Il passaggio di imperatori, papi ed elefanti

Nell’anno 799, la Bassa Atesina e il territorio di Bolzano furono testimoni di un evento eccezionale che fece irruzione nella quotidianità dei villaggi rurali: il passaggio quasi contemporaneo di due delle figure più potenti del tempo, Carlo Magno, re dei Franchi e dei Longobardi, e Papa Leone III. Un evento che proiettò questi luoghi di confine al centro della grande politica europea del primo Medioevo.

Papa Leone III era stato vittima di una congiura: accusato da alcune famiglie aristocratiche romane di indegnità morale e amministrativa, fu costretto a fuggire da Roma. Trovò rifugio presso Carlo Magno che lo accolse, lo difese e, dopo aver condotto un’inchiesta che confermò la sua legittimità, decise di scortarlo personalmente nella Città Eterna.

Il viaggio verso Roma seguì probabilmente la via del Brennero, una delle più antiche direttrici nord-sud dell’Europa, già percorsa dai Romani e in uso anche nell’alto Medioevo. È plausibile che l’imperiale corteo passasse per il valico alpino e poi lungo la valle dell’Isarco, attraversando le attuali località di Bressanone, Bolzano e la Bassa Atesina.

All’epoca, la regione era un mosaico amministrativo e culturale: parte era sotto l’influenza del vecchio ducato longobardo di Trento, parte era già inclusa nel comitatus (contea) di Bolzano, istituito dai Franchi come presidio strategico lungo le vie di transito alpine. I territori di Laives, San Quirino, Gries, Settequerce, Cardano, Renon e Weinegg erano inclusi in questa nuova struttura amministrativa che avrebbe dato origine, verso il 1050, alla città di Bolzano, di fatto fondata dal vescovo Udalrico di Trento come sede mercantile. 

Nel dicembre dell’anno successivo, il 25 dicembre dell’800, Carlo fu incoronato da Leone III nella basilica di San Pietro a Roma come Imperator Romanorum. Questo gesto segnò la rinascita dell’Impero romano in Occidente e la definitiva rottura della Chiesa di Roma con Costantinopoli, che non poteva più garantire protezione militare. Fu l’inizio del Sacro Romano Impero, durato mille anni fino all’arrivo di Napoleone.

Ma il frequente passaggio di imperatori e papi, per quanto glorioso, non era sempre e soltanto una benedizione. Le comunità locali, se da un lato accoglievano con curiosità e devozione tali personaggi, dall’altro dovevano sopportarne l’impatto: uomini, cavalli, carri trainati da buoni e rifornimenti rappresentavano un peso notevole, e le razzie di viveri non erano rare. Tuttavia, questi eventi restavano incisi nella memoria collettiva per generazioni, tanto erano straordinari.

Un curioso aneddoto riguarda la presenza di un elefante nel seguito di Carlo Magno in uno dei suoi viaggi italiani. L’animale, chiamato Abul Abbas, era un dono del califfo di Bagdad Harun al-Rashid, lo stesso reso celebre nelle “Mille e una notte”. Il pachiderma fu trasportato via mare e poi oltre le Alpi fino ad Aquisgrana, dove divenne parte del simbolico apparato imperiale. Non sappiamo se Abul Abbas accompagnò Carlo anche nei viaggi di quegli anni, ma non è da escludere: l’elefante fu avvistato in varie occasioni lungo l’arco alpino. Se davvero attraversò la Bassa Atesina, sarebbe stato il primo elefante mai visto in quelle terre.

Più certa è invece la vicenda dell’elefante Soliman, donato nel 1551 al futuro imperatore Massimiliano II e proveniente dalle Indie portoghesi. L’animale attraversò anch’esso la valle dell’Adige, soggiornando presso la locanda “Hylbe” di Ora, che da allora porta il nome di “Elefante”. Anche a Bressanone, l’Hotel Elefante ricorda il passaggio dell’insolito ospite, trasformando un aneddoto storico in eredità toponomastica duratura.

Il passaggio di Carlo Magno nella Bassa Atesina non fu quindi soltanto un momento di effimera gloria, ma un frammento della grande storia d’Europa calato nel cuore dell’arco alpino. Un episodio che ci ricorda come anche le valli più remote siano state, nei secoli, crocevia di potere, fede e leggenda.

Autore: Reinhard Christanell