Parallela a via Innsbruck e all’autostrada, via Galileo Galilei è dedicata all’astronomo e fisico italiano che si può considerare fondatore della scienza moderna. Nato a Pisa il 16 febbraio 1564, nel 1581 si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Pisa; la sua vera passione era però la filosofia naturale. Ritiratosi dall’Università, approfondì la matematica, tanto da ottenere nel 1589 la cattedra presso l’Università di Pisa. Iniziò a concentrarsi sui problemi fisici del moto, rivolgendo l’attenzione all’ipotesi eliocentrica di Niccolò Copernico (1473-1543). Nel 1592 da Pisa si trasferì a Padova, dove rimase fino al 1610. Anche a Padova compì esperimenti sulla caduta dei gravi, riflettendo anche sul principio di inerzia. Nel 1604 seguì l’evoluzione nei cieli di una “stella nova”. Perfezionato un nuovo occhiale, proveniente dall’Olanda, in cui si era imbattuto nell’estate 1609, lo puntò verso il cielo conseguendo alcuni risultati, che raccolse nel libro “Sidereus Nuncius”, pubblicato a Firenze nel 1610; fu tradotto anche in Cina e in Corea. Nominato primario filosofo e matematico di corte dal Granduca di Toscana, Galilei continuò comunque a osservare i cieli scoprendo “cose mai viste prima “. Non mancò la reazione della Chiesa; alle critiche del Gesuita astronomo, Orazio Grassi, Galilei rispose nel 1623 con “Il Saggiatore”, opera alla quale seguì nel 1632 il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”. Per un processo aperto il 10 aprile 1633 dal Tribunale del Sant’Uffizio, Galilei, costretto all’abiura, il 22 giugno fu condannato agli arresti domiciliari. Scontando la pena prima a Siena, poi nella propria casa di Arcetri, continuò i suoi studi e nel 1638 pubblicò a Leida il suo capolavoro scientifico “Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze” (La caduta dei gravi e la composizione dei moti). Divenuto quasi cieco, Galilei, sempre agli arresti domiciliari, morì l’8 gennaio 1642.
Autore: Leone Sticcotti