La Bassa Atesina: numeri, storia e identità

La consistenza numerica dei gruppi linguistici rappresenta ancora oggi uno dei pilastri su cui si regge l’autonomia altoatesina. Nel 2023, la popolazione dell’Alto Adige risulta così suddivisa: il 68,61% appartiene al gruppo linguistico tedesco (in calo di quasi un punto rispetto al 2011), il 26,98% al gruppo italiano (in leggero aumento di circa 0,8 punti), il 4,41% al gruppo ladino. A questi si aggiungono 52.647 cittadini stranieri, pari al 9,9% della popolazione totale. Solo a Bolzano gli stranieri sono 15.457, ovvero il 14,5% della popolazione cittadina. Un dato rilevante, finora poco integrato nelle dinamiche politico-istituzionali. La matematica chiede spazio, ma la politica non sembra ancora pronta.

Per fare un paragone storico, nel censimento linguistico dell’Impero austro-ungarico del 1900, nel territorio del Tirolo vennero registrati 460.840 germanofoni (compresi anche ladini germanizzati) e 368.020 italofoni e retoromani. All’epoca, Un commentatore del tempo scrisse: “Il Tirolo è dunque romanzo per quasi la metà.”
Il Tirolo settentrionale era quasi totalmente tedesco, mentre il Tirolo meridionale – cioè quello al di qua delle Alpi – mostrava una netta prevalenza romanzo-italiana, con una percentuale vicina al 60%: 229.027 Tedeschi contro 328.086 Romanzi. Quando inizia la divisione tra “romanzi” e “germani”? Fino al V secolo, il territorio era parte dell’Impero romano e popolato da cittadini di lingua latina. La loro origine poteva essere africana, gallica, illirica o siriana, ma erano romani a tutti gli effetti. Dopo il collasso dell’Impero romano d’Occidente, la situazione divenne incerta: i nuovi padroni erano popoli “barbari”, ma la base della popolazione restava latina.
Dopo la guerra gotica (535–553), molti Goti furono decimati o si dispersero. Secondo alcune ipotesi, gruppi gotici si sarebbero stabiliti nel Vicentino, nella Marca Trevigiana e nelle valli trentine, ma nella Val d’Adige mancano toponimi o tracce linguistiche che confermino una presenza gotica significativa. Il cambiamento decisivo avvenne dopo la sconfitta dei Longobardi di Desiderio nel 774 ad opera dei Franchi.
Mentre i Longobardi si erano nel frattempo romanizzati, i Bavari – già presenti nel Tirolo orientale e settentrionale sin dal VI secolo – vennero spinti verso sud dai Franchi. I Bavari (Bajuwaren), popolazione germanica cristianizzata dai missionari franchi, si erano inizialmente stabiliti in Baviera sotto la guida della dinastia degli Agilolfingi (es. Theodo I, 640–680).
Dopo l’annessione della Baviera da parte dei Franchi nel 788, molti coloni bavari si spinsero a sud, verso la Val d’Isarco e la Bassa Atesina, germanizzando progressivamente le zone comprese tra Laives e Salorno. I Bavari si insediarono in numerose località: Leifers (Laives), Branzoll (Bronzolo), Auer (Ora), Neumarkt (Egna), Tramin (Termeno), Montan (Montagna), Kurtatsch (Cortaccia), Kurtinig (Cortina sulla Strada del Vino). Questi insediamenti erano agricoli, spesso legati a donazioni vescovili o imperiali, con strutture sociali organizzate attorno alle vecchie curtes longobarde e ai nuovi centri parrocchiali di stampo franco.
Il prossimo passaggio fu quello dall’Impero Carolingio al Principato Vescovile. Nell’814 morì Carlo Magno, che passò il timone al figlio Ludovico il Pio, che ereditò anche la Bassa Atesina. Nell’ 817, con l’Ordinatio Imperii, il Tirolo e la Bassa Atesina passano a Ludovico il Germanico. Dopo il Trattato di Verdun dell’843, il territorio passa a Lotario I. Nel 952 la Bassa Atesina entra nella marca di Verona, a conferma della persistente romanità dell’area. Finalmente nel 1027 con Corrado II il Salico, Bolzano, Trento e la Val Venosta vengono affidate al vescovo Udalrico di Trento e nasce il nucleo del principato vescovile di Trento, con confini e identità più stabili.
In conclusione possiamo dire, che la Bassa Atesina come la conosciamo oggi è frutto di una lunga stratificazione etnica e linguistica: Romani e romanzi come base originaria, Longobardi che si integrarono nella popolazione latina, Bavari che, sostenuti dai Franchi, imposero elementi di lingua e cultura germanica, con un lento ma costante processo di germanizzazione, specialmente a nord di Salorno. Il risultato è un territorio misto, culturalmente complesso, in cui numeri e storia si intrecciano, e dove il presente multilingue ha radici profonde nel passato.

Autore: Reinhard Christanell