Il virus ci ricorda le cose di cui ci eravamo scordati

“Care concittadine e cari concittadini, senza imprudenze ma senza allarmismi, possiamo e dobbiamo aver fiducia nelle capacità e nelle risorse di cui disponiamo”. Così il Capo dello Stato Sergio Mattarella nel suo messaggio della scorsa settimana. Non si costruisce nulla se non sulla fiducia tra le persone e nelle istituzioni.

L’epidemia a cui il nostro Paese cerca di far fronte ci sta ricordando alcune cose che avevamo dimenticato.
La prima è che doversi fermare davanti a un confine non è bello. La creazione di “zone rosse”, la limitazione degli spostamenti da e verso alcune provincie, erigono attorno a noi muri invisibili ma reali, forse più reali di tanti muri che attraversano il nostro mondo e le nostre teste.
Allo stesso tempo facciamo l’esperienza opposta: non c’è confine che tenga. Possiamo schierare l’esercito, ma il virus, lui passa. L’unico modo per “difendersi” non è prendersela contro il microrganismo che varca la frontiera, ma è cambiare noi comportamenti e atteggiamenti.
Ecco una terza (ri)scoperta. Le nostre azioni, anche le più semplici, hanno delle conseguenze sugli altri. Questa cosa si chiama anche “etica” e “responsabilità”. I consigli e le restrizioni che ci vengono dalle autorità competenti, non sono solo per noi. Non servono solo per sfuggire noi stessi al contagio, ma soprattutto perché il nostro comportamento non sia causa di infezione per altri, magari per persone più deboli di noi, che non potrebbero sopravvivere alla malattia. Rispetto a ciò siamo però ancora un po’ lontani. Abbiamo visto molti, nei giorni passati, preoccuparsi in modo esagerato della propria incolumità. Un po’ meno – ma ci sono stati, eccome – quelli che hanno capito che la salute è un bene comune. Ci sono stati pure coloro – i cosiddetti sciacalli – che hanno approfittato della crisi sanitaria per racimolare consenso.
Infine la distanza. Quel metro di distanza che ci viene imposto ci ricorda la necessità esistenziale della vicinanza. Della prossimità.

Autore: Paolo Bill Valente