Il fiume Adige, la storica strada d’acqua delle Alpi

Per migliaia di anni l’Adige non fu soltanto un fiume. Fu la più importante via di comunicazione naturale tra la pianura padana e il cuore delle Alpi, un corridoio lungo il quale uomini, animali, merci e idee risalirono verso nord, molto prima della costruzione delle strade romane.

Se oggi siamo abituati a considerarlo un corso d’acqua arginato e regolato, in epoca preistorica il suo aspetto era completamente diverso. L’Adige scorreva libero,

dividendosi in più rami, formando isole ghiaiose, acquitrini e ampie golene che mutavano continuamente il paesaggio. Già al termine dell’ultima glaciazione, circa 13.000 anni fa, i primi gruppi di cacciatori-raccoglitori seguirono il corso del fiume durante gli spostamenti stagionali della selvaggina. L’Adige offriva acqua, pesce, legname e soprattutto un itinerario naturale che permetteva di penetrare agevolmente nelle vallate alpine. È probabile che questi uomini non si limitassero a percorrerne le rive, ma imparassero presto anche a sfruttarne le acque. Nessuna imbarcazione preistorica è stata finora rinvenuta lungo il fiume, ma ciò non significa che la navigazione non esistesse. Il legno si conserva soltanto in particolari condizioni ambientali e le piroghe ricavate da un unico tronco, ampiamente documentate in altri

contesti europei, difficilmente avrebbero lasciato tracce. Per molti archeologi è quindi verosimile che l’Adige fosse navigato già dal Mesolitico e certamente nelle epoche successive, quando i commerci iniziarono ad assumere un’importanza crescente.

Con il Neolitico, l’età del Rame e soprattutto l’età del Bronzo, il rapporto tra uomo e fiume cambiò profondamente. Gli insediamenti sorsero sempre più frequentemente in prossimità delle rive, dei guadi e dei restringimenti della valle. Non era una scelta casuale: controllare il fiume significava controllare i movimenti delle persone e delle merci. Lo dimostrano i

numerosi abitati fortificati sorti lungo il suo corso, dalla Rocca di Rivoli, all’ingresso della Chiusa di Ceraino, fino ai siti della Vallagarina e al grande abitato protostorico di Vadena, posto in prossimità del limite settentrionale della navigazione.

Anche nella Bassa Atesina il fiume costituì per millenni una risorsa e, nello stesso tempo, un ostacolo da superare. Prima della costruzione dei ponti gli attraversamenti avvenivano nei punti dove il corso d’acqua era più largo e meno profondo oppure mediante traghetti.

L’esempio meglio documentato è quello di Nave San Felice presso Lavis, dove un traghetto consentiva l’attraversamento dell’Adige lungo uno dei principali itinerari diretti verso la valle di Non e la valle di Sole. Le fonti medievali ricordano come questo passaggio fosse tanto importante da essere conteso tra principi, re e vescovi, mentre una torre controllava il guado e garantiva la sicurezza del traffico. Ancora nel XIII secolo il diritto di riscuotere il pedaggio costituiva un privilegio di grande valore economico e strategico.

Situazioni analoghe esistevano anche più a nord, tra Egna, Ora, Bronzolo e Laives. Qui il fiume, prima delle grandi bonifiche ottocentesche, si allargava in vaste aree ghiaiose che rendevano possibili gli attraversamenti stagionali. Non è un caso che proprio in prossimità di questi punti sorsero, nei secoli successivi, stazioni romane, castelli e importanti centri abitati.

L’Adige non divideva il territorio: lo univa. Le sue acque favorivano gli scambi tra il Mediterraneo e l’Europa centrale e permisero la diffusione di materie prime, tecnologie e culture. Alcuni studiosi ipotizzano persino che già nell’età del Rame grandi blocchi di marmo

provenienti dalla Val Venosta siano stati trasportati lungo il fiume per buona parte del loro percorso, dimostrando come la navigazione interna fosse ormai parte integrante dell’economia alpina.

Quando, molti secoli più tardi, i Romani realizzarono la Via Claudia Augusta, non fecero altro che organizzare e rendere permanente una direttrice di comunicazione che la natura aveva tracciato fin dalla fine dell’ultima glaciazione.

Autore: Reinhard Christanell