Castel Rodengo e il Ciclo di Yvain

Fra i castelli più suggestivi dell’Alto Adige non può essere trascurato Castel Rodengo che con la sua struttura imponente e vasta caratterizza lo sperone roccioso a strapiombo sulla Gola della Rienza e il paesaggio del piccolo agglomerato di Villa di Rodengo.

Costruito nel 1140 dai Signori di Rodank, una famiglia di ministeriali del Principe Vescovo di Bressanone, che si estinse nel 1300, nel Medioevo fu una delle fortezze più ampie dell’arco alpino, ricca di stanze e sotterranei. Estinti i primi proprietari, per quasi duecento anni la fortezza fu amministrata dalla Contea del Tirolo ma nel 1491 l’Imperatore Massimiliano lo passò ai Conti di Wolkenstein-Rodenegg. Fu poi ampliata e trasformata in una elegante residenza nobiliare dai Wolkenstein che la possiedono e la abitano a tutt’oggi.   

Oltre agli arredi rinascimentali a tutt’oggi visibili, sono gli affreschi del Ciclo di Yvain di Hartmann von Aue, scoperti e restaurati solo nel 1972, ad essere il gioiello prezioso che il maniero custodisce.  

L’ampio ciclo ad affresco fu realizzato tra il 1200 e il 1220 e sono considerati il più antico ciclo profano di area tedesca. Il protagonista del ciclo è Yvain, il celebre cavaliere del romanzo francese scritto in versi intorno al 1173, da Chrétien de Troyes Yvain ou Le Chevalier ou Lion. Il romanzo era divenuto famoso nelle aree di lingua germanica grazie alla traduzione-rifacimento nel 1205 di Hartmann von Aue. Gli affreschi di Rodengo occupano tre pareti e sono suddivisi in undici scene che si concentrano sui primi 2500 versi del poema. Essi raccontano di Yvain che nella foresta di Brochelandia uccide Ascalon, il cavaliere custode della Fontana magica, e ne sposa la vedova la bella Laudine. Partito nuovamente alla ricerca di avventure, l’eroe scorderà di tornare dalla sposa nel giorno stabilito e ne perderà così l’amore. Per poterla riconquistarla dovrà affrontare nuove prove e nuove imprese. Le scene presentano sempre i protagonisti scrivendone il nome come Ywain, Aschelon, Luneta Laudina. 

La sequenza inizia sulla porta d’ingresso, la partenza di Yvain che si congeda dal padrone di un castello dove era stato ospite e da sua figlia e muove alla ricerca di nuove avventure. Segue l’incontro nella foresta con l’uomo dei boschi, l’uomo selvatico, che indica a Yvain la via che conduce alla fontana magica, dove potrà avvenire l’incantesimo che trasforma il cavaliere in uno sciamano in grado di dominare per breve tempo gli elementi e la natura. Segue  il duello con il guardiano della fonte, il re Aschelon, il suo ferimento mortale da parte di Yvain e l’inseguimento nel castello del sovrano. Seguono le scene che si svolgono all’interno del castello: Yvain prigioniero che si salva grazie all’intervento della damigella Luneta che gli consegna un anello magico che lo rende invisibile; le esequie di Aschelon che l’eroe spia da una finestra mentre Luneta con una mano sulla fronte gli trattiene il volto perché non guardi; il pianto di Laudina per il marito defunto e l’innamoramento per lei per  Yvain, la scena della ricerca dell’eroe da parte degli uomini di Aschelon che fendono inutilmente l’aria con le spade perché l’eroe è protetto dall’invisibilità. Nell’ultima scena mostra l’eroe che inginocchiato e pentito viene presentato da Luneta alla sua signora Laudina. 

Autrice: Rosanna Pruccoli