L’Austria, dopo le elezioni anticipate di settembre, ha un nuovo governo che mette insieme, per la prima volta a livello nazionale, popolari (ÖVP) e Verdi. Il lungo e articolato documento dell’accordo di coalizione dedica alcuni passi all’Alto Adige. Non si parla più di doppio passaporto ma di “modello Alto Adige” e di competenze perdute.
Il paragrafo, collocato tra le priorità regionali della politica estera, si apre con una premessa tutta positiva: “L’Austria continuerà anche in futuro a stare a fianco dell’Alto Adige e a svolgere la sua funzione di tutela (Schutzfunktion). 50 anni dopo l’approvazione del Pacchetto per l’Alto Adige, che ha posto le basi per la moderna autonomia della regione, oggi l’Alto Adige è un modello positivo per un cammino riuscito, che è partito da un conflitto, espressosi anche nella violenza, per arrivare al dialogo e agli sforzi sinceri per trovare soluzioni e una reale tutela delle minoranze”.
Concretamente il nuovo governo di Vienna si impegna affinché siano ripristinate “le competenze che sono andate perdute dopo la quietanza liberatoria del 1992, a meno che le limitazioni non siano da ricondursi al diritto comunitario”. Si tratta principalmente di competenze che erano state limitate con l’entrata in vigore della riforma costituzionale del 2001, questioni che riguardano ad esempio l’urbanistica e il paesaggio, la previdenza, la caccia, l’artigianato e il commercio, l’ordinamento degli uffici, del personale e della protezione civile.
Condivisibile l’affermazione che sia “comune responsabilità di Austria e Italia garantire uno sviluppo indipendente e sviluppare ulteriormente l’autonomia in Alto Adige”, meno che questo debba avvenire solo “in stretto rapporto di consultazione con le rappresentanti e i rappresentanti dei gruppi etnici di lingua tedesca e ladina”. L’autonomia può crescere e restare modello positivo unicamente con il pieno coinvolgimento di tutte le sue componenti.
Autore: Paolo Bill Valente