Ad inizio giugno, con folta partecipazione di fan, amici e parenti, i Santo Marcio sono tornati afar parlare di sé e della loro musica. Lo hanno fatto in pompa magna, simulando (o forse facendo sul serio) la celebrazione di una sorta di liturgia in cui i quattro musicisti hanno presentato il loro disco, un trentatré giri in vinile rosa intitolato Tòccati, in cui sono raccolte le registrazioni effettuate al vecchio No Logo Studio da Carmelo Giacchino e Fabio Sforza una quindicina d’anni fa, quando il gruppo era in auge e il cantante Matteo Jamunno non si era ancora trasferito a Vienna.
Il nuovo disco dei Santo Marcio, incentrato su una dozzina di brani autografi contraddistinti da una buona dose d’ironia intelligente, talvolta volutamente al limite della demenzialità rock, tra i vari pregi ha quello di beneficiare di un mix adeguato ai tempi correnti, opera del suddetto Fabio Sforza, che permette di cogliere i testi e gli strumenti, laddove se fosse uscito all’epoca dell’incisione, voci e strumenti sarebbero stati più impastati.
“È il frutto dell’attesa – ci spiega Mattia Vasarin, chitarrista della formazione – l’aver aspettato più anni ha fatto maturare tutto, e in fase di assemblaggio ci sono stati accorgimenti che ai tempi della registrazione non c’erano.”
Il gruppo, che non ha mai celato di avere nel cantautore punk, nonché conterraneo, Oscar Ferrari il proprio punto di riferimento si è formato intorno al 2007 per iniziativa di Vasarin, Iamunno, Nik Lauria e Nicola Righi (subito sostituito da Marco Baraldi alla batteria), con una sorta di patto di sangue, sui prati del Talvera.
“Volevamo andare in una precisa direzione – è Iamunno a parlare – facendo una musica che distruggesse il predominio del cantautorato italiano storico, attraverso dei testi che creassero ribrezzo negli altri. Non volevamo fare delle canzoni che facessero ridere, volevamo mettere a disagio chi ci ascoltava. Al primo concerto ci siamo presentati vestiti da preti, come alla presentazione del disco, e qualcuno ha davvero pensato che lo fossimo: non siamo mai usciti dal personaggio, ogni nostro concerto è stato una celebrazione, una cerimonia.”
“Dal punto di vista musicale – è di nuovo Mattia Vasarin a parlare – non siamo mai cresciuti, anzi, col tempo probabilmente siamo regrediti, e poi non abbiamo mai seguito un filone musicale, non ci siamo mai fatti incanalare in un genere. Ciascuno veniva da esperienze completamente differenti, ma quando abbiamo cominciato a scrivere canzoni, queste sono arrivate in maniera molto spontanea.”
Esemplare, in questo senso, è il brano La superiorità della razza, che mescola la tragica storia del cacciatore di coccodrilli Steve Irwin (ucciso da una razza sul finire del primo decennio degli anni duemila) con problematiche razziali d’altro e più grave genere, ispirate dal fatto che in quel periodo in consiglio comunale ci sedessero più esponenti di Casa Pound: nella parte musicale poi, ci sono insospettabili derive zappiane. Ne La torta della nonna fanno capolino i precedenti hardcore di Iamunno.
“Abbiamo registrato un sacco di cose che poi sono rimaste fuori dal vinile – è Matteo a parlare – tutto grazie a Fabio che ha l’incredibile dote di saper scremare e trovare l’essenziale. Laddove magari noi saremmo stati per tenere certi passaggi, lui ci ha fatto capire che i brani andavano già bene, insomma togliere anziché aggiungere. In origine c’erano molti più ospiti, tipo Ricky, dei Last Man Standing, che cantava una strofa dei Bound ne La torta della nonna, omaggio alla scena hardcore bolzanina di fine anni novanta. Sono rimaste invece le preziose collaborazioni con Oscar Ferrari in Criceto, con Davide Ferrazzi nello stesso brano e su Dalla I alla V e con Matteo Lescio”.
La pubblicazione del disco, nella sua veste grafica curatissima, arricchita con gadget che vanno dai plettri col nome del gruppo ai santini, al poster contenuto all’interno della busta di cartone, prelude ad un ritorno sul palco (per altro anticipato lo scorso anno allo Zoona) del gruppo, per una presentazione live:
“Ma sarà più avanti – dicono all’unisono cantante e chitarrista – quando farà meno caldo!”
Autore: Paolo Crazy Carnevale