La Chiesa di San Giovanni Battista nata su un sacello di epoca carolingia

Eretta nel XIII secolo, la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Lasa prese posto sulle fondamenta di un antico sacello di epoca carolingia. Il dato è stato scoperto durante i lavori di restauro della chiesa nel 1974, quando sotto la chiesa in marmo, costruita intorno al 1220/1230, sono stati rinvenuti i resti della chiesa precedente.

La sua pianta si dipanava sotto l’attuale abside. Attraverso uno scavo parziale, è stato possibile riconoscere le fondamenta del piccolo sacello ad aula. Queste fondamenta risalgono molto probabilmente al IX secolo, come dimostra il ritrovamento di un frammento di marmo, una testa, databile al V o al VI secolo. I manufatti erano inseriti nel lato dell’arco di trionfo che precedeva l’abside. Intorno al 1200 o poco più tardi, al posto della chiesa carolingia fu costruita la cosiddetta chiesa di marmo. Durante la guerra d’Engadina, nel 1499 la chiesa romanica fu incendiata. Dalle sue ceneri, nel 1504 circa, sorse una chiesa gotica intitolata a san Giovanni Battista. La chiesa fu consacrata dal vescovo ausiliare e vicario generale di Coira, Stephan Tschuggli. La relazione della visita pastorale avvenuta nel 1638 da parte del vescovo Giovanni VI Flugi di Aspermont descrive: “La chiesa parrocchiale di San Giovanni a Lasa è un luogo di culto molto bello, la chiesa ha una volta continua, ha un organo particolarmente degno di nota fuori dal coro, sul lato del Vangelo, così come tre altari, poi un tabernacolo sul lato del Vangelo; l’ostensorio di rame è dorato e ha un vetro rotto. Sul lato dell’epistola, sopra la porta della sacrestia, si trova un pulpito in pietra. La torre è alta e appuntita e ha un orologio. Questa chiesa fu consacrata di recente nel 1416 da Corrado vescovo ausiliario di Trento e nel 1502 da Stefano di Coira, insieme alla chiesa di San Marco Evangelista, dove consacrò due altari nel coro”.
Nel 1758/1759 l’abside romanica fu demolita e rimasero solo i muri di fondazione. Al suo posto fu costruito un coro esagonale, utilizzando gran parte del materiale dell’abside, che ne facilitò notevolmente la successiva ricostruzione. Quando la chiesa fu ricostruita nel 1849, il coro fu chiuso con un muro e da allora fu utilizzato come sacrestia. Nel 1930, l’ufficio delle belle arti di Trento fece ridurre la capriata del tetto della sacrestia per esporre nuovamente la parete del timpano orientale. La chiesa fu risparmiata dai grandi incendi del 1763 e del 1861, anche se il campanile e il tetto della sacrestia furono distrutti nel 1861.
Oggi sono visibili le parti originarie d’epoca medievale e romanica come la torre e il lato restaurato dell’abside. L’abside romanica, suddivisa in ordini sottolineati da teorie di archetti ciechi, mostra decorazioni ad intreccio, a foglie d’acanto spinose. Figure antropomorfe dal ruolo apotropaico si fronteggiano e si accostano alla figura del leone e del drago. Splendidi esempi di scultura romanica probabilmente degli stessi maestri comacini che lavorarono in altre chiese e ai portentosi portali di Castel Tirolo. All’interno oltre ad un pavimento di candido marmo di Lasa si snoda la navata unica a volta a botte, ampia e luminosa in stile storicista. L’altare maggiore e i due laterali nelle tonalità del rosa e del bianco sono in stile barocco. La pala dell’altare maggiore raffigura San Giovanni Battista intento a battezzare Gesù. La pala dell’altare laterale raffigura Pietà. La chiesa può contare su un organo realizzato nell’ottocento.

Autrice: Rosanna Pruccoli