Le vie del Signore sono infinite. Paese che vai, usanze che trovi. Alla fine il bene trionfa sempre. Questi e molti altri detti popolari si adattano perfettamente alla vicenda narrata da un noto storico tirolese dell’Ottocento, padre Justinian Ladurner. Originario di Merano, padre Ladurner ha redatto anche una documentata cronaca di Bolzano. In questo contributo, tanto istruttivo quanto divertente, il padre racconta, non senza ironia, come un’usanza considerata “scandalosa” si sia trasformata in un evento positivo: la fondazione di una scuola pubblica nel comune di Appiano.
Siamo nel 1518. Il potere asburgico è nelle mani dell’ultimo cavaliere, Massimiliano I, ma in Europa si diffondono a macchia d’olio le ribellioni contadine, di cui sarà protagonista il vipitenese Michael Gaismair. Insomma, la società medievale si sta evolvendo e questo mutamento si riflette anche nei costumi spesso discutibili dei nobili e del clero. In particolare banchetti, bagni scostumati e danze dionisiache di vecchia tradizione finirono nel mirino dei moralizzatori dell’epoca.
Scrive padre Ladurner nel suo articolo Come nel XVI secolo in Tirolo si trasformò una cattiva usanza in una buona: “Il 1° dicembre 1518 si riunirono ad Appiano il signor Jacob de Banisi, parroco, il signor Jacob Fuchs von Fuchsberg, cavaliere di Hohenepan e amministratore di Altenburg, consigliere imperiale e vogt (protettore) della chiesa parrocchiale, nonché rappresentante legale di Bartlme e Jörgen von Firmian, Sigmund von Spaur di Hoheneck e i fratelli Hans e Hilprand von Fuchs in rappresentanza della nobiltà, Ulrich Körbler, prevosto della chiesa, e Hans Starf, capomastro della stessa chiesa parrocchiale.
Questi uomini, membri del consiglio della comunità, decisero di eliminare alcuni abusi e introdurre al loro posto qualcosa di migliore. Fino ad allora, infatti, era consuetudine che il mercoledì di Pasqua tutta la comunità, sotto la guida della parrocchia e del tribunale di Appiano, venisse con le ancelle e i domestici del villaggio verso il “Widum” (canonica), dove ricevevano dal parroco cibo e bevande. Questo avveniva anche nel giorno dell’Ascensione, dopo che i canti del vespro erano stati intonati. L’intera comunità, accompagnata dal suono dei pifferi, tornava poi alla casa parrocchiale, dove il parroco apriva le danze e, al termine, doveva nuovamente offrire cibo e bevande a tutti.
Inoltre, il parroco ogni anno organizzava un affollato bagno pubblico (Wimmel-Bad) e poi doveva invitare i chierici della chiesa di San Paolo a un banchetto notturno. A Natale, invece, doveva inviare una ciotola di dolci alla casa del sagrestano. Queste usanze gli causavano spese ingenti e, soprattutto il bagno pubblico, era spesso accompagnato da comportamenti indecorosi.
Per porre fine a questa cattiva abitudine e trasformarla in una buona consuetudine, si accordarono affinché tutte le pratiche sopra menzionate cessassero. Tuttavia, anche la comunità non era più obbligata ad onorare i mancati servizi del parroco.
In cambio di questi sacrifici, il parroco si impegnava, per sé e per i suoi successori, a mantenere un maestro di scuola istruito e capace presso il “Widum”, fornendogli vitto e alloggio a proprie spese, oltre a mantenere i sacerdoti ausiliari. Il parroco aveva il diritto di assumere o licenziare arbitrariamente il maestro: se il suo comportamento risultava inadeguato, nobili e comunità avevano il diritto di chiedere al parroco la sua rimozione e la nomina di un insegnante più idoneo.
Il maestro di scuola era inoltre obbligato a partecipare ogni giorno con i sacerdoti assistenti e i cappellani ai canti liturgici di lode e vespro, secondo l’antica tradizione. Inoltre, per le sue mansioni di cantore, doveva prestare servizio anche a Caldaro e Termeno. Per questo riceveva un compenso annuale di 1 fiorino dal parroco e dai tre sacerdoti assistenti, pagato il giorno di San Martino.
Poiché fino ad allora non esisteva una scuola nel villaggio, il parroco mise a disposizione un terreno dietro il “Widum” per la costruzione di un edificio scolastico, il quale sarebbe stato costruito a spese della chiesa, ma sarebbe rimasto di sua proprietà.
Per quanto riguarda il salario del “Junkmeister” (maestro dei giovani) e degli scolari poveri, così come il canto dei salmi durante la Settimana Santa e l’intonazione dei canti, si dovrà seguire la consuetudine vigente a Caldaro e Termeno. Se nobili, comunità o anche stranieri e pellegrini richiedono ai sacerdoti di cantare in occasione di uffici religiosi e veglie, il compenso sarà di 2 kreuzer per una lunga veglia e di 1 kreuzer per una breve. Lo stesso importo sarà pagato per il “Placebo” o la messa per i defunti, mentre per un ufficio di lode si dovranno ricevere 2 kreuzer dai richiedenti, senza pregiudicare la retribuzione del parroco o dei sacerdoti assistenti.
Inoltre, il maestro di scuola riceverà un compenso da ogni alunno che gli viene affidato affinché lo istruisca con disciplina e diligenza. Tale compenso sarà di 15 kreuzer per ogni quadrimestre mentre per il periodo della “Wimmat” (vendemmia) e del Carnevale sarà di 1 “Ausstreichkreuzer”. Durante l’inverno, ogni studente dovrà fornire quotidianamente due pezzi di legna da ardere, oppure pagare un riscatto di 1 pfennig bavarese per l’intero inverno.
Per quanto riguarda l’usanza del parroco di invitare a pranzo nei giorni festivi i nobili appartenenti alla comunità e di servire una zuppa ai loro domestici nei giorni di festa, questa tradizione – conclude non senza sarcasmo padre Ladurner – dovrà continuare.”
Autore: Reinhard Christanell