San Pancrazio, il martire decapitato a Roma per volere di Diocleziano, appartiene alla schiera dei cosiddetti “Santi del ghiaccio”. Ne fanno parte San Mamerzio, San Servazio e San Bonifacio. Nella tradizione contadina tirolese essi sono santi assai tenuti perché portano con loro un rigurgito di freddo con gelate anche devastanti per il raccolto. Essi sono al Centro di numerosi detti popolari che esprimono alcuni degli scenari possibili per clima e raccolto. Le notti fra l’11 e il 15 maggio i contadini tradizionalmente vegliavano e scrutavano il cielo. La coltre delle nubi avrebbe impedito un brusco calo delle temperature, mentre un cielo terso avrebbe portato una gelata. Al temuto Pancrazio è dedicato l’omonimo paese in Val d’Ultimo e la sua parrocchiale.
Posto all’ingresso della valle San Pancrazio è un piccolo insediamento a 763 m d’altitudine circondato da prati e frutteti. In epoca medievale il paese fu centro economico, religioso e giuridico per l’intera vallata. Attraverso la cronaca del convento di Weingarten, che aveva in zona diversi possedimenti, è possibile attestare la presenza di un luogo sacro già a partire dall’XI secolo e la residenza stabile di un parroco fin dal 1268. Per molti illustri la cura d’anime dell’intera vallata fu esplicata dunque dalla parrocchia di San Pancrazio mentre negli altri agglomerati valligiani furono edificate solo chiese filiali e cappelle. Numerose erano le processioni, le rogazioni, i pellegrinaggi, che scandivano il ciclo dell’anno con lo scopo di pregare per il favore degli agenti atmosferici e per propiziare un buon raccolto. Importantissima era la processione che si teneva qui il 12 maggio il giorno di San Pancrazio: un ungo e faticoso cammino vino a Laces in Val Venosta e da lì inerpicarsi fino alla chiesa di San Martino.
A tutt’oggi l’abitato che è dislocato lungo il lato più soleggiato della valle. Tanto che i suoi numerosi masi contadini sparsi arrivano fin quasi al confine boschivo, è caratterizzato dall’alto campanile gotico della parrocchiale dedicata a San Pancrazio. L’attuale chiesa è il frutto di una ricostruzione ottocentesca ed è in stile neogotico. Della precedente struttura sopravvivono solo alcuni muri della navata centrale. Al suo interno si trovano tre altari a portelle cuspidati. L’altare maggiore, eseguito da August Valentin, mostra figure sacre scolpite e colorate che si stagliano nelle nicchie. Sui lati interni delle portelle, i bassorilievi delle sante Barbara e Caterina prendono vita sugli sfondi dorati. Nello scrigno centrale è visibile una sacra conversazione: nel centro, assisa sul trono, Maria mostra il bambin Gesù mentre ai lati i due santi sono rivolti a lei e sono San Luigi Gonzaga e San Pancrazio con scudo e armatura. Appartengono allo stesso scultore i due altari laterali dedicati alternativamente al “Sacro cuore di Gesù” e alla “Madonna del Rosario”.
Un altro dettaglio di particolare interesse è l’orologio del campanile, riccamente decorato e splendidamente dipinto. Nelle vicinanze della Chiesa Parrocchiale si trova il cimitero locale con la cappella di San Sebastiano -a due piani- che, come riporta un’iscrizione, venne eretta in memoria delle vittime della peste. Di particolare valore è lo sfarzoso altare barocco.
PER VISITARE
Per raggiungere la Parrocchiale di San Pancrazio in auto occorre arrivare fino a Bolzano e proseguire quindi con la superstrada MeBo in direzione di Merano fino all’uscita Merano Sud (Zona industriale di Lana). Proseguire verso Lana e quindi la segnaletica “Val d’Ultimo”. All’entrata di Lana si svolta a destra verso la Val d’Ultimo. La valle è lunga circa 40 km. Dopo alcuni tornanti si arriva a S. Pancrazio (10º km), 4 tunnel (al km 11,8 lungo 320 metri, al km 12,5, al km 13 lungo 240 metri, ed il quarto lungo 110 metri) quindi a Santa Valburga (18º km), S. Nicolò (27º km) fino ad arrivare a Santa Gertrude (31º km). Gli ultimi tre paesi formano il Comune di Ultimo.
Autrice: Rosanna Pruccoli