Il Pacher custodito nel nuovo museo dell’Abbazia di Novacella

Nel cuore della Val d’Isarco sono assai numerosi i luoghi e gli oggetti da scoprire. Fra le innumerevoli perle da vedere e visitare, recarsi a Novacella significa scoprire uno scrigno dentro ad uno scrigno i cui tesori sono variegati e tutti imperdibili.

Il nuovo museo dell’Abbazia si profila come una possibilità ulteriore di estasi. Davanti all’altare a portelle dedicato a Santa Caterina di Alessandria e al suo martirio, del grande Friedrich Pacher (Novacella 1440 – Brunico 1508) non si può che vivere una vera e propria “Sindrome di Stendhal”.

L’abbazia di Novacella era sorta nel 1142, per volere del suo fondatore, il beato Artmanno vescovo di Bressanone. Con lo scorrere dei decenni l’abbazia continua a crescere d’importanza e ad estendere a vari territori e parrocchie la propria giurisdizione. È però il tardogotico il periodo di fioritura artistica all’interno del monastero. Nel 1485 fu consacrato il nuovo coro della chiesa abbaziale. I più importanti pittori del Tirolo, tra i quali Michael Pacher, lo arredano con altari a portelle. Nello scriptorium nascevano manoscritti meravigliosi. 

Le depredazioni dovute alla Guerra dei contadini che, infuriati assaltarono l’Abbazia nel maggio del 1525 sotto la guida di Michael Gaismair, e che distrussero gli urbari e i titoli di credito, derubarono anche il convento e la cantina. Fu però con l’annessione del Tirolo al Regno di Baviera nel 1805 e la chiusura forzata di tutte le abbazie tirolesi nel 1807 che si ebbero i maggiori furti e saccheggi. I bavaresi portarono con sé tonnellate di libri e opere d’arte, compreso l’importante altare tardogotico dei Padri della Chiesa di Michael Pacher. Dopo il ritorno del Tirolo all’Austria, nel 1816 Novacella fu riaperta grazie a un editto imperiale. Ciò che è sopravvissuto e giunto sino a noi si trova oggi in parte nella pinacoteca del Museo abbaziale. Tra le opere più importanti della collezione di dipinti c’è appunto l’Altare di Santa Caterina, opera di Friedrich Pacher giunta sino a noi quasi integra.

L’altare di Santa Caterina di Alessandria di Friedrich Pacher (Novacella 1440 – Brunico 1508) è un brillante esempio dell’arte sacra tardogotica in Tirolo. L’altare mette in evidenza cinque momenti della vita e del martirio di Santa Caterina di Alessandria mettendo però in evidenza ciò accadeva nelle vallate alpine nella seconda metà del XV secolo.

Come da tradizione liturgica gli altari a portelle restavano chiusi nei giorni feriali per essere aperti durante le festività. Per questo motivo le tavole erano dipinte su recto e verso. Nel caso dell’altare di Santa Caterina l’esterno della portella di sinistra mostra una Annunciazione, qui la Vergine appare seduta ad uno scrittoio, mentre il lato esterno della portella destra raffigura l’Angelo. Il lato interno presenta due scene, una superiore e una inferiore. La prima raffigurava Santa Caterina che rifiuta di adorare gli idoli. La seconda invece raffigura la Flagellazione di Santa Caterina. Il lato interno della portella di destra presentava la stessa suddivisione: la disputa di Santa Caterina con i sapienti pagani, la scena inferiore rappresenta Santa Caterina che converte l’imperatrice Faustina. Mentre nel pannello centrale assistiamo al Martirio di Santa Caterina e, sullo sfondo, alla Sepoltura della santa sul Monte Sinai. L’Altare di Santa Caterina dovrebbe essere stato dipinto tra il 1475 ed il 1478. In ogni caso è evidente come la pittura in Tirolo sia ancora legata ai motivi del gotico ed ancora lontana dalle innovazioni che in quegli anni scuotevano l’arte in Italia.

Friedrich Pacher fu a bottega da Michael Pacher (1435-1498), il maestro più riconosciuto del XV secolo tirolese. Fra i due maestri, Friedrich era quello più legato ai motivi tradizionali tirolesi mentre Michael ebbe un importante ruolo di innovatore.

Ciononostante la maestria di Friedrich Pacher nella creazione dei ricchi particolari è indiscussa. Sono da godere i broccati, le armature, le acconciature delle dame a fronte molto alta e spaziosa come di moda a quel tempo. Seguono poi un modello preciso di eleganza le mani dalle lunghe dita affusolate. Infine, splendidi sono i paesaggi che si stagliano sullo sfondo, con campagne o città turrite, o fiumi dove navigano numerosi vascelli. Infine la prospettiva sicuramente mediata da Michael Pacher che per impararla e restituirla si era recato in visita nelle città italiane di Padova e Mantova ed era entrato in contatto proprio con quei maestri che al tempo l’avevano indagata e risolta. Michael Pacher aveva affrontato questo argomento con la sua bottega e i suoi collaboratori.

Autrice: Rosanna Pruccoli