Le origini di un artista traspaiono spesso dal suo uso delle tonalità prima ancora che dalla scelta dei suoi soggetti. In Mario Trippa le tonalità sono calde e lucenti come in una giornata d’estate meridionale. Agavi carnose, fichi d’india, muriccioli di pietra a secco delimitanti ampi campi e proprietà, paesini arroccati sulle pendici delle montagne, sono alcuni dei soggetti prediletti dell’artista. Sono casa, la Campania. Giunto a Merano giovanissimo Mario Trippa e stato fin da subito parte integrante del dibattito politico e culturale della città. Come insegnante di educazione artistica alle scuole medie Negrelli, ha fatto appassionare all’arte generazioni di studenti. Capace di rappresentare l’ambiente, i paesaggi antropizzati e i centri produttivi in cui ci muoviamo, spesso i suoi dipinti raffigurano torri medievali che si disputano lo spazio con le ciminiere delle fabbriche. Attraverso le sue immagini, in bilico fra sogno e realtà, e con l’apporto delle tonalità che fanno da base e da sfondo ai suoi mondi, Mario Trippa induce alla riflessione sul chi siamo, chi eravamo e verso quale futuro ci stiamo muovendo. Gli accostamenti e le sovrapposizioni cromatiche rendono al meglio il messaggio che l’artista vuole indirizzare al fruitore. Ammirato dai numerosi critici che ha avuto modo di incontrare nella sua lunga carriera, merita qui ricordare che fu proprio il grande critico d’arte meranese Luigi Serravalli a seguire i suoi primi passi da artista quando – ancora fresco di Accademia – si approcciava al mondo delle esposizioni e del mercato dell’arte.
Autrice: Rosanna Pruccoli