Coronavirus. Io resto a casa. E io vorrei… ma non posso.

L’indicazione del momento è #IoRestoaCasa. Una scelta necessaria per arginare la diffusione del virus che, come abbiamo ormai appreso, si trasmette da persona a persona per via aerea. Per questo bisogna mantenere una distanza minima di un metro nei rapporti interpersonali. Tutti aspettano i primi segnali della fine dell’incubo.

Molte attività che prevedono l’incontro tra persone, sono state sospese e vietate. Chi può deve restare a casa. È una misura di prevenzione. Qualcuno lo definisce anche un atto di solidarietà nei confronti di chi, come gli anziani già malati, è particolarmente a rischio di contrarre la malattia. Paura e solidarietà: i motivi per i quali la gran parte dei cittadini obbedisce alle ordinanze. Ma c’è un problema. Non tutti hanno una casa. La Caritas di Roma ha lanciato un nuovo hashtag: #vorrei…manonposso. Le persone senza dimora per definizione non ce l’hanno un’abitazione. Ce ne sono molte anche nella nostra provincia. Una parte di esse è già alloggiata in case di accoglienza. In certi casi le strutture di ospitalità notturna hanno esteso gli orari di apertura. È chiaro che non si può chiedere a chi non ha casa di restare a casa. Ma ciò non fa altro che mettere in rilievo un problema che precede l’epidemia e che il virus rende solamente più evidente. È curioso che solo ora, per paura del contagio, le istituzioni si accorgano dei “senza dimora”. Le ordinanze e la situazione sanitaria obbligano a casa soprattutto chi appartiene a categorie a rischio. È bello vedere come ovunque ci sia mobilitati per dare una mano alle persone più anziane, ad esempio nel fare per loro la spesa. Hanno cominciato alcune organizzazioni giovanili di Bolzano e poi l’iniziativa si è diffusa a molti altri. Infine ci sono quelli che non possono restare a casa perché prestano la loro opera negli ospedali e nell’ordine pubblico, nelle case di riposo, nei centri di accoglienza e nei servizi alle persone fragili. Operatori e volontari. A loro va un grazie tutto particolare.

Autore: Paolo Bill Valente