Pubblicare un libro ad undici anni: Siegfried, il nipote di Ezra Pound

“Caro Walt, siccome la tua famiglia sembra occupata in attività culturali e altro, perché non traduci tu l’articolo di Giono?”. Ecco il frammento di una lettera del ricco epistolario che intercorse fra Siegfried de Rachewiltz e il famoso nonno Ezra Pound. 

Attraverso un ricco e quanto mai affiatato rapporto epistolare, Ezra Pound riusciva ad essere un nonno affettuoso anche dalla sua stanza al Saint Elizabeth. La lunga detenzione non gli aveva mai permesso di tenere il neonato in braccio, né di partecipare al suo battesimo o alla sua prima comunione, non aveva mai potuto abbracciarlo né sfiorarne la pelle, ma con l’andare degli anni la scrittura si era sostituita alle carezze, alla favola della sera, e poi, pian piano, si era fatta anche confidenza e complicità. 

Così, nella lettera del 4 novembre 1956, il nonno Ezra aveva commissionato al piccolo ometto un delicato lavoro di traduzione, ma si era premurato di allegarne anche le istruzioni: “Potrà sembrati un lavoro lungo, ma se tu facessi quattro o cinque righe al giorno, a Pasqua avresti fatto già qualcosa”. Poi, a conclusione, con quel fare convincente e complice, tipico di un nonno, aggiungeva: “Anche per sapere qualcosa che il tuo babbo non sa, potresti includere tre o quattro caratteri sumeri in ogni lettera che mi mandi, così quando arrivi all’Università sapresti qualcosa di diverso”. E, quasi per smorzarne la valenza, passava a parlare d’altro: “Credo che il dizionario sia finalmente arrivato a Brunnenburg. Per i prossimi trent’anni il greco sarà più vivace del latino, io non conosco il greco abbastanza. (…)”

Siegfried, che era nato nel 1947, frequentava le scuole a Tirolo, e portò a termine il suo impegno. Aveva 11 anni, quando fu pubblicata la sua traduzione di L’uomo che seminò speranza e raccolse felicità, Scheiwiller, Milano 1958.

Vanni Scheiwiller che, come ricorda oggi con orgoglio ed emozione lo stesso Siegfried de Rachewiltz, era il suo padrino, lesse la traduzione e, affascinato dall’impegno e dalla serietà del bambino, decise di pubblicarla nella collana “All’insegna del pesce d’oro” in cinquecento copie numerate e precedute dalla firma autografa di Jean Giono e da un disegno “opera del traduttore”. 

Siegfried aveva infatti deciso di corredare la traduzione con una illustrazione di sua produzione e scelse un passo ben preciso per il suo disegno: “Il pastore andò a prendere un sacchetto e ne rovesciò un mucchio di ghiande sulla tavola. Incominciò a ispezionarle, una per una, con grande attenzione, separando le buone dalle cattive. Io fumavo la mia pipa, mi offrii di aiutarlo. Mi disse che era lavoro suo. E, vedendo l’attenzione che vi poneva, non insistetti (…). Quando ebbe selezionato cento ghiande perfette, smise e andammo a letto”.

Autrice: Rosanna Pruccoli