La residenza Rottenbuch

C’è un luogo a Bolzano che mi ha sempre affascinato. Si tratta della Residenza Rottenbuch a Gries, oggi sede dell’Ufficio Beni architettonici ed artistici della Provincia di Bolzano. Dalla scuola elementare Manlio Longon, che era lì vicino, potevo osservare questo edificio dalla finestra della mia aula. La residenza era ormai abbandonata da anni, allora, e quell’aspetto di forte degrado le dava qualcosa di spettrale, soprattutto la sera.
Il palazzo attuale è frutto di una serie di interventi che vanno dal Medioevo a tutto il corso del Seiecento. Esso nasce come edificio di due piani di forma torre, in funzione di maso agricolo, chiamato “Gandlhof”, posto in mezzo ad una distesa di campagna coltivata a vigneti, di proprietà della fattoria vescovile agostiniana di S.Afra con sede a Bolzano.
Ampliato nel ‘500 sul lato orientale con un nuovo rustico, l’edificio inizia ad essere trasformato in residenza a partire dal 1567, quando i Rottenbuch, appartenenti alla ricca borghesia bolzanina, ereditano il maso e sono elevati a grado nobiliare dall’arciduca Ferdinando II. I Rottenbuch hanno in mente di trasformare il complesso architettonico in uno dei più belli edifici della regione alpina. Per realizzare tale cambiamento vengono chiamate le maestranze lombarde presenti a Bolzano, ovvero i maggiori artefici della trasformazione architettonica del ‘600 e della “renovatio urbis” bolzanina.
Lo stile sarà quello che Nicolò Rasmo chiamerà Oltradige. L’edificio diventa un blocco unico adornato da bifore, ricchi erker ed una elegante scala esterna. L’interno viene arricchito con soffitti a trave lignea dipinti, bellissime stufe in maiolica, cicli di affreschi a tema cavalleresco, nobilare e profano, alla maniera di quelli presenti a Castel Mareccio -1588/1590 e quelli di Georg Mueller Pampbergensis con le leggende di S.Giuseppe – 1598.
Nel 1650 il complesso passa al mercante a David Wagner, la cui famiglia viene elevata al rango di baroni di Sarentino. L’edificio viene sopraelevato di un piano e viene ricavato il “salone delle feste”, uno dei più grandi di Bolzano, voltato nel 1681 ed arricchito di un bel caminetto in stile italiano. La baronessa Maria Viktoria, nel 1684 ricaverà nell’edificio al secondo piano una cappella dedicata alla Madonna di Loreto.
Ristrutturato nel 1977, il palazzo oggi è sede della Soprintendenza provinciale ai Beni Culturali.

Autore: Flavio Schimenti