Torna l’estate, tornano i bollori africani, e insieme tornano i singoli estivi. Il titolo di tormentone, per via del motivetto accattivante che entra in testa e non ne esce, va sicuramente a Facile, il singolo vacanziero di Stefano Mascheroni: facile di nome e di fatto, un brano tutto scanzonato, con base musicale anni ottanta (il punto di riferimento musicale di Mascheroni), incentrato sulla facilità di cadere in tentazione quando si va in vacanza senza partner, nel senso che il partner rimane a casa per un motivo o per l’altro. Così il protagonista se ne va al mare da solo e s’innamora di un’altra donna, senza esitare a dare la colpa alla compagna che al mare non ci era voluta andare, invitandola addirittura a “fare posto alla mia donna d’agosto”!
Per chi ad una canzone chiede qualcosa di più dell’essere un tormentone estivo, ci sono gli Shanti Powa, sempre sul pezzo e pronti a farsi sentire presto con un nuovo disco, a cui fanno intanto precedere un singolo nel loro stile contagioso, collettivo e frichettone: Open the Gates è un brano che preannuncia molti cambiamenti nell’organico e nella vita della band bolzanina. Innanzitutto, stavolta, al posto dell’etichetta omonima, i musicisti si affidano alla neonata 12ville Records, consociata della casa editrice Raetia. Poi ci sono i ritorni di Peter Burchia (che condivide le parti vocali con Berti Risè come ai vecchi tempi), dal video si evince anche che dietro ai tamburi c’è di nuovo Florian Gamper, la sezione fiati è consolidata con l’ingresso di Kiuppo Ippati che dà man forte col suo sax. Valore aggiunto l’orchestrazione arrangiata da Mirko Giocondo. Nel video realizzato dal regista Mauro Bodini e Marina Baldo, tra le comparse è impossibile non citare Zucco Franceschini, che secondo indiscrezioni sarebbe in procinto di realizzare un documentario sulla band. Da non sottovalutare, poi, il testo, in puro stile Shanti: “Accendi il fuoco nel tuo cuore/Rialzati da ciò che ti spezza/Vivi appieno te stesso e tutte le persone che ami/Perché di vibrazioni positive non ne abbiamo mai abbastanza”.
Due i singoli messi on line, sempre via youtube, dal meranese Marco Pantozzi, sotto la sigla Deception Store: nel primo, Panta rei, rispetto al disco di qualche anno fa i musicisti che lo accompagnano sono in parte cambiati, è rimasta la matrice prog rock ma all’occhio e all’orecchio balza il fatto che per la realizzazione del brano, sia in fase compositiva che come presenza in veste di chitarrista, al fianco di Pantozzi troviamo nientemeno che Mike Frajria, uno dei musicisti meranesi più titolati. Da anni transfuga in Iberia, Frajria è autore, arrangiatore, pluristrumentista ed è stato paroliere per gli Skanners. L’altra grande novità, è che rispetto al CD precedente, i testi sono in lingua italiana anziché in inglese. A breve distanza da Panta rei è arrivato L’emporio dell’inganno, senza Frajria e Chiericati, con un testo poco estivo che parla di ludopatia, a conferma dell’impegno di Pantozzi in campo sociale.
Rimanendo in ambito di rock, è molto gradito il ritorno di Bruno Rock, cantante del capoluogo pusterese di cui si erano perse le tracce dopo alcuni dischi interessanti come solista ed uno come leader del gruppo internazionale Landslide, nato tramite internet. Anche Bruno Rock (vero nome Bruno Kraler), che nel suo disco d’esordio, una trentina d’anni fa, si faceva accompagnare da Fabio Tenca e Jack Alemanno, dopo alcuni dischi in inglese torna a cantare in italiano e lo fa con un brano intitolato Quando il mondo brucia, composizione nel suo classico stile metal/melodico. A fare la parte del leone sono il refrain orecchiabile e il solo di chitarra. Peccato un po’ per la produzione forzatamente incentrata su un accompagnamento di tastiere ridondanti che cercano di supplire alla mancanza di una band vera e propria alle spalle del titolare.
Per concludere, ultima segnalazione per Liquid Gas, ovvero Othmar Schönhafinger che torna ad un vecchio alter ego dopo i dischi usciti come The Shea: per la nuova produzione, intitolata Ohne dich, il musicista decide di usare la propria madrelingua invece dell’inglese, senza però tradire la propria vocazione per il british pop e per l’arrangiarsi in studio senza ulteriori aiuti, confermando il suo buon gusto e soprattutto come sia possibile realizzare un prodotto fresco e confezionato in casa senza suonare datato come le tastiere di Bruno Rock e gli arrangiamenti di Mascheroni.
Autore: Paolo Crazy Carnevale