OGM, TEA, NGT (parte 1)

Il mondo dell’agricoltura sta vivendo una trasformazione silenziosa ma radicale. Si parla sempre più spesso di TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) o NGT, presentandole come la soluzione moderna e “pulita” ai problemi della fame e del cambiamento climatico. Ma cosa si nasconde dietro queste sigle? Il professor Salvatore Ceccarelli, genetista di fama internazionale, ci invita a guardare oltre la propaganda.

Per capire i nuovi OGM, bisogna guardare a come sono fatti. Mentre i vecchi OGM mescolavano specie diverse (ad esempio un gene di un batterio in una pianta), i nuovi intervengono sul DNA della pianta stessa. I sostenitori dicono che è come usare “forbicine di precisione”, ma la realtà tecnica è diversa: si usano ancora batteri e geni resistenti agli antibiotici per “trasportare” le modifiche. Il risultato è un organismo che in natura non esisterebbe in quella forma e di cui non conosciamo gli effetti a lungo termine sulla salute e sull’ambiente.

Il problema principale, spiega Ceccarelli, è di tipo evolutivo. Creare una pianta resistente a un insetto o a un fungo tramite la modifica di un singolo gene è una strategia destinata a fallire. La natura non sta a guardare: parassiti e infestanti evolvono rapidamente per superare quell’ostacolo. È una “corsa agli armamenti” in cui l’agricoltore perde sempre: dopo pochi anni, la pianta modificata non funziona più e bisogna acquistarne una nuova, ancora più costosa e complessa.

Questo meccanismo serve a chi vende i semi, non a chi coltiva. Dietro ogni seme modificato c’è un brevetto. Se il polline di un campo OGM finisce per errore nel campo del vicino (cosa che accade normalmente con il vento), quell’agricoltore potrebbe trovarsi legalmente perseguibile perché la sua pianta ora contiene un gene di proprietà di una multinazionale. È la fine della libertà contadina e l’inizio di una dipendenza totale dalle grandi aziende sementiere.

Inoltre, la liberalizzazione che si sta discutendo in Europa vorrebbe eliminare l’obbligo di indicare in etichetta la presenza di questi nuovi OGM. Questo significa che noi consumatori perderemmo il diritto fondamentale di scegliere cosa mettere nel piatto. Senza tracciabilità e senza il rispetto del “principio di precauzione”, stiamo accettando una scommessa sulla nostra salute di cui non conosciamo i rischi, trasformando i nostri campi in laboratori a cielo aperto. La scienza che serve all’agricoltura non è quella che cerca di dominare la natura con la tecnologia, ma quella che impara a collaborare con essa.

Autore: Donatello Vallotta