Un tè, anzi un caffè, per due: Geena e Rufus

Tea for two, proprio come il titolo di una vecchia canzone: così dopo aver dato una sforbiciata ai loro nomi d’arte (in precedenza Geena B. Valentine & Andy Rufus), i due musicisti/creativi della Bassa Atesina hanno voluto intitolare il loro nuovo disco, per ora disponibile solo in formato digitale sulle piattaforme usuali.

Geena e Rufus sono sulla breccia da diversi anni, anni trascorsi cercando di trovare la loro via musicale battendo vari sentieri. Per loro stessa ammissione, però, dicono di preferire una tazza di caffè a quella di tè del titolo. Scherzi a parte, il disco, che è uscito un po’ alla volta nel corso dell’ultimo anno sotto forma di vari singoli, ascoltato nella sua interezza è una notevole sorpresa perché è proprio nell’ascolto complessivo che si può apprezzare la ricerca sonora effettuata dal duo.

“Il titolo – ci racconta Geena – era nel nostro cassetto già da tanti anni. È la conseguenza dell’essere riusciti a trovare il nostro sound, che direi che è quello quasi definitivo, anche se si sta evolvendo ancora. La novità è che ci sono tante ballate cantate in due, una cosa nuova visto che negli altri album cantavo più io. Adesso abbiamo messo Rufus un po’ più davanti al microfono, a prendersi le sue responsabilità”.

“Un tè per due – aggiunge Rufus – è anche una parafrasi per dire che abbiamo fatto tutto da soli, cantiamo e suoniamo tutto noi due. In due abbiamo scritto tutto e per quanto riguarda la parte tecnica siamo indipendenti, nessun fonico, nessuno studio, tutto registrato in soggiorno, coi mezzi a nostra disposizione. Quindi in un posto dove si può trovarsi anche a bere il tè. Ci piaceva l’idea di una coppia seduta a bersi il tè, leggendo il giornale e in base a quello che legge nel giornale inventa le canzoni. E il giornale in questione l’abbiamo fatto davvero, un giornale che descrive, che proviene dalle canzoni, che provengono dal giornale, che proviene dalle canzoni. Una cosa che gira e che portiamo ai concerti così la gente può sfogliarlo ed entrare nel mood. Non scrivo di metafisica nelle canzoni, prendo ispirazione dalla quotidianità e la filtro attraverso l’ironia. Ad esempio, c’è una canzone intitolata When You Are Not Here, in cui un marito deve pitturare la casa; quando la moglie torna però, lui non ha finito perché pitturando gli è venuta l’ispirazione e ha scritto la canzone per lei, una canzone d’amore. Lei gli fa i complimenti, però gli fa notare che comunque non ha finito di pitturare e ha sbagliato colore. Così conclude dicendogli: ti do un’altra occasione per essere ispirato. Vado di nuovo in ferie e tu pitturi la casa!”.

Il suono creato dal duo è molto essenziale, ci sono momenti in cui vengono in mente certe canzoni di Badalamenti cantate da Julie Cruise per i film di David Linch, ma quando alla voce di Geena si affianca quella di Rufus, le tinte variano, rievocando anche echi di un Tom Waits meno rauco e più indie. E con un po’ d’ironia. Il suono è molto essenziale, senza virtuosismi, realizzato con quello che c’è a disposizione. “Io suono più o meno tutti gli strumenti – prosegue Rufus – e non ne ho imparato nemmeno uno, più che altro li uso per suonare la canzone: non sono né pianista né chitarrista, nulla di tutto ciò, però mi piace suonare la canzone. Vecchia scuola si chiama. Registro la cosa e non sto lì a cercare più di tanto, ho strumenti che costano a dir poco un niente, la chitarra base in quasi tutte le canzoni è quella del ragazzo di mia figlia comprata a suo tempo alla Lidl”. La musica del duo aveva anche acceso qualche interesse da parte dell’industria discografica d’Oltralpe, ma non ne è venuto fuori nulla. “Avremmo avuto – conclude – la possibilità in Germania… Poi però vien fuori che la canzone non deve durare più di trenta secondi, il ritornello deve essere entro i primi quaranta, la voce deve entrare nei primi quindici e poi ti dicono anche i loops che devi mettere. I loops sarebbero i punti cardinali quando fai il mastering dei bassi e degli alti. Poi guardi quelle tracce sullo spettrometro e vedi una riga nera. Non ci sono più alti e bassi. Non c’è più dinamica, non c’è niente. E a noi di queste cose non ce ne importa proprio. Lavoriamo a modo nostro, non vogliamo cambiare. Preferiamo proprio la sporcizia che abbiamo noi sul nostro disco, addirittura si sente il gallo del vicino in due o tre canzoni in sottofondo!”

Per il futuro Geena e Rufus hanno già dei concerti in cantiere, un paio a Vienna, una al bunker di Malles, e l’allargamento della formazione, con l’inserimento della chitarra di Roland Novak e di una sezione ritmica, per poter riprodurre dal vivo il sound creato in soggiorno.

Autore: Paolo Crazy Carnevale