La vita sul Domm de l’Adesch è anche storia dell’economia

Attorno alle acque dell’Adige si sviluppò, fin dall’antichità, un mondo fatto di commerci, mestieri, relazioni tra popoli e culture diverse. Il grande fiume costituiva la naturale cerniera tra il Mediterraneo e il mondo alpino e centroeuropeo: dalle saline dell’Adriatico ai mercati del Tirolo e della Baviera, solo per iniziare.

E ancora dalle città della pianura padana ai valichi del Brennero e di Resia, collegava Venezia, il Garda e la Lombardia alla vasta rete navigabile del Po, attraverso la quale le merci raggiungevano il cuore dell’Italia settentrionale e i porti adriatici. L’importanza di questo sistema è confermata dalla scoperta della città portuale etrusca di Spina, nel delta del Po: già dal V secolo a.C. rappresentava uno dei principali punti d’incontro tra il mondo greco e l’Italia settentrionale. Attraverso il suo porto transitavano vasellame attico proveniente da Atene, vino, olio, cereali, metalli e altre merci destinate a risalire il Po e l’Adige, mentre dalle Alpi scendevano verso il mare legname, pietre da costruzione, metalli e materie prime.

Già nell’età del Bronzo le comunità della valle avevano intuito che il fiume rappresentava la via più efficace per trasportare carichi pesanti. Le prime imbarcazioni erano probabilmente piroghe ricavate da un unico tronco o robuste zattere. La corrente consentiva di raggiungere facilmente la pianura, ma la risalita era molto più impegnativa. Con la romanizzazione il traffico fluviale assunse una struttura organizzata. Comparvero i nautae, esperti nella conduzione delle imbarcazioni, e i navicularii, imprenditori che gestivano trasporti e commerci. Attorno agli approdi lavoravano facchini, magazzinieri, traghettatori, custodi e artigiani specializzati nella costruzione e manutenzione delle barche, dando vita a un’economia destinata a durare per secoli.

La difficoltà maggiore era però la navigazione controcorrente. Lungo la riva sinistra dell’Adige vennero realizzate le vie alzaie, strette strade di circa due metri che permettevano di trainare le imbarcazioni mediante funi lunghe fino a 150 metri. In area trentino-tirolese erano conosciute come “Domm de l’Adesch”, dal tedesco Damm (argine), nome rimasto nella memoria popolare anche dopo la scomparsa della navigazione e solo negli ultimi decenni perduto. Uomini, e successivamente cavalli e buoi, trascinavano lentamente le barche verso monte lungo questi percorsi, continuamente danneggiati dalle piene e perciò oggetto di costante manutenzione. Senza le alzaie la navigazione verso il Tirolo sarebbe stata impossibile. Tra le merci trasportate figuravano legname, vino, cereali, metalli e pietre da costruzione. Già nella preistoria enormi blocchi di marmo percorrevano il fiume; alcuni studiosi ritengono che anche le statue-stele dell’età del Rame di Arco abbiano viaggiato sulle sue acque. In epoca romana il traffico aumentò ulteriormente con il marmo della Val Venosta, i calcari della Vallagarina e il marmo rosso della Valpolicella destinati a città anche molto lontane.

Il vero protagonista del commercio medievale fu il sale, il prezioso “oro bianco”. Proveniva dalle saline di Chioggia e Cervia e dalle celebri miniere di Hallstatt e Hall in Tirol, raggiungendo attraverso l’Adige i mercati dell’Italia settentrionale e dell’Europa centrale. La Serenissima comprese il valore strategico di questo traffico e lo affidò al Magistrato al Sal, che controllava produzione, depositi, trasporto e riscossione dei dazi. Anche la Bassa Atesina partecipava a questo intenso movimento commerciale. Guadi, traghetti e piccoli approdi costituivano nodi strategici lungo il percorso e non è un caso che in corrispondenza di questi attraversamenti sorsero, nei secoli successivi, stazioni romane, castelli e borghi medievali.

Autore: Reinhard Christanell