sacerdote si insediò al posto dei vecchi sacerdoti pagani affinché “nullus auderet ritu gentilium sacrificare”, cioè nessuno ardisse più sacrificare secondo i riti dei pagani.

Quello che avvenne a Caldaro avvenne anche in altri comuni. Ne è prova la dedizione storica di molte comunità al vescovo di Trento, come Laives, Bronzolo, Ora, Egna e Salorno. Un’ultima annotazione della lettera merita attenzione, quando si legge: “Sit haec parochia sub potestate episcopi Tridentini”, cioè: rimanga questa parrocchia per sempre sotto l’autorità del vescovo di Trento. Questo legame venne di fatto mantenuto fino quasi ai giorno nostri grazie alla donazione dell’intero territorio della Bassa Atesina al vescovo Udalrico II da parte dell’imperatore Corrado II nel 1027.

Autore: Reinhard Christanell