Clara Schreiber, un’avanguardia femminista nella realtà meranese

Fin dai suoi esordi come città di cura, Merano fu la meta di imprenditori, medici, commercianti ebrei che qui giunsero con il preciso scopo di incentivare il flusso turistico, la qualità e la specificità delle cure, e offrire a un vasto pubblico e ai propri correligionari un accoglienza adeguata.

Si trattava di un’accoglienza, in buona sostanza, che tenesse conto anche delle esigenze dietetiche imposte dalla religione, delle festività e in generale anche del calendario e dei ritmi di vita ebraici.

Assieme a coloro che costruirono questi presupposti, raggiunsero il “Luftkurort” meranese numerosi intellettuali, scrittori, poeti di religione ebraica e in breve in città fu possibile assistere a conferenze, letture tenute da costoro.

In questa realtà, non poche a Merano furono le intellettuali ebree che arricchirono notevolmente il panorama culturale cittadino, senza mancare di frequentare le altre città di importanza culturale e dunque con un’apertura mentale davvero rilevante.

Fra queste merita di essere conosciuta Clara Hermann Schreiber, pubblicista, scrittrice e femminista impegnata nella lotta per i diritti delle donne. Clara Hermann Schreiber era nata a Vienna il 27 ottobre 1848, ma, rimasta orfana in tenera età, era cresciuta e si era formata intellettualmente a Brno, nella casa del padre adottivo, che le diede tutti gli strumenti necessari ad una ampia educazione culturale. Non ancora ventenne, nel 1867 Clara sposò il medico Josef Schreiber e insieme diedero vita al sanatorio Alpenheim ad Aussee per poi crearne un secondo a Merano, il famoso sanatorio Higenia. Insieme vivevano alternativamente nelle due località turistiche, come tipico delle famiglie ebraiche che trascorrevano la stagione a Merano per poi rientrare nelle altre città dove possedevano una seconda impresa.

Nonostante l’impegno in sanatorio, del quale teneva la contabilità e dirigeva negli aspetti non d’ordine medico, Clara riuscì a partecipare intensamente alla vita sociale e filantropica della città sul Passirio. Contemporaneamente aveva iniziato la sua attività di scrittura lavorando per il “Wiener Allgemeinen Zeitung”, per il quale iniziò col pubblicare articoli sulla moda, sulla salute e sull’educazione. Seguì poi l’impegno con il “Neuen Freien Presse” e altri feuilleton.

Nel 1884 pubblicò con successo il suo primo libro che riuscì a farsi strada nell’ampia bibliografia dedicata a Parigi: “Eine Wienerin in Paris”. Vincenti furono infatti le sue prese di coscienza sulla donna e sulla vita quotidiana.

A questa pubblicazione seguì un nuovo libro che raggiunse ancor più successo e cioè “Eva”, nel quale affermava l’importanza del lavoro per tutte le donne, pur non negando l’importanza del matrimonio.

Femminista, le sue idee erano innovative e, per quei tempi, spesso vicine al limite. Di grande personalità e spessore culturale, Clara Schreiber teneva un salotto letterario dove intellettuali e interessati si confrontavano e si scambiavano opinioni e letture.

Il marito Josef supportava sempre con passione e orgoglio il suo impegno culturale, sociale e filantropico.

Clara teneva con forza alle istanze che vedevano la donna posta in posizione di uguaglianza sul lavoro e nella quotidianità, perciò cercò di impegnarsi personalmente nella realtà meranese per una maggiore partecipazione delle donne alla vita politica e sociale. Nel 1890 sfidò i benpensanti e i conservatori meranesi presentando al Kurhaus, in una sala gremita di interessati e di curiosi, stralci del suo libro “Eva. Studi naturalistici di un’idealista”. Nel libro e durante la conferenza Clara propose di dare alle donne in Europa la possibilità di lavorare come infermiere, ma anche di iscriversi a Medicina e una volta laureate seguire la professione medica. A tal proposito aveva portato ad esempio le 3.000 donne medico che già lavoravano negli Stati Uniti. Esse rappresentavano una conferma al fatto che anche le donne potevano imparare e praticare la medicina non meno brillantemente dei colleghi maschi. Nei giorni seguenti le critiche furono feroci e il giornale “Der Burggräfler” pubblicò insulti antisemiti, sottolineando che solo una donna ebrea poteva presentare contenuti simili.

Le critiche, comunque, non la fermarono e Clara continuò a propagare le sue idee in numerosi altri luoghi oltre che nei suoi due sanatori.

Autrice: Rosanna Pruccoli