Formiche


I giorni della merla non sono più i giorni della merla. Le giornate di ghiaccio in pianura sono ormai scomparse e nei fondivalle alpini si contano sul palmo di una mano. La quota neve è rilegata sempre più in alto, mentre quella che cade dal cielo, a quote calpestabili al di qua delle Alpi, assume le sembianze di un miraggio e dura quanto il volo di effimere adulte. La tempesta Eowyn che ha flagellato Irlanda e Irlanda del Nord, e lasciato a picco oltre un milione di utenze elettriche, ha di fatto spalancato la Porta Atlantica (via del Rodano) dispensando precipitazioni nel Mediterraneo, seppur con  l’inusuale caratteristica di perturbazioni a stampo autunnale in pieno gennaio, ergo tuoni, fulmini e downburst. Le sparute magnolie di piazza Domenicani a Bolzano, che in estate regalano ancora un’ombra risibile, e paiono come uova al tegamino, attorniate tra sampietrini e lastricati roventi, sfoderano appena percettibili e incastonate sui rametti gemme primordiali, ad accennare l’ardire primavera. In queste trasformazioni si muove e si compie la nostra vita, come formichine in un percorso ad ostacoli, distaccata o concitata che sia, ridotta ormai a confrontarsi, se va bene, quasi esclusivamente, e per ogni situazione con il meccanismo economico ad empatia ridotta. Noi abbiamo bisogno di dormire per essere prestanti, ma i soldi non dormono mai. La contraddizione è dunque vivere su un globo terracqueo chiuso e con un sistema di approvvigionamento finito, in cui esaurite tutte le scorte non ci resterebbe che mangiare i soldi; fritti saranno sicuramente buoni! Ma abbiamo soprattutto la necessità di aiutare gli altri e le persone meno fortunate di noi, per stare bene con noi stessi ed allontanarci dal nostro ego. Il nostro equilibrio dipende in gran parte dalla natura, che, come Madre, ci insegna non solo a vedere e a guardare, bensì ad osservare ogni minimo dettaglio e a rapportarlo nel presente. Nei nostri boschi le formiche costruiscono enormi nidi sotterranei tramite gli aghi di conifere e in caso di attacchi esterni secernono l’acido formico per far fuggire i predatori. Corvi e ghiandaie, per esempio, stuzzicano le formiche rosse per ricevere un bagno di acido formico e debellare così i loro parassiti, mentre i picchi si infilano nei formicai per farne incetta. In città, nel BalconORTO la presenza di formiche è legata alla melata che afidi, cocciniglie e psille emettono mentre banchettano con le nostre piante e, sempre loro, provvedono alla difesa di questi fitopatogeni per continuare a nutrirsi; oppure perché sono richiamate dai residui di cibo e da calde intercapedini dove vivono al sicuro. Incredibile la storia che proviene dal Kenya, a che vi invito ad approfondire, dove una specie alloctona ha praticamente messo in crisi l’intera catena alimentare (cfr. formica a testa grossa, Pheidole megacephala).

Autore: Donatello Vallotta