In occasione dell’uscita della Graphic Novel “Lidia” di Valentina Stecchi, abbiamo incontrato l’autrice per scoprire cosa si nasconde dietro un lavoro di scrittura per immagini e parole che racconta la storia di Lidia Menapace, scomparsa nel 2020, attraverso l’intuizione del sogno.
Quando hai deciso di intraprendere la carriera come fumettista?
In realtà non ho proprio deciso di intraprenderla, diciamo che è stato più inseguire un sogno che coltivavo da molto tempo. Fin da piccola mi è sempre piaciuto disegnare vignette e fumetti, per questo ho frequentato il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti dove ho studiato Pittura. Dopo aver concluso gli studi ho lavorato in luoghi collegati con l’arte per poi decidere di voler far dei fumetti il mio lavoro.
Come mai usi spesso la citazione “non sono una signorina e te lo dico con i fumetti”?
Ho deciso di usare questa frase, perché ormai quattro anni fa è uscito il mio libro chiamato “non sono signorina” che ha funzionato anche abbastanza bene. In questo libro parlavo delle tematiche di genere. Sono arrivata a parlare di questo tema dopo essermi interrogata su quello che ho passato io, allora sono partita da una frase che ho sempre odiato: “non farlo perché una signorina non lo fa”. Ho deciso di intitolare il libro così proprio perché volevo far capire con l’arte, che comunque è un modo per esprimere se stessi, che siamo libere di far ciò che ci sentiamo di fare e che urlare, saltare arrampicarsi e sporcarsi non ci fa essere meno donne.
Ti immaginavi di riscuotere cosi tanto successo o avevi altre aspettative?
No, non mi sarei mai aspettata tutto ciò, diciamo che ho sempre voluto vivere di quello che mi piace cioè di arte e sapere di starci riuscendo mi rende felice.
Perché hai deciso di scrivere e raccontare la storia di Lidia Menapace nel tuo nuovo libro?
Ho scelto lei perché cercavo da tempo una figura femminile che mi potesse essere di ispirazione ma che comunque potesse ispirare anche tutti quelli nati dopo di me, delle nuove generazioni. Diciamo che Lidia incarna i valori che ho sempre portato avanti io. In realtà iniziando a studiarla meglio mi ha colpita molto quindi mi sono detta “è lei la persona di cui voglio parlare”.
Che emozioni provavi mentre realizzavi il libro?
Sinceramente un sacco: ansia, timore, paura, gioia. Provavo ansia e timore perché avevo paura di fare qualcosa di sbagliato, stavo comunque raccontando e parlando di una persona reale, non di un personaggio inventato.
Hai in mente altri progetti?
Si, ho in mente un sacco di altri progetti, troppi sinceramente, non so se riuscirò a realizzarli perché diciamo che non ho molto tempo però sai cosa ti dico? Sognare non costa nulla ed è il sogno che mi ha portata fino a qui quindi perché fermarsi proprio adesso?
Autrice: Sara Rosca COOLtour