Gertrud von le Fort e le sue undici volte a Merano

Gertrud von le Fort è una delle grandi figure letterarie del XX secolo. A quasi cinquant’anni d’età, dopo anni di studio e attenta riflessione, nel 1926 decise di convertirsi e ricevette il battesimo nella chiesa di Santa Maria dell’Anima a Roma. Negli anni seguenti pubblicò moltissimo, fra cui La Donna Eterna che fu una sorta di manifesto del femminismo cattolico.

Era nata nel 1876 a Minden in Westfalia, figlia del barone Lothar e della nobildonna brandeburghese Elsbeth Wedel-Parlow. Gertrud, dall’intelligenza assai vivace, aveva studiato nelle migliori scuole tedesche ed era stata allieva e infine collaboratrice del grande storico Ernst Troelsch. 

All’Università di Heidelberg era stata una delle rarissime donne iscritte. Come tutti i rampolli dell’alta società del tempo, compì il Grand Tour in Europa e soprattutto in Italia. Tra il 1905 e il 1910 e sempre fra aprile e maggio, la scrittrice trascorse numerose settimane a Castel Labers, godendo del paesaggio, delle possibilità di passeggio, del tepore del clima, della fioritura di numerose tipologie di piante e fiori. Con lo scoppio della Grande Guerra, il suo mondo però finì col cambiare radicalmente, ella non solo ella prestò servizio come semplice infermiera negli ospedali militari, ma la sconfitta e lo smembramento territoriale finirono col sottrarle i possedimenti di famiglia. Si trasferì allora nella campagna intorno a Monaco e, nel 1926 tornò per la quarta volta a Roma. Che cosa la attirava così tanto nella capitale cattolica? Un lento scivolamento, frutto di studio e riflessione, verso quel “papismo” che le era stato insegnato a disprezzare; scivolamento culminato, l’anno precedente, nella pubblicazione degli Inni alla Chiesa, un’opera che le diede subito fama. Negli anni seguenti pubblicò moltissimo. Le sue opere forse più note sono “L’ultima al patibolo” e “La moglie di Pilato”. Fra ottobre 1931 e marzo1932 tornò a Castel Labers godendo e trovando ispirazione nel foliage autunnale, nell’inverno mite e nel primo annuncio di primavera. Nel 1934 pubblicò un importante saggio, La Donna Eterna, più volte riedito e tradotto in molte lingue. 

Qui emerge il manifesto del femminismo cattolico: attraverso riflessioni ed esempi storici, l’autrice coglie, tra l’altro, l’aspetto infernale della guerra totale moderna e lo paragona al modo di guerreggiare di un guerriero cristiano come il principe Eugenio di Savoia per il trattamento umano che riservava ai suoi uomini e anche ai vinti. 

Col passare del tempo Gertrud era diventata amica di numerose scrittrici come la norvegese Sigrid Undset, anche lei convertita e poi premio Nobel per la letteratura, del famoso romanziere Hermann Hesse e soprattutto di Edith Stein, l’ebrea allieva del celebre filosofo Edmund Husserl poi diventata suora carmelitana e morta ad Auschwitz, e infine canonizzata da Giovanni Paolo II. Quando quest’ultima decise di prendere i voti religiosi, Gertrud von le Fort fu l’unica a incoraggiarla e a esprimerle vicinanza mentre tutti gli amici e i familiari avevano troncato i rapporti. 

Gertrud von Le Fort tornò a Merano, come si torna ad un rifugio protetto e rasserenante più e più volte nel 1962, 1964, 1965, 1966. Nella Merano degli anni Sessanta poteva contare sì su quei comfort della modernità ma conservava ancora quella rassicurante quotidianità tradizionale. 

Gertrud morì nel 1971 a Oberstdorf in Baviera. 

Autrice: Rosanna Pruccoli