Merano offre continue sorprese e visitarla più e più volte è necessario oltre che un piacere. Fra i tesori nascosti della città sul Passirio c’è Villa Freischütz. Un vero e proprio caveau di tesori d’arte e di storie famigliari e più ampiamente d’Europa, America Latina e Africa. Gli interni e i numerosissimi oggetti raccontano la Belle Époque, il fascismo, la Prima e la seconda guerra mondiale, gli anni Cinquanta.
Numerosi sono anche i personaggi che in questa villa vissero e di cui è possibile narrare le storie. Primo fra tutti Franz Fromm (1854-1941), uomo d’affari e collezionista.
Come molti altri personaggi illustri e meno noti anch’egli giunse a Merano per le cure, per la prima volta era il 1905. Nato in Prussia abitava però a Barcellona. Sua moglie Luisa Hilliger (1865-1904) era morta l’anno precedente e così Fromm passò la stagione invernale a Merano con i suoi quattro figli. Tutta la famiglia tornò a Merano anche negli inverni successivi per scegliere infine di stabilirvisi definitivamente.
Nei primi diciassette anni i Fromm non avevano una casa di proprietà e quindi si trasferirono più e più volte in ville e castelli presi in affitto. Oltre al nucleo famigliare si spostavano con loro le governanti Paula Litzinger (1892-1939), Zora Vipauc (1884-1966) e i loro domestici. Infine nel 1921 Franz Fromm acquistò Villa Freischütz a Maia Alta, immersa in un grande parco.
Qui egli trovò la propria dimora per sé, i propri figli e soprattutto per la sua ampia collezione.
Si trattava e si tratta a tutt’oggi di una ampia e variegata collezione d’arte e d’artigianato artistico proveniente da tutto il mondo compreso il Giappone da cui giungono alcuni oggetti di squisita fattura e di importanza storica.
Strabiliante è il fatto che l’insieme della collazione ma anche di tutti gli abiti, accessori e oggetti d’uso quotidiano di più generazioni, vennero ad affastellarsi nella grande casa andando a costituire oggi un tesoro inestimabile di storia materiale. Accanto a questa moltitudine di oggetti ci sono le fotografie, le epistole, i documenti. Nulla fu gettato via, nulla fu alienato, nulla fu reputato obsoleto ma tutto fu consegnato ai posteri ossia a noi, fruitori entusiasti e grati ai singoli famigliari che ebbero la cura di tenere tutto, consentendoci di seguire infinite microstorie di suppellettili, oggetti d’uso quotidiano, accessori, macchine fotografiche… La lista è assai lunga.
Dobbiamo in primis alla nipote di Franz Fromm, Rosamaria Navarini (1926-2013), se la collezione è rimasta intatta. Ella stessa abitò la Villa per tutta la sua vita. Nel suo testamento lasciò scritto la volontà di rendere accessibile alla collettività la casa, il parco e la collezione di suo nonno con la creazione di una casa museo. Il testimone fu raccolto dall’architetta Hertha Waldner che nel 2013 diede vita alla Fondazione Navarini-Ugarte che, da quella data è impegnata a realizzare il sogno di Rosamaria donando alla città bellezza e storia.
La collezione di Fromm affonda le radici del proprio gusto allo storicismo. C’è una propensione all’arte dei secoli passati, con una densa mescolanza di stili storici diversi, posti in combinazione tra arte e artigianato artistico. La collezione di Fromm include, tra l’altro, importanti mobili d’antiquariato, quali stipi e segretar, miniature, sculture, quadri ad olio raffiguranti nature morte, scene di combattimento, immagini sacre e splendidi pezzi di arte orientale, stoffe preziose e settecentesche scatolette porta tabacco.
Autrice: Rosanna Pruccoli