In un’epoca complessa e all’insegna di grandi cambiamenti come quella che stiamo vivendo, è fondamentale poter disporre di un’informazione puntuale e approfondita che aiuti a leggere le vicende del presente, vicende che inevitabilmente coniugano il globale con il locale. Per questo è stato davvero di grande interesse l’incontro avvenuto lo scorso 15 gennaio presso la libreria Nuova Cappelli di Corso Libertà 2 e dedicato alla rivista di geopolitica Limes, che da più di 30 anni si sforza di fornire chiavi di lettura su ciò che avviene nell’intreccio tra politica, economia e cultura, traducendosi ahinoi molto spesso in conflitti, anche sanguinosi.
Protagonisti dell’incontro, dicevamo, sono stati la geografa Laura Canali – che in ogni numero del mensile traccia le mappe politiche a corredo degli articoli giornalistici -, e il direttore Lucio Caracciolo, volto televisivo noto per i suoi frequenti interventi soprattutto nel programma Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber su LA7.
La serata ha messo al centro dell’attenzione soprattutto il numero di Limes del novembre scorso, un volume denso di saggi volti a proporre un approccio maturo e realistico alla questione climatica; non per sminuirla, ma per smettere di farne un totem e affrontarla fattivamente. Il volume, significativamente intitolato “A qualcuno piace caldo”, è partito dal presupposto che le “narrazioni” correnti sul tema hanno fatto il loro tempo e dalla presa di consapevolezza che l’approccio allarmistico alla lunga provoca rigetto e assuefazione. Qual è allora l’atteggiamento proposto da Limes per leggere questi cambiamenti in prospettiva?
Si parte inevitabilmente dalla peculiarità dei contesti, ovvero osservando l’impatto dei cambiamenti in base a latitudine, ubicazione geografica, caratteristiche orografiche e socioeconomiche, quantità e qualità di risorse a disposizione per contrastarlo. Il cambiamento climatico si declina in modi diversi, a seconda dei territori, e ce ne sono alcuni che addirittura possono beneficiarne, dal punto di vista economico, a fronte dei disastri che si prospettano invece nella maggior parte del globo. La consapevolezza di ciò non può che essere la premessa necessaria per evidenziare gli impatti geostrategici e contribuire in questo modo alle possibili soluzioni.
Durante l’incontro in libreria, affollatissimo, a Caracciolo è stato richiesto di riassumere in poche parole qual è la filosofia di fondo che ha portato alla nascita e al successo di Limes. La risposta del giornalista è stata semplice quanto significativa. La rivista è nata sulla scia dell’esigenza di offrire ai suoi lettori una visione del mondo reale, declinato nello specifico dei territori, che non rifugga ma anzi abitui alla complessità dei fenomeni geopolitici ed economici. In secondo luogo Caracciolo ha ribadito la necessità di non fornire solo visioni di parte dei fenomeni geopolitici. Sono la conoscenza delle opinioni degli “altri” può consentire infatti di comprendere le ragioni di fondo che alimentano il consenso dei vari gruppi di potere, al giorno d’oggi, siano essi politici, economici o mediatici.
Questo approccio non ha potuto che divenire lo sfondo sul quale si è svolto il breve dibattito conclusivo con il pubblico, inevitabilmente dedicato al secondo mandato di Donald Trump negli Stati Uniti, protagonista del numero di dicembre di Limes, intitolato “Musk o Trump, America al bivio”, e prefigurante la successiva edizione della rivista, che si intitolerà “L’ordine del caos”.
è in quest’ottica che dovranno muoversi, nel 2025, coloro che cercheranno di capire le dinamiche del grande e pericoloso gioco mondiale, rispetto al quale il nostro Sudtirolo non potrà sottrarsi in alcun modo.
Autore: Luca Sticcotti