Capitoli di vita tradotti in canzoni

Per Isabella Magnanini, in arte Isa, la musica ricopre da sempre una parte fondamentale nella sua vita. Tanto da volerne fare un lavoro a tutti gli effetti. E lo ha capito sin da subito, quando tanti anni fa ha preso per la prima volta in mano una chitarra e ha iniziato a dare fiato alla sua voce, potente ma delicata allo stesso tempo.

Ventisette anni, di Laives, Isa ha alle spalle diverse esperienze nel mondo musicale, ma solo recentemente ha pubblicato il suo primo progetto ufficiale, che ne segna una sorta di debutto all’interno della scena altoatesina.
“Mi presento” è il titolo del suo EP composto da cinque tracce e disponibile sui classici store digitali. Un prodotto pop, ma che presenta contaminazioni e influenze blues e jazz. Melodie eclettiche che fanno da tappeto alle parole di Isa, e che fungono da biglietto da visita verso il pubblico. “Considero questo lavoro come un curriculum vitae musicale. Qua dentro ho raccolto tutte le esperienze più significative della mia vita”. 

Da dove nasce l’idea di questo EP?
Ho iniziato a concepire il disco durante il primo lockdown perché avevo finalmente del tempo libero per concentrarmi sulla scrittura delle canzoni. Così è nato “Cura”, il mio primo singolo. Da lì ci ho preso gusto e a ruota sono nati tutti gli altri pezzi. Per le produzioni e le registrazioni mi sono appoggiata a uno studio di Torino, che ha saputo tirar fuori il meglio di me, anche se gran parte del lavoro si è svolto a distanza.

Cosa ci raccontano queste tracce?
“Mi presento” svela tutti quei lati di me che ho sempre tenuto nascosti e che non tutti conoscono. Ho svolto un grande lavoro di introspezione che mi ha permesso di produrre questi “capitoli” della mia vita tradotti in canzoni. Dalla mia fuga all’estero all’incontro con il mio ragazzo, passando per i miei dubbi e le mie debolezze, fino all’omaggio a mia madre. È stato un percorso emozionante, come farsi un giro sulle montagne russe…

In che senso?
Creare delle canzoni che parlano della propria vita cercando di mantenere allo stesso tempo un imprinting positivo e propositivo non è stato semplice. Ma ho voluto fortemente unire questi due aspetti che credo si fondano bene insieme. E i feedback mi stanno dando ragione.

Possiamo dire che sei nata con la musica nelle vene…
La mia è una famiglia artistica, mio padre canta in un coro e mia mamma fa teatro per passione. Io già da piccola cantavano le canzoni de “Lo zecchino d’Oro”, poi sono arrivati i primi concorsi e le esperienze con band e canzoni in lingua inglese. Ora continuo a coltivare il mio sogno di vivere di musica.

In passato hai vissuto a Londra. Cosa ti porti dietro da questa esperienza? 
Londra mi ha aperto gli occhi perché mi ha introdotto al mondo degli adulti. Ci sono andata a diciannove anni e lì ho imparato a gestire molti aspetti importanti della vita. È una città che ti aiuta a credere in quello che fai, è molto meritocratica e questo è un insegnamento importante. Dal punto di vista musicale ho avuto l’opportunità di ascoltare band che non venivano mai a suonare in Italia e a confrontarmi con sonorità nuove che mi hanno permesso di aprire una finestra su generi che non conoscevo.

In Alto Adige c’è futuro per i giovani?
Credo che vengano aiutati troppo poco. C’è bisogno di un maggiore supporto nei confronti dei ragazzi, perché sono il futuro del territorio. Spesso succede che o hai delle buone conoscenze oppure è difficile ritagliarsi il proprio spazio, in qualsiasi ambito. Molti artisti emergenti ad un certo punto escono dall’Alto Adige cercando fortuna da un’altra parte. Per vivere di musica in questa provincia a volte devi scendere anche a compromessi. E non tutti sono disposti a farlo.

Autore: Alexander Ginestous