Quando i primi cacciatori risalirono la valle dell’Adige

La storia della nostra valle non inizia con i Romani, con i castelli medievali o con i campanili che oggi punteggiano il paesaggio. Inizia molto prima, quando non esistevano né paesi né strade e il corso dell’Adige attraversava un territorio dominato dai ghiacci, dalle foreste e dagli animali selvatici.

Se potessimo tornare indietro di ventimila anni, la Bassa Atesina apparirebbe irriconoscibile. Al posto dei vigneti, dei meleti e dei centri abitati troveremmo una vasta pianura attraversata da corsi d’acqua irrequieti, ai margini di enormi ghiacciai che scendevano dalle Alpi. Eppure, proprio in questo ambiente apparentemente ostile, comparvero i primi uomini. Molto prima dell’Homo sapiens, piccoli gruppi di Neanderthal frequentarono il territorio alpino durante le fasi più miti dell’ultima glaciazione. Le loro tracce sono rare, ma sufficienti a dimostrare che le vallate alpine non erano affatto disabitate. Quando i ghiacci avanzavano, questi gruppi erano costretti a ritirarsi verso la pianura padana; quando il clima migliorava, tornavano a risalire le valli alla ricerca di selvaggina.

La vera colonizzazione della valle dell’Adige iniziò verso la fine dell’ultima glaciazione, tra 18.000 e 14.000 anni fa. Con il progressivo ritiro dei ghiacci si sviluppò la cultura epigravettiana in gran parte dell’Italia settentrionale. Furono questi cacciatori a trasformare l’Adige in una sorta di autostrada naturale che collegava la pianura alle montagne. Quando raggiunsero la Bassa Atesina, il paesaggio conservava ancora i segni imponenti lasciati dal grande ghiacciaio dell’Adige. Durante il massimo glaciale esso occupava l’intera vallata e, all’altezza dell’Oltradige, si diramava in un vasto ramo laterale, la “lingua di Caldaro”. Questo ghiacciaio secondario modellò il territorio tra Caldaro, Appiano e Monticolo, accumulando morene e depositi che ancora oggi caratterizzano il paesaggio.

Durante l’inverno e la primavera questi cacciatori frequentavano le zone più basse, tra la pianura veronese, il Garda e la Lessinia. Con la bella stagione seguivano invece le mandrie verso nord, risalendo la valle fino alle praterie alpine oltre i duemila metri di quota. Stambecchi, cervi, caprioli, uri, bisonti e cinghiali costituivano la principale fonte di sostentamento. Anche la Bassa Atesina si trovava lungo questo grande corridoio naturale. Dove oggi sorgono Salorno, Egna, Ora, Termeno e Laives transitavano uomini che conoscevano perfettamente il territorio e i movimenti della fauna. Non esistevano villaggi stabili ma una rete di accampamenti stagionali in punti strategici, spesso presso laghetti, sorgenti o passaggi obbligati.

Con il riscaldamento del clima, attorno all’8000 a.C., le steppe fredde lasciarono il posto alle foreste di latifoglie e mutarono anche le abitudini umane. Iniziò il Mesolitico e i cacciatori-raccoglitori continuarono a sfruttare le risorse della valle e delle montagne, sviluppando una conoscenza sempre più approfondita dell’ambiente alpino. Di quel mondo lontanissimo restano testimonianze sorprendenti. Una delle più affascinanti proviene dal Riparo Dalmeri in Valsugana, dove sono stati ritrovati centinaia di ciottoli dipinti con figure di animali, in ocra rossa. È difficile non provare emozione pensando che i primi abitanti della valle dell’Adige percorressero gli stessi corridoi che ancora oggi collegano Verona a Bolzano e al Brennero. Le strade moderne, ferrovia e autostrada seguono infatti direttrici che l’uomo aveva intuito migliaia di anni prima. Molto prima dei Reti, dei Romani e dei castelli medievali, furono questi cacciatori ad aprire la grande storia della valle. Seguendo il corso dell’Adige aprirono una via destinata a rimanere fondamentale per tutta la storia europea.

Autore: Reinhard Christanell