Il problema del contagio della pandemia, dell’isolamento e dell’auto-isolamento è antico, almeno, quanto la storia dell’uomo. I nostri progenitori Neaderthal e Sapiens lo sapevano bene. Chi si ammalava all’interno del gruppo si auto-isolava per non contagiare gli altri esseri umani. Ma esisteva una “pietas” pregressa, che faceva sì che gli esseri “ammalati”, non venissero del tutto abbandonati. A questi individui infatti si dava, comunque, assistenza. Offrendo portava cibo e, per quanto possibile, le semplici cure mediche che le povere conoscenze di allora potevano consentire. Per quanto riguarda la storia di Bolzano il problema della salute, e della gestione della malattia erano ovviamente presenti sin dalle origini. Dalla conca bolzanina i romani si erano tenuti alla larga, temendo le pozze d’acqua lacustri, pericolose e malsane, portatrici di diverse pericolose e mortali malattie. I Reti prima di loro invece, avevano imparato a sfruttare le sorgenti d’acqua, ma quelle salubri, in senso benefico. Ne fecero infatti un vero e proprio culto, legato alla dea Reatia. Insieme alla località di Este (Padova) uno dei maggiori luoghi di venerazione, nonchè di utilizzo ai fini curativi in territorio alpino, fu proprio quello sito in località San Maurizio, i famosi “Bagni di Zolfo”.
Ma veniamo ai tempi più recenti. Siamo nel 1271 e un gruppo di ricchi mercanti bolzanini, decide di costituirsi in confraternita, la Confraternita di San Spirito. A proprie spese fa erigere, di fronte alla chiesa di S. Maria alla Palude, dove si trova l’odierno Duomo, un Hospitium. In esso venivano accolti: malati, poveri, pellegrini, vagabondi (quelli che noi oggi chiamiamo “senza fissa dimora”). Tale confraternita, costituita da laici, si proponeva di dare assistenza agli infermi affiancandosi all’opera di assistenza degli ordini ecclesiastici, che tramite i loro conventi, erano anche centri di cultura medica e farmaceutica. A Bolzano tale compito era svolto, dagli attigui conventi dei Francescani e dei Domenicani. L’antica costruzione dell’Hospitium è attualmente incorporata nell’edificio delle Poste e nel blocco architettonico, della parte retrostante, di fronte la chiesa di S. Domenico, dove venne poi costruito il Ginnasio cittadino. Tracce di esso sono visibili in entrambi i fronti strada, in via Cappuccini e in piazza Parrocchia. Ma le ricorrenti epidemie e l’elevata mortalità registrata fra i ricoverati, determinarono a un certo punto anche la creazione di un “lazzaretto” per l’isolamento dei più colpiti dalle malattie. Determinanti, rispetto a tutto ciò, furono due grandi pandemie nella storia cittadina: gli episodi di peste del 1347 e del 1478. Venendo così ad affermarsi il concetto di un luogo non più dedito alla guarigione degli inermi e del loro recupero, ma come mezzo, strumento e luogo di difesa per i sani. Il luogo scelto per il lazzaretto fu al di fuori della città, oltre ponte Loreto, ai piedi del Virgolo. Il lazzaretto venne gestito dai Cavalieri dell’Ordine Teutonico. Ristrutturato nel 1718, rimase attivo fino al 1879. L’antico ospedale di S. Spirito, invece, rimase in funzione fino al 1859, ovvero fino a quando venne costruito il nuovo ospedale su progetto dell’architetto Sebastian Altmann, nell’edificio che oggi ospita l’Università di Bolzano.
In foto principale: Qui in passato era situato l’Hospitium di Bolzano
Autore: Flavio Schimenti