Poor Boy, il nuovo album di Hubert Dorigatti

Quarto disco in cinque anni per Hubert Dorigatti. Non è da tutti, soprattutto se si riesce a non ripetersi. Dorigatti è riuscito a realizzare dei dischi quasi a tema, lavorando sulla ricerca dei suoni, su diversi modi di interpretare una musica dalle sfumature multicolori. E lo ha fatto con cognizione di causa, dimostrando di conoscere profondamente ciò che suona, di averlo studiato con attenzione, di essersene appropriato e di avere accettato anche che il blues si appropriasse di lui, della sua chitarra, della sua voce. Già, perché chi considera Dorigatti solamente un ottimo chitarrista, sbaglia: la sua voce è credibile, parecchio, nelle vesti di interprete blues. Poor Boy, per l’etichetta lombarda Appaloosa, responsabile anche delle tre uscite precedenti, è il titolo del nuovo prodotto, uscito in concomitanza col cinquantesimo compleanno del suo autore (auguri!).

“Questo disco – racconta entusiasta Dorigatti – è nato con l’intenzione di andare un po’ in una direzione differente. Ho cercato di tornare alle radici, l’ultimo, quello registrato a Nashville aveva un approccio più rock, il tributo a Blind Boy Fuller era un omaggio ad un artista del passato e Stop era blues elettrico a tutto tondo. Qui invece ci sono un po’ tutte le influenze ma ho lavorato sui suoni, in particolare ho trovato un batterista, Alex Höffken che usa una batteria molto vecchia, coi tamburi in pelle che suonano differentemente dalle batterie di oggi. E poi c’è il tema conduttore, che è il fatto di aver registrato con diversi armonicisti.”

Sette armonicisti differenti che hanno dato un solido contributo al lavoro, tanto che in copertina, il disco è accreditato a Hubert Dorigatti feat. the Blues Harp Masters. Nove brani in tutto, sette blues firmati da Dorigatti, una cover ed un bonus track, autografo, cantato in ladino dalla compagna del musicista, Laura Willeit, che grazie ad un bell’arrangiamento con la chitarra slide, trova una collocazione ideale alla fine del disco.

“Cianore – spiega l’autore – è il nome della località in cui viviamo, Laura ed io abbiamo voluto celebrare il nido della nostra famiglia con una canzone e mi è parsa una buona idea recuperare il brano, che era stato un singolo a sé stante, per chiudere il nuovo album. Quanto alla cover, è The Ocean dei Led Zeppelin. Una canzone che mi è sempre piaciuta, ma mi era chiaro che non avendo la voce di Robert Plant dovevo andare in un’altra direzione per interpretarla, credo di essere riuscito a fare un buon lavoro”.

Il brano in oggetto è in effetti molto riuscito, c’è ospite l’armonicista polacco Greg Zlap, la stessa voce di Dorigatti sfodera sfumature notevoli e il sound del pianoforte è molto originale. Altra canzone memorabile è Mountain Blues, che potremmo definire un po’ il manifesto musicale dell’autore, un omaggio al suo genere musicale e alle montagne pusteresi su cui abita, registrato praticamente in casa, utilizzando come percussione tutto ciò che capitava in mano nella stalla di casa. Qui, a suonare l’armonica c’è il prodigioso Fabrizio Poggi, musicista più volte candidato ai Grammy Award, in lizza – è notizia di pochi giorni fa – anche per l’edizione 2026. Ma l’ospite più titolato di Poor Boy, è Charlie Musselwhite, un autentico pezzo di storia del blues, che presta oltre alla sua celebre armonica, anche la propria voce, accompagnando l’autore nella seconda strofa del brano che intitola il disco. 

“Con Fabrizio – ci spiega Hubert – collaboro da diverso tempo, suoniamo frequentemente insieme anche dal vivo. È lui che mi ha messo in contatto con Musselwhite, ed è stata subito una cosa spontanea, tanto che oltre a suonare, ha anche cantato nel brano; Jason Ricci è un musicista di New Orleans, che ho conosciuto durante una trasferta americana, Roly Platt è invece canadese, ed ha un curriculum invidiabile. Mi ha aiutato molto anche Christian Deimbacher, un mio amico armonicista austriaco, davvero importante per il disco, è tramite lui che ho trovato Roly Platt. Fondamentale, come tutti i musicisti presenti, tra cui cito il tastierista Michele Bonivento.”

Unico appunto che possiamo fare al disco, è l’assenza di armonicisti di casa nostra (pensiamo a Werner Braito e Loris Anesi ad esempio), ma Dorigatti assicura che il disco potrebbe avere un seguito e vi potrebbero trovare posto anche loro. Intanto si attende il concerto bolzanino per il lancio del disco, al Pippo Stage, il 27 novembre prossimo. Save the date, come dicono gli americani!

Autore: Paolo Crazy Carnevale