Un libro uscito quest’anno per le edizioni alphabeta raccoglie un’ampia selezione di scritti di Lidia Menapace. Il volume è curato da Maria Pia Bigaran e Carlo Bertorelle. A quest’ultimo abbiamo rivolto alcune domande, per spiegare qual è lo scopo che si prefigge questa pubblicazione dedicata alla Menapace, della quale il prossimo anno si ricorderà il centenario della nascita.
Chi era Lidia Menapace e cos’è successo dopo la sua scomparsa avvenuta tre anni fa?
Quando è morta abbiamo tutti pensato che poi ci sarebbe stata un po’ più di più di ricerca e attività sulla sua opera. Invece stranamente ho visto che non c’è stato molto, nemmeno da parte del Manifesto, il giornale dove lei ha molto lavorato. Lei era un personaggio tutto sommato un po’ scomodo. E questo è forse conseguenza del suo anticonformismo, il suo non appartenere integralmente a nessuno, il suo essere sempre di passaggio in partiti, istituzioni e aggregazioni di vario tipo. è un aspetto del quale lei pure si vantava; non ha mai mancato di rimarcare anche in maniera ironica la sua indipendenza. Questo nonostante i periodi in cui ha fatto parte dei direttivi di realtà importanti come l’Unione Donne Italiane, l’Anpi, il Pdup, Rifondazione, ecc.
E’ un po’ il destino degli anticonformisti… Le celebrazioni normalmente sono fatte, anche, per segnalare o rincarare un’appropriazione. E nel suo caso, forse, risulta particolarmente complicato l’avviarsi di questo meccanismo.
Sì. Quello che stupisce è che però si sia messo poco in modo anche dal punto di vista della ricerca storico-archivistica. Lì siamo molto in ritardo. Una parte delle sue carte oggi sono presso la Casa della Donna di Roma, ma non sono state nemmeno inventariate. E le sue carte personali, tra cui molto materiale inedito, sono state invece consegnate all’Istituto per la resistenza e la lotta partigiana di Bergamo. Bolzano da questo processo è stata tagliata fuori, anche se Lidia Menapace ha vissuto a lungo qui, anche e soprattutto negli ultimi anni.
Quindi il libro sulla base di quali materiali è stato realizzato?
Esclusivamente sugli scritti editi. Giornali, riviste, libri. Il lavoro l’abbiamo realizzato insieme io e Maria Pia Bigaran. Il volume è diviso in sette sezioni tematiche e abbiamo privilegiato materiali che potessero essere anche oggi di grande interesse.
Com’è nata l’idea di realizzare questo libro?
Avevo paura che la figura e l’opera della Menapace venissero monopolizzate da parte di partiti o gruppi di vario genere. Ci tenevo invece che attraverso una scelta curata dei suo scritti venisse messa in luce la varietà e la multiformità del suo pensiero. In particolare mi interessava il periodo post Concilio degli anni ’60 in cui l’avevo conosciuta direttamente. Fu una fase interetnica in cui lei si avvicino ai gruppi dei cattolici di base, a Bolzano, in cui c’erano sia italiani che tedeschi, tra cui un giovane Alexander Langer. E poi la famosa scelta marxista della fine degli anni ’60 che io avevo visto come una logica conseguenza di un’incubazione che durava da anni. All’epoca si discuteva molto di dissenso e partecipazione.
Sulla quarta di copertina del libro una frase di Lidia Menapace riassume l’atteggiamento intellettuale che lei ebbe per tutta la vita. Citiamola. “Le domande fondamentali si affollano dentro di me, senza risposte definitive. Non mi assillano, non mi tormentano, non mi fanno paura, ma mi interessano.”
Sì, ma al di là dell’atteggiamento aperto, nella sua attualità vanno sottolineati alcuni insegnamenti in merito a guerra e nonviolenza. La necessità di un’Europa neutrale e del disarmo da una parte, e dall’altra la sottolineatura così forte del valore della Costituzione italiana. Le due cose a cui è rimasta più fedele sono state la lotta partigiana e, proprio, la Costituzione, con i suo articoli fondamentali. Lavoro, pace, diritti e uguaglianza, su tutti. Altrettanto importante per lei è stato il tema non solo dell’emancipazione, ma di una vera e propria liberazione della donna.
Autore: Luca Sticcotti